La mia panchina preferita

Una volta, quando ero piccola, la mia panchina preferita era sopra i giardini punteggiati di limoni come un cielo stellato di palazzo pfanner.
Era la mia panchina preferita perché da lì si poteva vedere la casa dei miei sogni: una mansarda sopra i tetti di Lucca, con enormi finestre, che guardavano fuori dalle mura come serissime sentinelle.
Poi ho rinunciato alla mansarda dei miei sogni, ma non a questi ultimi, per cui la mia panchina preferita è diventata una panchina dalla quale si vede l’orto botanico, il laghetto di Lucida Mansi, (dove annegó in carrozza inseguita dal diavolo: le donne lucchesi hanno sempre ottime frequentazioni), le ninfee fiorite, vecchi inglesi a passeggio rugosi come sequoie e grandi magnolie dall’aria teatralmente pucciniana.
Ci sono altre panchine accanto a questa, pochi metri prima, ma sono sadicamente girate verso la strada che corre sulle mura, senza offrire altro panorama della gente a passeggio, interessante quanto vuoi ma non altrettanto bello come la vista di un orto curato.
Cartellini gialli raccontano ai turisti nome e cognome delle piante che incontrano, viottoli vagamente ghiaiosi fanno scricchiolare i sandali teutonici dotati di calzino, francesi col naso in su guardano e alzano le spalle, come se tutta quella bellezza non fosse colpa loro.
L’orto è rinchiuso da un alto muro, credo ideato più che altro per impedire alla gente di entrare, anche se a me piace pensare che sia per impedire alle piante di fuggire: cedri desiderosi di vedere il mare, cipressi in pellegrinaggio a bolgheri, giovani camelie in gita d’istruzione a parigi, sequoie in volo verso i grandi parchi americani.
L’alto muro non può impedire la vista dalla mia panchina, essendo la panchina stessa su un muro più alto, quello che da secoli tiene prigioniera la città intera.
Meglio non farlo sapere alle sequoie.

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sudicio come il maiale

Lo confesso, sono una mamma sciagurata.

Ieri sera, mentre ciacolavamo felici e contenti con una coppia di amici, il principe A. ha esplorato il prato che ci circondava, rimediandone due belle strusciate d’erba verde sui pantaloni.

E io…

Sono stata felice.

Felice di vedere la “bimbitudine” sulle ginocchia del microbo, felice di saperlo normalmente sudicio, allegramente verde prato, sciaguratamente lercio.

Le macchie d’erba sono diverse dalle altre macchie.

Le macchie d’erba sono per un bimbo quello che le macchie di morca sono per un ciclista: gloria.

Le macchie d’erba odorano di libertà, di verità, d’aria.

Le macchie d’erba sono il resoconto di una giornata spesa bene, di un godimento terreno ottenuto con la mente e col corpo, sono spensierate, le macchie d’erba, sono allegre e sono il riassunto della risposta alla domanda: “dove sei stato che sei tutto sudicio?”

Non so quanto mi durerà questa serenità pataccosa, forse presto l’urlo di tarzan sostituirà il sorriso compiaciuto, che si riserva a ogni progresso, forse il moccolo prenderà presto il sopravvento sulla benevolenza.

Per cui, caro principe, goditela, finché dura, questa distesa verde da imparare, si chiama essere bambini e tu, bimbo caro, meriti di essere piccolo quanto ti pare e piace.

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il palazzo che rende folli, millesima puntata

all’ambasciata italiana a Yerevan ci fecero compilare un modulo con i nostri dati anagrafici.

“in questo modo noi mandiamo tutto direttamente all’anagrafe di lucca e così non dovete fare assolutamente nulla quando arrivate a casa”.

bada ganzo, pensammo. vedi? l’efficEnza della nuova burocrazia attenta al cittadino? bada lavori…

tornati in italia contattammo per scrupolo il tribunale di firenze.

“avrete capito male, è una cosa che non sta né in cielo né in terra. a lucca i documenti li mandiamo noi…”

era fine novembre.

sabato scorso, lo devo ripetere? sabato scorso, sfiniti dall’attesa, abbiamo telefonato.

“sì, sono pronti, se li venite a prendere ve li diamo subito, altrimenti fra un paio di settimane li mandiamo noi a lucca”.

siamo andati a prenderli.

questi documenti servono per fare del principe A, attualmente nostro coinquilino e persona “a noi affine” non solo un figlio a tutti gli effetti sullo stato di famiglia, ma anche un italiano, avente lui, per il momento, soltanto un passaporto armeno con un permesso di soggiorno temporaneo.

dalla fine di novembre, siamo a fine maggio, eccoci qua.

abbiamo portato a mano all’anagrafe di lucca i documenti del tribunale di firenze.

la signora dell’anagrafe ci ha mandato all’ufficio protocollo, che in un paio di giorni le renderà i fogli protocollati e lei li trascriverà, in un altro paio di giorni.

in fondo a questi quattro giorni quindi, forse, il principe potrà avere una carta d’identità italiana.

ancora non ci credo.

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Caro bill

Gentile signor gates,
Un paio di giorni fa il mio pc ha deciso di fare un aggiornamento del sistema operativo windows.
Non ha chiesto il mio parere, lo ha fatto e basta.
Elegantemente, una scritta bianca su fondo blu mi spiegava che era quasi pronto.
11%, 22%, 23%…. 24%…
Ci ha messo una vita.
E a me sarebbe invece servito il mio computer.
“mio”, capisce? Non suo.
Quando dico “mio” intendo che è stato regolarmente pagato, e che mi appartiene, io sono la proprietaria del mio “personal computer”, altrimenti si sarebbe chiamato “il computer di qualcun altro”, anche se la sigla “icdqa” forse non avrebbe soddisfatto l’ufficio marketing.
Insomma, mentre il bimbo dormiva, nelle mie due uniche ore della giornata che potevo dedicare alla scrittura, avete invece deciso che dovevo aggiornarmi.
Ho pazientato.
Ho riavviato.
E adesso non funziona nulla e sto scrivendo questo post col cellulare, cosa poco pratica.
La mia domanda è: ma tutto sto casino? Per cosa? Come faccio a far tornare normale il mio computer? Io neanche lo volevo l’aggiornamento.
La prossima volta si aggiorni qualcosa di suo, e smetta di giocare coi computer degli altri che poi li rompe.

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lucettina becca

signore e signori, ladies and gentlemen, meine Damen und Herren, mesdames et messieurs…

lucettina becca.

ne vogliamo parlare?

lucettina non è mai stata una gran bellezza, gli occhiali, il nasone, le puppone e i piedi lunghi sono un po’ il riassunto di un’avvenenza mancata.

da giovane aveva avuto i suoi successi, ma diciamo che anche allora puntava più sulla cultura che sulla bellezza, col risultato di far venire l’orchite al maschio di turno.

poi, dopo HDC che per corteggiarla l’ha inseguita fino a dresda, dando prova di meritorio rincoglionimento al punto di sposarlo, diciamo che si è messa metaforicamente gambaletti, vestaglia a fiori e ciabatte e si è ritirata verso i lidi sereni della menopausa, che naturalmente si spera arrivi più tardi possibile. chiamiamolo stato mentale.

l’altra mattina, mentre camminava senza marito e senza figliolo, un ragazzo da dentro un furgone l’ha guardata.

ma non l’ha guardata e via, nossignori.

l’ha squadrata, poi riguardata, testa piedi, piedi testa e ha sorriso.

e lucettina non se lo ricordava più com’è essere guardate da qualcuno che apprezza.

così ha pensato che fosse qualcuno che conosceva e ha salutato.

SALUTATO.

capite?

ha fatto un cenno con la mano e ha detto “ciao!”

e poi si è rinvenuta.

e mentre il furgone passava e il tipo guardava ha farfugliato “ah, mi sfuchsi, pAnseavo fosse quaNcuno che cAnoscevo, vabbeh, via, arriveblerci!”

con una scioltezza degna dei suoi dodici anni appena compiuti.

il tipo ha sorriso.

lucettina è scappata dentro l’OVS.

 

 

 

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Storiella

C’è un piccione, sui tetti di Lucca, innamorato della luna.
Lei non lo sa, ma lui, nel dubbio, si nasconde dietro un comignolo e la guarda, bianca e rotonda, nel cielo serale di maggio.
Un gabbiano, poco più in là, si mostra impettito.
La luna non se ne cura.
Io invece tifo per il piccione, da dietro il vetro sporco della finestra di cucina.
Magari a volare forte forte…

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il magico oracolo di lucca

accorrete gente!

non abbiate timore!

il magico oracolo predirà il vostro futuro in pochissimi secondi.

l’infallibile oracolo, per mezzo del fantastico BAVAGLIORO farà luce sui lati oscuri del vostro destino.

come?

ma è semplicissimo.

basta presentarsi nella casa dell’arancio intorno alle sei e trenta di sera.

verso quell’ora il principe A., potente e onniscente oracolo, sta per mangiare la sua minestrina.

presa dall’entusiamo per le parole del chirurgo “bene, adesso potete anche iniziare con la minestra, basta pappe, via libera!” lucettina ha comprato la sua minestrina preferita.

le letterine.

create da un genio del male, la minestrina con le letterine è buonissima col brodo e naturalmente con l’immondo formaggino, che il principe ancora non mangia, perché si sa, i troiai che si mangiano noi non si vogliono dare ai figlioli, ma noi si mangiano eccome.

insomma.

nell’ ormai tedioso passato di verdura nel quale il povero bambino si è beccato in questi mesi le pappacce da palato aperto che doveva sopportare, in questi giorni vengono cotte (stracotte, su consiglio del pediatra…) le letterine, condite con olio del nonno (il signor burberoni in persona) e parmigiano.

dopo qualche cucchiaiata di brodo trangugiata con entusiasmo, il principe, sentendo la bocca un po’ piena di letterine che non gli vanno né su né giù, socchiude la bocca di rosa che si ritrova e…

soffia.

è  a quel punto che si manifesta l’oracolo.

prima del soffio potete pensare a una domanda, una qualsiasi.

e sul bavaglino infatti arriverà il responso.

per fare un esempio ieri sera è apparsa chiaramente la scritta:

“qst minsra f ccre!”

 

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