Bono

Il piccolo inizia a capire il concetto di “stare buono”.

Anche se siamo ancora ai rudimenti, diciamo cavernicoli, dell’etica.

Così, quando chiede di scendere dal passeggino promettendo solennemente di comportarsi bene (io bono, mamma!) incrocia le braccia e mette in scena la sua idea di buono.

Buono=fermo.

Puoi anche muoverti, amore. È solo che se mamma o babbo ti chiamano devi fermarti e venire subito!

La cosa lo lascia perplesso. Per un motivo preciso: lui sa che una volta assaporata la libertà di correre e girellare, gli sarà praticamente impossibile ubbidire a un richiamo, tanto forte sarà l’istinto di volare, di spiccare il salto su, nel cielo, a braccia aperte.

Qualche tempo fa avevo trovato un trucchetto.

Un braccialetto di gomma che gli piaceva molto.

Lo avevo chiamato “il braccialetto del bravoLeo”.

Se si comportava bene, gli mettevo il braccialetto e poteva portarlo per tutto il tempo che la buona condotta perdurava.

Qualche giorno fa, mentre sfoggiava l’azzurro braccialetto, è corso verso di me, se lo è tolto, me ho ha riconsegnato ed è corso via, libero da ogni impegno.

Io corro, mamma!

Quel giorno ho capito che non lo infinocchierò tanto facilmente, il mio piccolo diavolo.

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Lucchesi DAL mondo

Dedico questo post a mio figlio, il principe A., nato in uno strano posto del mondo, e sono felice di farlo nel giorno dell’anniversario di quando, per la prima volta, poggiavo il piede sul suo pianeta: l’Armenia.

si nasce per un accidente della storia in un punto o in un altro del pianeta.

non ci è dato scegliere, il posto dove atterrare dalla terra dei “potrebbe”.

come meteoriti sbattiamo il naso, e la culla, qui o là, senza saperlo.

India, Stati Uniti, Ghana, Germania, perfino Pisa, qualcuno

… :-)

poi la vita ci prende e ci mulina, come semi di tarassaco, e ci porta dove vuole lei, se siamo davvero fortunati, dove vogliamo noi.

e così si arriva anche a Lucca, da ogni posto possibile del mondo.

e capita di innamorarsi, di una città del genere, di sentirla propria, di sentirsi a casa.

ecco che allora siamo arrivati dove vogliamo veramente stare, un porto dove vivere, dal quale magari ripartire alla ricerca di altri mari ma al quale sognare di tornare, sempre.

Lucca, le mura, i campi fuori città, le colline, il lago, le montagne.

Lucca, il buccellato, i tortelli, il Volto Santo, arrivato anche lui, senza forse volerlo, e rimasto, a simbolo eterno del viaggiare e rimanere.

i Lucchesi Dal Mondo vogliono raccontare questo, le loro storie di viaggiatori ma anche e soprattutto le loro storie lucchesi, vogliono portare i colori del mondo e cucirli, tutti insieme, al bianco di San Michele, all’ocra dell’anfiteatro, al mattone delle torri e al verde delle mura.

Due settimane fa, nel mio ufficio, si sono ritrovati i Lucchesi Dal Mondo, concittadini lucchesi, nati lontano da Lucca ma che a Lucca vivono da anni amandola e contribuendo alla vita culturale, sociale ed economica della città.

il loro primo atto pubblico sarà la partecipazione alla processione di Santa Croce nella sezione civile, accanto ai Lucchesi Nel Mondo, ma sarà solo un punto di partenza: l’ obiettivo è quello di far conoscere a chi è nato in questa città e non solo, l’enorme contributo culturale e di ricchezza che si ottiene quando ci si mescola, quando ci si contamina, quando ci si racconta.

le loro storie, raccontano mille vite diverse, che per un gioco del destino sono finite a Lucca e a Lucca sono rimaste, come quelle di tanti lucchesi partiti che adesso portano la città in ogni continente del pianeta.

…e con loro, ci sarò anche io, HDC e il piccolo principe lucchese dal mondo.

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Nach Dresden

(Verso Dresda)

No, non io.

Una persona che conosco è in viaggio verso Dresda, andrà a lavorare dalle mie patate, nella stessa azienda dove lavoravo io.

forse andrà in bici sfidando il pavé e il vento freddo, forse si farà degli amici, berrà Gluehwein a Natale, giocherà a nascondino con l’Osterhase, si godrà una birra vedendo decollare mongolfiere.

No, non credo che piangerà mai per colpa di una di loro, è molto più forte di come ero io allora e anche più sciagurato, sicuro di sé, spaccone, perfino.

Chissà se l’amerà quanto l’ho amata io, quella incredibile città fatta di pietra e di oro, di fiume placido e di sponde verdi, di barocco e di neve alta, di lingua ostile e di grande cuore.

Vedrà Radebeul e i miei trammini gialli, il Cavaliere d’oro e la Hofkirche, il mercatino e il Flohmarkt, e arriverà alle riunioni percorrendo lunghi corridoi senza nessuno, gli parleranno tutti in quel loro modo strano, in mezzo all’odore di caffè caldo, di linoleum e di moquette, con le piante alle finestre e i cioccolatini in mezzo al tavolo.

E quando starà per crollare, spaventato dal non capire nulla, incredulo di essere finito in un posto del genere, lo sguardo gli cadrà oltre il vetro di una finestra, si accorgerà che ha iniziato a nevicare e per un secondo penserà a quando era bambino.

A quel punto capirà di essere arrivato a Dresda.

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Presto, all’asilo

Ultimo week end prima della ripresa dell’asilo nido.

Di nuovo in mezzo ai bimbi, di nuovo dalle sue adorate maestre e, si spera proprio, con la grande Ofelia, la bidella più grandiosa dell’universo.

Chissà che penseranno le maestre, che a giugno ci avevano lasciato un piccolo principe che diceva qualche parola e adesso si ritrovano Godzilla con la parlantina di Alberto Angela ma la dizione di Sbirulino.

Chissà che penseranno se rivelerà a tutti il nome segreto che ha concordato col signor Burberoni (segue sguardo di condanna della di lui consorte) per indicare il dito indice (ve lo dico perché mi fido: scaccolo).

Chissà che penseranno quando alla frase di un adulto qualsiasi “no, questo non si fa!” metterà a dura prova la sua pazienza battendo il piede e dichiarando “invece o faccioooooo!”

Chissà che penseranno adesso, della sua passione per il ballo, per il violoncello, e per Vivaldi.

Chissà che penseranno, quando, avendo lasciato un quasi bebè si ritroveranno un bimbo vero, come Pinocchio trasformato dalla fatina.

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Brucomela

Finalmente il principe è potuto salire sul brucomela, avendo acquistato dimensioni accettabili per la sua età.

Sono iniziate le giostre in città, come succede da millemila anni a Lucca a settembre.

Dietro la promessa di essere buono e BAVO (promessa mantenuta, siamo fieri come tacchini) il piccolo c’è stato portato.

Il brucomela è stata la giostra subito scelta.

Accompagnacelo te, no vacci pure te, ma figuriamoci, piace di più a te, non potrei mai, vacci te, no te, ci siamo saliti tutti e tre.

Così tutta la famiglia ha sperimentato le salite e le discese, i brividi delle curve, e soprattutto il microbimbo che rideva da un orecchio a quell’altro.

E mentre andava il brucomela c’era il tramonto che squarciava le nuvole verso il mare, il mondo bagnato d’acqua settembrina che luccicava e l’umanità varia delle giostre che passeggiava lenta.

Quando sul brucomela ci montavo io quello che mi spaventava era l’entrata nella mela, un po’ più buia, grande.

Il piccolo non ha paura di nulla.

Ride e guarda e vive e beve la vita come una giostra tutti i giorni.

E quando si arriva a fine corsa urla forte: ANCOA!!!

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Un mazzo di fiori

Fiordalisi rinsecchiti, piscialletti minuscoli, carote selvatiche (settembre è, a farneta, il mese delle carote selvatiche) qualche rimasuglio fiorito di un cavolo tallito, due o tre rametti di nepitella fiorita.

Strinti nella mano dalle unghie nere dal troppo divertirsi.

Dei sandali di gomma, due ginocchia sbucciate, pantaloncini di cotone lerci e un po’ storti.

La corsa verso casa.

“Nonna! Nonna!”

La consegna trionfante del trofeo, come la miss al giro d’Italia.

Il sorriso orgoglioso e furbo di chi ha fatto una cosa da grandi.

Il piccolo cresce, sulle strade polverose e impastate di fichi caduti, il piccolo corre, il piccolo vola.

E io arranco dietro ridendo come una bambina.

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memoria

Memoria è andare a cena dalla professoressa d’inglese, rivedere i compagni di un tempo e gioire del fatto che niente sia cambiato.

Memoria è riconoscere nei loro figli un pezzettino di ognuno di loro, gli occhi di Chiara, il sorriso di Cristina, lo sguardo di Barbara, il viso di Ilaria, la dolcezza di Andrea.

Memoria è vedere nel mio la voglia di crescere, portando in una tasca la storia di un popolo lontano e nell’altra le storie che lo aspettano in questa parte strana del mondo.

Memoria è cantare bella ciao tutti insieme in piazza grande, alla fine di una lunga passeggiata per le strade di lucca, riscoprendo luoghi consueti nelle vesti di quello che furono.

Oggi è l’anniversario della liberazione di Lucca, noi non dimentichiamo, noi portiamo sulle spalle la staffetta della memoria.

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