un giretto a farneta

a farneta la sera scende fresca come non si può capire in città.

faccio il mio giro preferito, quello che parte da dietro l’orto di santina, percorre la via sassosa che gira intorno al campo, prende il viottolo dell’orto e torna a casa.

lo faccio armata di forbici, cerco nepitella (gnebbitella, si dice a lucca) e altri odori.

e gli odori arrivano, uno alla volta, a salutarmi.

prima il fico, con il suo profumo intenso di foglie grasse e calde di sole, sta crescendo a dismisura, fa dei fichi neri buonissimi e minuscoli, che santina distribuisce con equità a tutto il vicinato.

passato il fico arriva l’erba secca, odore principe dell’estate, secca e tagliata, che sa di stalla fresca, di riposo, di vacanza e di innamoramento.

intanto odora la strada, di sassi e polvere, di ciglio e di fosso, di ombra e di calore.

l’odore di ombra si sente ancora di più sotto le querce della curva, quella dove mai mi arrischiavo ad andare da bambina, perché “da lì ci passano i cinghiali” ci avvertivano con aria solenne i grandi.

dopo le querce arrivano le acacie, senza fiori adesso, che lambiscono lascive il noce, ingenuo come un diciassettenne portato dal babbo nel bordello, e circondato da piume di struzzo, pizzi e merletti.

giro nel campo, passo dalle galline addormentate, stanotte è nato un pulcino nero, l’ottavo della serie.

l’orto schiera odori misti, di pomodori, di foglie secche, di concime e di lavoro.

ho in mano cinque steli di nepitella, profumano di buono, li userò per le zucchine.

in giardino da mia madre rubo salvia e basilico, mi porto a casa un po’ di odore di farneta, chiuso nel pugno della mano, esattamente come un sacco di tempo fa.

 

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via, se proprio uno insiste…

Non che ci tenessi eh…

Via, proprio perché me lo avete chiesto, io, se era per me, sapete, mica l’avrei fatto… ma visto che insistete… :D vado di seguito a descrivere il piccolo A, del quale abbiamo una foto che a questo punto conosciamo direi bene, avendola aperta, guardata, ingrandita, rigirata, ritagliata, fotomontata, colorata.

Nella foto dorme, per cui il colore e il taglio degli occhi è rimandato alla prossima volta.

 

A è un piccolo principe, con tanti capelli (orgoglio di babbo), un lenzuolino con gli ippopotami, due manine dalle unghie cresciute, la faccia placida di chi dorme e ha tre mesi.

Ha preso le orecchie grandi da me e gli occhi rotondi da HDC.

Le mani sono invece esattamente quelle dell’angelo di rosso fiorentino, è geneticamente provato.

La pelle è quella delle pesche mature, la bocca arricciata assomiglia tutta a quella di una mia cara amica.

Ha il naso da pugile, il mento uguale a quello di un cugino di HDC e le basette le ha prese da napoleone bonaparte.

Avrà la dolcezza di emilia che nata a pisa vive a berlino, spero che abbia il talento di pancrazia e lo humour di zeta, vorrei che avesse la gioia di vivere che valentina di solito porta con sé, la saggezza sardonica di suo nonno, la forza di sua nonna. Gli auguro di amare e di essere amato, gli auguro l’intelligenza di mio fratello, la generosità delle sue zie, il talento culinario del nonno paterno e quello artistico della nonna di lui consorte.

Vorrei che fosse nerd, come gipo e alex e michela, che amasse i dinosauri e il DNA o anche, magari georges perec e italo calvino, vorrei che la zia C gli regalasse libri, come mi promise un giorno di mille anni fa davanti a un tè in belgio.

Vorrei che ci fossero sempre storie per lui, vorrei che avesse in tasca musica e sassi, e tappini e che amasse il mare e i pesci e gli orangoutan, vorrei che fosse gentile con gli altri, che conoscesse il mondo e che lo amasse, che si sentisse a casa ovunque perché ovunque amato.

Vorrei che imparasse le lingue degli altri, che fosse curioso e solare, che fosse sereno e divertito davanti al mondo e alle sue sorprese.

Vorrei che fosse qui.

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Non va internet

E niente… Internet defunta in casa dell’arancio…
Per info chiedete a HDC, per me è magia.
Sperando che la notte portasse consiglio ieri sera avevo scritto un bel posticino in word, ma stamani non c’è verso di sbarbarlo dal computer.
Vado a preparare il caffè, che qua sotto è tornato il guidatore folle del camion del sudicio e stamani è dalle sei che c’è l’apocalisse…
Ci scusiamo per l’interruzione, le trasmissioni saranno riprese al più presto possibile!
Ps: lo sento che siete tutti entusiasti e che ci volete bene, non potete capire che gioia mi dà: questo blogghino e tutti voi siete la storia degli ultimi nove anni di vita, se penso a chi ero e a chi sono mi fa un certo effetto…
Baci a piovere!

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non devo rompere le palle con la storia del cucciolo, non devo rompere le palle con la storia del cucciolo, non devo rompere le palle con la storia del cucciolo, non devo rompere le palle con la storia del cucciolo, non devo rompere le palle con la storia del cucciolo, non devo rompere le palle con la storia del cucciolo…

fa caldo, non trovate?

dice si debba bere molto, evitare di uscire durante le ore più calde, mangiare molta frutta e verdura.

infatti…

già…

fa un caldo…

la gatta ha perso la terza dimensione e solo il dimenare languido della coda segnala la sua presenza in vita.

dalle finestre entra un alito di cane che ha mangiato troppi croccantini al salmone.

la città ribolle, i piedi nelle ciabatte pure, in un’empatia col cemento della strada che fa fondere le suole.

a me, quando fa caldo così, per esempio, suda particolarmente il mento.

non devo rompere le palle con la storia del cucciolo, non devo rompere le palle con la storia del cucciolo, non devo rompere le palle con la storia del cucciolo, non devo rompere le palle con la storia del cucciolo, non devo rompere le palle con la storia del cucciolo…

sono un po’ sovrappensiero ultimamente.

avete mica visto in grecia? bel casino eh? infatti…

con questo caldo l’ideale è andare al cinema sotto le stelle, chissà che fanno stasera…

lo sapevate? a lucca in via fillungo ha aperto un baretto, magari ve ne parlo con calma i prossimi giorni.

baci squinternati a tutti eh!

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he’s a boy (նա մի տղա)

HDC: “luci, hai cinque minuti?”

Lucettina: “no, guarda, stamani è un casino, non ti posso richiamare…”

HDC: “sarà meglio che tu li trovi…”

tanti bambini arrivano nella vita dei loro genitori quando la loro mamma chiede cinque minuti al loro babbo con in mano uno stick di gravidanza.

e poi ci sono dei bambini che arrivano nella vita dei loro genitori quando il loro babbo chiede alla loro mamma cinque minuti dall’altro capo di un telefono.

così è arrivato A nella nostra vita, il giorno di san giovanni, tre mesi portati splendidamente, la bocca arricciolata dal labbro leporino che ride anche mentre dorme, una manina a arringare la folla che spunta dal lenzuolino verde ricolmo di ippopotami.

una foto.

solo quello abbiamo.

e un mese: quello nel quale lo conosceremo: settembre, per portarlo qui a ottobre.

due genitori rincitrulliti, innamorati persi, deliranti e dal sorriso ebete che ostinatamente hanno inseguito una cicogna fino in armenia, per capire dove si fermava, quel benedetto uccellaccio, invece di portarcelo qui.

e alla fine lo abbiamo scoperto, con la testa sulla cullina di A, mentre con un’ala piumata gli accarezzava i piedini, le mani, le orecchie da elfo delle montagne.

“vi aspettavo, ce ne avete messo di tempo!”

ci ha detto la cicogna.

sì, ce ne abbiamo messo, di tempo.

ma ne valeva decisamente la pena.

 

 

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non ho l’età ma è bello uguale

una serata allegra e scanzonata, con amici, buon cibo e molto buon vino.

stamani accuso il colpo, la faccia mi ha migrato tutta verso il naso e non riesco a rispianarla, come una pizza che non si vuole stendere, gli occhi ancora non si aprono e il cervello stenta a decollare.

dovrei arrendermi al fatto che sono vecchia e che non ho l’età per fare tardi la sera se il giorno dopo non è sabato o domenica.

o forse no, forse invece è il caso che la vita sia vissuta con allegria e gente sorridente, che il vino sia bevuto in compagnia, chiacchierando di cose belle, di futuro, di cazzate anche, sotto una pergola, con qualche zanzara e tantissime risate.

siamo fatti per stare con gli altri, per scambiarci la vita, per guardare sorridendo lo scambio di battute fra moglie e marito sghignazzando quando ci senti un’eco che ti somiglia.

siamo fatti per guardare chi ci sta accanto e chi ci sta di fronte, per versargli il vino, per chiedere come va, per raccontare i fatti tuoi.

non è un caso che i banchetti fossero cari agli dei.

e anche quel serione di cristo, prima che tutto finisse, o cominciasse, cenò con i suoi.

la parte divina dell’uomo è la sua capacità di stare con gli altri, è la relazione, l’affetto, il sorriso.

 

 

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lucca lavata

lucca, interno notte, io e due gatte dormiamo il sonno dei giusti.

all’improvviso, le finestre spalancate per far entrare un filo d’aria attraverso la spessa coltre di afa iniziano a ululare.

il gattonero mi guarda e in un secondo fa capire di essere tutto chiacchiera e distintivo.

il gattonero, signore e signori della giuria, ha paura dei temporali.

nero come la notte nera, come il buio, come l’ombra, il gattonero teme la pioggia, i fulmini e i tuoni.

il gattogrigio no.

lei teme la solitudine.

non le interessano i temporali.

comunque, guardo il gattonero perché anche io, a dirla tutta, sono solo chiacchiera e distintivo, e a me fa paura girare per casa di notte da sola quando c’è il temporale.

metti che arriva un gattonero e mi porta via?

HDC a arezzo per lavoro, io e le gatte facciamo la conta.

esco io, tocca a me alzarmi e andare a chiudere le finestre.

faccio appena in tempo ad affacciarmi che il viso mi si riempie di pioggia scrosciante.

il gattonero mi guarda compiaciuta.

il gattonero è una merdaccia.

torniamo nel lettone, io e il gattogrigio praticamente attaccate, il gattonero fa la superiore ai piedi del letto, fingendo di leggere anna karenina, non accorgendosi neanche che il libro è al rovescio.

il gattonero è un contaballe.

al mattino la sveglia ci fa alzare tutte insieme.

guardiamo fuori, con tre paia di occhi cispiosi.

lucca brilla.

tetti, alberi, strade, biciclette, tutte tirate a lucido.

il gattonero per darsi un contegno si lecca la coda e la fa splendere.

il gattogrigio ammira il panorama.

io preparo colazione e mi preparo a una giornata luminosa.

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