Che si intende per partigiano

Quando andarono sulle montagne fu facile definirli.

Erano giovani ragazzi e ragazze, avevano in testa e nel cuore la voglia e la consapevolezza di essere dalla parte giusta, quella dalla quale si doveva stare se si voleva continuare a guardarsi in faccia senza vergogna. 

Con i loro limiti e i loro errori noi sappiamo che indubitabilmente c’erano due vie, la democrazia o il fascismo e loro ne  scelsero una. 

Scelsero una parte dalla quale stare. 

Quella della gente messa in pericolo dai nazisti che mettevano a ferro e fuoco i villaggi e le città, quella dei deportati, quella degli esiliati, confinati, imprigionati, torturati, uccisi dal regime. 

Quella della democrazia, quella della libertà. 

Partigiano è quindi Gabriele. 

Catturato, non arrestato. Tenuto prigioniero senza un’accusa se non quella di stare dalla parte della gente che vuole solo vivere, cercare una vita, cercare un lavoro, un’esistenza dignitosa, il diritto di non essere picchiati, perseguitati, minacciati solo perché esistono e perché desiderano giungere in un posto dove la vita sia più mite.

Provate a parlare con un migrante, uno qualsiasi, che potete incontrare per strada.

Fatevi dire che cosa ha passato per arrivare qui, fatevi raccontare come sia una prigione libica e come ci si può finire dentro. 

Fatevi dire come ci si sente a essere ridotti a un numero, in balia di chiunque, che può fare di te ciò che vuole perché sei senza documenti e quindi non sei nessuno. 

Fatevi spiegare come ci si sente a essere nessuno. 

Gabriele è un partigiano. 

Perché ha scelto una parte. 

La parte giusta della storia. 

Felice liberazione. 

E felice liberazione a tutti noi che lo abbiamo aspettato.

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Tarocchi

Il giardino dei tarocchi è il sogno di qualcuno per il piacere di tutti. 
È la vita magica, sognante, brillante di una donna visionaria. 

La luce riverbera da mille angoli di vetri, specchi e ceramiche rotte, che trasformano gli spigoli in forme rotonde e morbide. 

Morbido vetro, morbido cemento, morbide piastrelle. 

Forse Niki amava i paradossi.

Di sicuro amava i colori e la luce con la passione di una gazza ladra che accumula tappi di bottiglie, con la pazienza dello spinarello che si fa il nido sul fondo sabbioso ma lo riempie di perline e fili colorati.

I sogni di Niki si stagliano contro il panorama di cielo, querce, ulivi e mare della Maremma e tollerano romani barbarici armati di cellulari, bambini grassissimi alla terza merendina, e un bimbo dai capelli neri che non sta fermo, braccato dall’ansia materna e dalla pazienza paterna. 

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Avventure notturne

Alla fine di una lunga giornata di lavoro, dopo una splendida serata passata in compagnia di una donna colta e interessante, avevo deciso che mentre HDC addormentava il principe piacione sarei piano piano sprofondata in un lungo sonno ristoratore.

Rilassata, sul divano, a guardare sul soffitto il riverbero delle luci della piazza. 

“Corri subito qui!”

Una voce nota mi strappava alla quasi perfetta sonnolenza. 

“Ha una zecca in testa”.

Porcadiquellaporcadunaporcaporca.

Ho pensato.

Accidenti. 

Ho detto. 

E così, rivestito da civile, siamo di corsa usciti di casa, col piccolo convinto di andare alla seduta notturna dell’asilo. 

E il principe ha avuto la sua prima lezione sull’amore e sulle donne. 

Perché, che ve lo dico a fare, l’infermiera era carinissima, dolce e sorridente. 

Bimba!

Gli diceva il cucciolo. 

E lei gli sorrideva e gli parlava dolcemente. 

Poi, quando è stato il momento lo ha agguantato, chiuso in un lenzuolo e tenuto stretto fino a che il dottore non ha tolto la zecca. 

E il principe ha pianto, con la disperazione di chi si sente tradito. 

Tolta la zecca, per farlo smettere di piangere, gli ha regalato un pupazzo di Peppa pig  che aveva trovato nell’uovo di pasqua. 

E così, sulla via di casa, ho potuto spiegare a mio figlio che le donne a volte fanno cose incomprensibili, che sembrano crudeli e prive di senso. 

Ma sono l’unica cosa da fare data la situazione. 

E lo fanno per il bene di chi gli sta accanto, anche se chi gli sta accanto non lo capisce. 

Infine ti lasciano sempre qualcosa di loro. 

Oppure, vista in un altro modo, dopo averti tolto il problema ti guardano andar via per mano a una maiala.

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Io sto con la sposa. E con Gabriele

Ieri eravamo tutti lì.

A chiedere che Gabriele torni a casa, qualunque essa sia, ovunque essa sia, fuori dalla prigione dove è rinchiuso da troppi giorni.

Qualche anno fa andai a vedere un suo film, io sto con la sposa, e ne uscii meravigliata, commossa, colpita che qualcuno avesse potuto fare una cosa del genere.

Adesso Gabriele è da qualche parte, in una prigione turca, al confine con la Siria. 

Non sa di cosa sia accusato, non ha potuto parlare col console italiano, non ha alcun diritto. 

Lucca ieri ha dato un senso alla parola “comunità”.

Una parola che forse lui userebbe per indicare il mondo intero, non una piccola città di provincia, chiusa da mura alberate alte e bellissime. 

Ma questa piccola città di provincia ogni tanto ricorda a se stessa e agli altri che ha un cuore appassionato sotto il selciato scuro delle sue strade antiche. 

E così chiediamo, tutti, il sindaco, le associazioni, le istituzioni, che Gabriele torni presto a fare il suo lavoro, magari sconvolgendo, scandalizzando, informando, raccontando ancora, a questa piccola città, il mondo là fuori, fatto di donne e di uomini e di storie. 

Torna presto, rilasciate Gabriele, lasciatelo andare, il mondo ha bisogno del suo sguardo.

Per chi volesse informazioni sull’andamento delle cose, la pagina è questa: io sto con la sposa.

Stamani mi va di ascoltare questa canzone, scritta in un altro momento, per un’altra persona, in un altro stato. 

Ma le cui parole mi ronzano in testa da quando mi sono svegliata. 

“Nazione di bigotti ora vi chiedo/
Di lasciarla ritornare/
Perché non è possibile rinchiudere/
Le idee in una galera/”


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A casa del Giannelli

Mi ha chiamano “reduce”, un amico del PD.

E ha indubbiamente ragione. 

Io mi sento tale. 

E ieri sera, con un bimbo indiavolato fra le braccia, sono andata a trovare uno come me. 

Un reduce. 

Un reduce della sinistra, della politica, dell’impegno gratuito e appassionato, del tempo regalato senza chiedere, mai, nulla in cambio. 

Due reduci a chiacchiera su un divano. 

A parlare di elezioni amministrative, di politiche cittadine, di gente da contattare, “reduce” come noi. 

Indubbiamente più vecchi, avevo vent’anni quando frequentavo casa sua, sciolta in lacrime perché il Grande Amore mi aveva lasciato e pensavo che sarei morta di dolore e invece lui mi preparava la zuppa e borbottava “ma iobirbante, ma non vi si pole lascià soli du’minuti, voialtri!”

Ne avevo pochi di più quando, sempre a casa sua, ci chiedevamo cosa fosse giusto fare, scegliendo, con convinzione che dura tutt’ora, la strada sbagliata. 

A trent’anni a casa sua quasi non ci andavo più e a trentadue il congresso dei DS mi vide con le valigie in mano. 

Da allora eccomi di nuovo lì, sul divano del Giannelli, come un reduce. 

Come un reduce orgoglioso, tignoso, un po’, ancora, amareggiato, ma fiero e contento di essere ancora per strada.

Tristi, reduci, rottami, vecchi. 

Quante parole inutilmente offensive. 

Non è nulla, io mi divertirò molto questa primavera, voi cercate di non prendervi troppo sul serio. 

Stay tuned! 

;-)

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Mattino

Il camion dei rifiuti fa cadere il vetro e poi tutto ritorna silenzioso.

Uccellini impertinenti chiacchierano sugli alberi del giardino di fronte, rinchiuso da un alto muro. 

In casa ancora dormono, sento i respiri regolari che raccontano che tutto è a posto. 

Il gattonero spera che mi alzi e mi spia silenzioso dal tetto dell’armadio. 

Sono a casa, in ferie, per oggi, anche il coccodoro è a casa, l’asilo riparte domani. 

Le uova sono state aperte e le sorprese montate, la carta usata come cappello, come vuole la tradizione, la primavera è stata annusata, benedetta, ammirata. 

Anche da HDC e la sua allergia.

Ora si aspetta l’estate, si aspetta di scorciare le maniche, eliminare calzini, tirare tardi la sera. 

In effetti dovrei alzarmi, preparare il caffè con calma, accendendo radio3, mettendo su un vassoio lo yogurt, il biscotti, caffellatte per me, caffeacqua per HDC, un biberon per il cucciolo. 

Dovrei iniziare a lavarmi, vestirmi, organizzarmi per la giornata che sarà densa. 

Dovrei. 

Ma sto ancora qui, a sentire gli uccellini appena arrivati, il russare sottile degli altri, i passi della gente per strada, l’odore del cielo che filtra dalle finestre chiuse.

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Spiaggia

Si corre al mare per sentire il profumo d’estate e non pensare alle notizie del mondo tetre e crudeli. 

Si corre al mare perché il vento ci pettini i capelli, le scarpe e i calzini volino via, la sabbia entri tra le dita, la schiuma bianca bagni piedi troppo a lungo rinchiusi.

Il bimbo gioca, al mare, e si basta a se stesso, non chiede a nessuno, segue la linea dei suoi pensieri, pianta stecchini nella sabbia fino a farli sparire e lancia palle di posidonia lontano. 

Ha un fazzoletto al collo, i pantaloni tirati su, i piedi a pandoro e un grande sorriso. 

Una ragazza al vederlo passare dice al compagno “guarda che bella bocca e che sorriso ha quel bambino!”

E io rido. 

Felice di poter essere qui con lui. 

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