Moccio

Il piccolo è sotto il più gran raffreddore della storia.

Occhiaie, naso rosso, febbriciattola che non sale mai, voce impastata, sordo come una campana.

“Ti sei lavato i denti?”

“Eh?”

“TI SEI LAVATO I DENTI?”

“Eh?”

“La vuoi la cioccolata?”

“Siiiiiiiiiii!”

“Allora non sei sordo!”

“Sono sordo ogni tanto!”

Tutto il giorno in casa, quando arriva a sera è una pila atomica.

Mamma, mi metti Robin Hood?

Adesso si mangia!

mi metti Robin Hood?

mi metti Robin Hood?

mi metti Robin Hood?

mi metti Robin Hood?

… (continuare a piacere).

Ha inventato canzoni degne di elio e le storie tese, combattuto con le nonne con spade di ogni tipo e con ogni tecnica possibile, fatto fare annotta (a lotta) fra personaggi veri e immaginari, ha fatto da mangiare col didò, convinto il gatto a fare il circo.

Alle nove di sera i grandi erano sfiniti, lui voleva vedere un film “da grandi che piaccia ai bimbi”.

L’ho portato a letto e gli ho letto tre librini, ho spento la luce e la prima ad addormentarmi sono stata io.

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Io rido, tu ridi

Sono salita sul pulmino di Ridolina!

Li conoscete? Sono i dottori e infermieri che distribuiscono ai bambini la medicina più divertente che c’è: un sorriso.

Sono usciti dall’ospedale, col loro magico pulmino, e sono venuti in città, per le strade strette di Lucca, a sorridere ai passanti stupiti, all’uomo col cane, alla signora con le buste dello shopping, ai bimbi che passavano.

Hanno fatto a tutti un sorriso, in cambio di un altro.

Abbiamo festeggiato la giornata della gentilezza, con un giorno di differenza, ma che volete che sia, l’importante è sorridere.

Un sorriso che passa per le strade genera all’inizio sospetto.

Vorranno soldi?

Che vogliono da noi?

Poi incredulità.

Mah! Non è che ci sia molto da sorridere!

Poi curiosità

Chissà che cos’è..

Infine allegria, le persone un pochino si sciolgono, salutano con la mano, ricambiano il sorriso e scoprono che a sorridere non sono state incenerite, che possono farlo, che si può essere gentili, dire buongiorno! E, cosa fantastica per noi lucchesi, è pure gratis!

Grazie Ridolina, ci vediamo presto!

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Fermatevi un momento

Lo ha chiesto anche, ieri sera, la mia città.

Dopo Torino, Bologna, Firenze.

Fermatevi.

Pensate.

Riflettete.

Ascoltate.

Il decreto immigrazione crea quella emergenza che sostiene di combattere.

Il decreto immigrazione non risponde alle legittime richieste di protezione di esseri umani.

Il decreto immigrazione non risolve nessun problema e ce ne crea altri.

Il modo di fare del governo crea una frattura enorme fra le istituzioni del paese, fra stato centrale e città.

Il decreto immigrazione è stato scritto, approvato in consiglio dei ministri (all’unanimità: ricordiamolo sempre) approvato in senato con la fiducia, ad oggi senza accogliere, ad oggi, neanche uno degli emendamenti proposti da ANCI.

A volte dando la sensazione che chi era al governo non aveva intenzione di ascoltare, a volte dando quella, forse perfino peggiore, di non capire l’argomento.

Sono contenta e fiera della mia città.

Che chiede, insieme alle altre, di essere ascoltata.

Perché a gestire l’emergenza migranti ci siamo noi, siamo noi che si guardano negli occhi, con quello sguardo così difficile da sostenere, siamo noi che cerchiamo di integrare, prevenire, accogliere, regolare, siamo noi che lavoriamo ogni giorno a cercare soluzioni.

Siamo noi.

E vogliamo essere ascoltati.

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Gianmaria Caccapestata

Giammaria Caccapestata è un cattivo cattivissimo.

È enomme e ha la cacca pestata sotto le scarpe e il fuoco dietro la schiena.

Va combattuto con almeno due asce in pura plastica, possibilmente esibendosi in evoluzioni degne de la tigre e il dragone, mostrando i calzini antiscivolo con gli orsetti di gomma sotto i piedi.

Gianmaria Caccapestata vive da noi, sta imparando a diventare buono.

Tesoro, forse è cattivo solo perché non ha amici, cerca di diventare suo amico, così sarà più tranquillo…

Non posso…

E perché?

Gianmaria parla solo inglese e io l’inglese non lo conosco.

E così mi sono ritrovata a fare da interprete fra mio figlio e il suo nemico/amico immaginario: è stato molto, molto divertente.

Poi li ho presi per mano, a destra il piccolo, a sinistra Gianmaria, e siamo andati a lavarci i denti.

Gianmaria guardava, seduto sul sedile del wc.

Alla fine della spazzolata, ormai di corsa, ho preso il bimbo al volo per mettergli il giacchetto.

Noooo! Mamma! Aspetta!

Che c’è?

Hai lasciato in bagno Gianmaria!

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Babbo è tornato

Babbo è tornato, da un viaggio importante su marte.

No, non mi sono spiegata bene, Marte era l’argomento, non la destinazione.

In Inghilterra hanno deciso il sito d’atterraggio della missione exomars 2020.

E i disegni che per mesi ho visto sul computer di casa, i crateri, le creste, i letti degli antichi fiumi, sono ufficialmente il sito d’atterraggio scelto.

E così faccio una cosa che non faccio mai.

Parlo di lui.

Del suo ritorno a casa, con un sacchetto di regali fatto di space shuttle gonfiabili, pianeti da attaccare, tazze con i missili, e, non male, un ottimo whisky.

E il bimbo è corso da lui, a braccia alzate e ha riso felice e io ho digrignato una frase del tipo ti pare l’ora di arrivare? E ho pensato che invece no, che ero contenta che eravamo di nuovo tutti a casa, che qualcuno lo aveva applaudito, elogiato, ringraziato per il lavoro ben fatto.

Adesso c’è una navicella spaziale nella camera di un bimbo, al quale magari piacerà fare invece lo speleologo, o il pediatra, o il ballerino o chissà.

Ma mi piace immaginare la partenza del 2020, mi piace pensarli entrambi davanti alla tv, lui che lo riempie di domande, il babbo che risponde.

Mi piace quando dice a qualcuno “il mio babbo è fortissimo, come Hulk”.

Tanto poi facciamo i conti quando dorme.

:-)

Gratuliere HerrDelCiaro, la curva applaude.

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È tua l’aria?

Da bambina litigavo spesso con mio fratello.

Sulle cose, com’è normale, più cretine: quale pezzo della mezza banana scegliere, chi dormiva nel lettone dalla parte del mammuth, chi sceglieva il cartone animato, chi leggeva per primo il Topolino nuovo.

Finiva spesso con botte e spituzzamenti e musi e grugni.

E finiva sempre con una linea immaginaria, tracciata nell’aria, sul divano, o sul sedile della macchina.

Da un lato lui, dall’altro io.

Nemici.

Silenziosi.

Grugnosi.

Il più attizzino dei due, ogni tanto lui, ogni tanto io, che eravamo attizzini uguale, si divertiva a provocare l’altro, passandogli la mano davanti al naso e chiedendo impertinentimente è tua l’aria?

Ho ripensato a queste scene quando ho visto le incredibili immagini di Pisa, che, sotto il vento del cambiamento, ha prima varato una ordinanza che vieta alla gente di sedersi sugli scalini, poi ha mandato degli operatori a bagnare con acqua e sapone ogni superficie sederabile, per impedire gesti ribelli tipo quello di sedersi, durante una manifestazione.

Non volevo crederci.

Poi me l’hanno confermato.

Come bambini dispettosi.

Come bambini piccoli.

Come persone piccole.

Pisani, venite a Lucca, vi offro un aperitivo sugli scalini dove ho conosciuto mio marito.

Lasciateli soli, i vostri governanti.

Lasciateli soli e pulitissimi.

Ps: date uno bacio da parte mia ai muretti sull’Arno, agli scalini del Duomo, a quelli in corso Italia.

Sono stata molto felice nella vostra città, quando forse era anche lei, una città più felice.

Vi abbraccio.

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L’assessora pelle d’orso

L’assessora era diretta con passo veloce verso la sede della commissione consiliare.

Roba seria, gente seria, anche lei pareva seria.

Il quaderno nello zaino, i concetti nella testa, una penna di un’amica, tutto sotto controllo.

Il palazzo è antico, come la città, storico, solenne, imponente.

Le scale da fare poche, evitare l’ascensore lubrificherà gambe e pensieri.

Da qualche anno una scelta intelligente del comune dove lavora fa sì che le luci di ogni posto, si accendono quando passa qualcuno e si spengano poco dopo.

Siamo di Lucca, noialtri, e, si badi bene, non siamo tirchi, siamo solo accorti.

Però le luci, noi, si spengono.

La giornata si stava scurendo, da brava novembrina, ma l’assessora aveva beccato quel preciso istante per il quale mentre le luci pensano sia ancora giorno, i suoi occhi vedono che è già buio.

Così faceva a passi decisi gli scalini grigi della scala grigia, dalle pareti grigie.

E sull’ ultimo scalino della prima rampa, sotto gli occhi increduli del consigliere di minoranza della lega, si spatoffiava al suolo, inciampando ed esibendosi nella caduta con lo stile ereditato dal caro babbo del “morto istantaneo”.

Spalmata sul pianerottolo, le ginocchia in fiamme, le mani in fiamme, le orecchie in fiamme, ma dalla vergogna, rispondeva così al consigliere di minoranza della lega: tutto ok! Non mi sono fatta QUASI nulla.

Poi, zoppicando e facendo la vaga, ha presenziato la commissione consiliare, ma le orecchie sono rimaste rosse fino alla fine.

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