Lazzaretto

Eccoci qua.

Tutti a letto, tutti malati, puzzolenti, sudaticci e schifosi.

La luce del sole dalla finestra dà fastidio come una coltellata, la domenica è passata guardando fuori la vita passare e il lunedì promette di non essere da meno.

Tonsille come uova, la testa che galleggia, gli occhi pesanti.

Si ciabatta per casa mugolanto come piccoli di lupo.

Ci si passa il termometro per decidere chi sia quello messo meglio e lo si usa come supremo oracolo.

Il piccolo è bravo, ha capito che bizze, capricci, casini, con 39 di febbre si tollerano difficilmente.

Ieri sera abbiamo guardato ritorno al futuro II, non ci ha capito nulla ma ha fatto finta di sì.

HDC fa il maschio ammalato.

Io dormo senza sosta. Vestita a caso come la Frusa, i capelli di chi non ha mai provato hurrà.

Ci riaggiorniamo domani, baci e tachipirina a tutti.

Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti

A un amico lontano

Le lontananze possono essere di tanti tipi.

Ci sono quelle fisiche, geografiche, e quelle mentali, oppure quelle temporali: si può vivere vicini ma non sentirsi, non vedersi, non parlarsi.

Io e questo mio amico non ci vediamo, sentiamo, scriviamo, da qualche anno. So ist das Leben, capita.

Quando parlavamo spesso, qualche anno fa, i 5 stelle stavano per conquistare i primi comuni, Parma, Livorno.

Lui ne era entusiasta.

Leggeva la rivoluzione nel loro modo di castigare una sinistra che meritava ogni punizione, che non imparava dai propri errori e che non era mai abbastanza.

Era sinceramente convinto che in parlamento ci fosse una classe di corrotti che facevano a gara per compiacere Berlusconi, che si fosse perso ogni spinta etica e legale.

Era solidamente cinquestelle (grillino, diceva lui) perché li riteneva dotati di un’etica più pura, più vera, perché la politica tradizionale lo aveva deluso e schifato.

All’epoca riconoscevo le sue buone ragioni, ma lo invitato a fare attenzione a chi si improvvisa, a chi non studia sodo, a chi parla di complotto per sentito dire.

Cercavo di metterlo in guardia sui metodi fintamente democratici, le piattaforme, il blog di Grillo, le votazioni on line.

Non avrei nemmeno io mai immaginato che sarebbero potuti diventare gli alleati di un ducetto che stravolge le regole del vivere civile, che avvelena i pozzi della democrazia e della convivenza, che divide il paese in noi e loro, che non esita a strumentalizzare le vite in mezzo al mare di gente vera, donne e uomini veri, bambini veri.

Chissà che mi direbbe il mio amico…

Chissà se si è pentito o se, come molti, ha subito quella torsione incredibile che ha trasformato tanti delusi della sinistra in ultrà dell’estrema destra.

Chissà se accetterebbe queste mie parole, magari passeggiando per Firenze, senza arrabbiarsi lui ed io, ormai su isole così lontane da non potersi avvicinare se non col tempo lunghissimo di costruzione delle barche di una volta.

Il mio bisnonno e la mia bisnonna erano socialisti. Contadini della pianura padana. Seguirono un uomo forte, sentito a un comizio, che diceva che era stanco di compromessi e prometteva la rivoluzione.

Quando uscì dal partito socialista loro uscirono con lui.

Era Benito Mussolini.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Il topo di biblioteca

Sono entrata nel salone dell’asilo e ho detto alla bellissima bimba bionda con le codine: ciao! Sono venuta a prendere il mio mostro.

E lei ha sorriso: non è un mostro! È un topo di biblioteca!

Al suo asilo in molti hanno un soprannome, un suo caro amico si chiama riccioli d’oro e lui topo di biblioteca.

“Mi chiamano così perché mi piacciono i libri!” Mi ha spiegato con un sorriso.

Il topo di biblioteca.

Il mio topo di biblioteca oggi compie 4 anni.

4 anni di gioia irrefrenabile, di allegria contagiosa, di balletti culetti (sua speciale coreografia molto sudamericana), di entusiasmo per il mondo, di amore per la vita.

Ho avuto la fortuna sfacciata di festeggiare con lui ogni compleanno, a partire dal primo.

Lo guardo crescere e ancora non mi pare vero.

Festeggio il suo essere al mondo e il pensiero va anche a chi, al mondo ce lo ha messo, al mondo lo ha donato e ha permesso questo trapianto di cuore, questo innesto di felicità.

E soprattutto penso a lui, piccolo esploratore della vita, penso a lui quando si addormenta addosso a me e penso che sì, a ben vedere avrei certo preferito essere lì il giorno della sua nascita, essere io l’artefice di questo capolavoro che si chiama figlio mio.

Ma se questa era la strada, allora benedetta sia la strada, la strada che ti ha portato da me.

Mille auguri, topo dolce di biblioteca, non cambiare mai.

La tua mamma.

Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti

Ho comprato la bandiera dell’Europa

Ho comprato la bandiera dell’Europa per sventolarla il 21 marzo e nei giorni a seguire.

Io amo le bandiere, da quando ero piccolina, mi portarono a Siena, a malapena camminavo, ma volli una bandiera del palio.

Poi quella italiana, sventolata per i mondiali del 1982, piccina io e piccini tutti, un presidente a braccia alzate, un portiere capitano dalla faccia di uomo serio.

Poi quella del PDS, ve la ricordate? Il fondo rosso, in un cerchio bianco una quercia, sotto la quercia, la falce e il martello. No, non ho mai avuto quella del PCI, troppo piccola io, troppo grande lui, tanto grande da crollare al primo soffio di vento.

Nel frattempo quella della pace, un arcobaleno che ricorda i diritti di tutti a vivere sereni. L’ho sempre usata anche ai gaypride.

Poi quella dei DS, una rosa, al posto della falce e martello, per il resto identica a quella precedente.

E poi basta.

Non ne ho più avute, perché non ho più avuto case, non ho più avuto un posto mio.

E adesso sono andata a comprarne una.

Per una casa che desideravo diversa, cambiata, solidale, socialista, figuriamoci, internazionale, aperta, giovane, libera.

E così ancora la voglio.

L’Europa dei miei amici e la mia, che non alza muri ma costruisce ponti, che accoglie chi fugge, che aiuta chi rimane indietro, che si salva tutta insieme.

Mi diranno che l’Europa che mi sono messa in tasca, un cielo blu trapunto di stelle, non è quell’Europa lì che c’è adesso, che sognarla così è da illusi sognatori, che è l’Europa delle banche, degli interessi particolari, delle direttive sul Parmezan e su quanto devono essere lunghi gli spaghetti.

Va bene.

È vero.

L’Europa che abbiamo è ben piccola cosa.

Ma io la voglio. E la voglio per cambiarla, per sognarla, per viverla.

Voglio la gente che varca i confini, non i poliziotti a Ventimiglia e non i porti chiusi, voglio la ricerca scientifica, voglio l’erasmus, voglio un parlamento vero, voglio gente vera, voglio un senso di appartenenza largo, che non esclude ma accoglie.

Voglio l’Europa e la voglio bella.

E lavorerò per questo, perché questo mi pare un argine contro la barbarie, perché questo è l’orizzonte ideale dentro il quale poter anche non essere d’accordo.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Cara nonna

Cara nonna,

Anche quest’anno stiamo cercando di rimettere in piedi casa tua.

L’erba da tagliare, il pavimento da lavare, le finestre con lo stucco secco, le piante che hanno resistito all’inverno e che adesso ripartono e quelle che non ce l’hanno fatta.

A togliere le erbacce dalla soglia di casa mi pare di accudire una tomba, come facevi tu, con calma paziente, vestale del culto dei morti nel cimitero di paese in cima al mondo.

Ma più che una tomba, più che un sepolcro, casa tua è un vivaio, dove far crescere un bimbo, dove sporcarsi le mani, dove fermarsi a chiacchierare coi vicini e farsi invitare a bere un caffè.

Mi ha raccontato Marilena che quando andai a vivere da sola eri molto preoccupata.

Non me lo hai mai detto.

Ma so che eri felice quando tornai.

Ho acceso la stufa in cucina, come avresti fatto tu, non l’ho mai fatta spegnere, fino a sera.

Alla fine ci sapeva quasi di te.

Delle cene passate.

Della tua sedia vicino al caminetto.

Dei tuoi occhi color acqua.

Il prossimo fine settimana il tuo bis nipote festeggerà i suoi quattro anni a casa tua.

So che avresti fatto la torta di mele più buona del mondo.

E fatto la trina a qualche completino per l’asilo.

Lui, lì, ci chiama da nonna Ida, perché così ci chiamo io.

Lui che non ti ha mai visto mi chiede di te.

E io allora ti racconto.

E ti vedo in mezzo alla lavanda e al rosmarino.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Lucettina, le emissioni e il pentolino

Domenica mattina, lucettina ciabatta in cucina e si dirige verso i fornelli.

Sui fornelli la moka col caffè avanzato della cena con gli amici del giorno prima.

Da brava divide il caffè in parti uguali, in due tazze: in una aggiungerà il latte per sé, nell’altra acqua per HDC (ognuno ha le sue perversioni).

Poi inizia a rimuginare, sgrendinata, in pigiama e con le cispie agli occhi.

A lei piace il caffellatte a bollore, da anni, imposta il microonde al massimo e fa girare la sua tazza per un minuto.

A HDC piace caffè e acqua tiepido, per cui aggiunge, al caffè caldo di moka, l’acqua fredda del rubinetto.

Il caffè nelle due tazze è freddo.

Prende un pentolino, lo riempie d’acqua e lo mette sul fuoco.

Come avrebbe fatto da ragazzina, quando né il microonde, né il bollitore, erano nei suoi orizzonti.

E mentre aspetta qualche minuto si chiede:

Avrei fatto meglio a mettere entrambe le tazze nel microonde?

Avrei consumato meno energia a usare il bollitore?

Dovrei scaldare anche il mio latte sul fornello ogni mattina?

Libero globalmente più o meno CO2 se uso il fornello, se uso il bollitore o se uso il microonde?

D’istinto pensa che il metodo più ecologico sia il fornello. Una fiammellina blu, di metano, che in poco tempo fa il suo dovere.

Però scaldare così il latte poi vuol dire lavare due cose invece di una: detersivo e acqua corrente, magari calda.

Per cui ripensa che no, forse fra tutto, la tazza nel microonde è il metodo migliore. Ma lo ha mai misurato?

Da dove arriva l’elettricità che manda il suo microonde e il suo bollitore?

L’elettricità va prodotta, magari bruciando gas, lo stesso gas che se usato nel suo fornello invece di una tazza ne scalda 2, o forse 3? O forse 10? O forse 1? Lo sa, esattamente, lucettina?

Alla fine ha scaldato l’acqua in un pentolino, la tazza col latte nel microonde e ha scartato il bollitore.

Perché?

Di preciso non lo sa, gli pareva più ecologico così.

E questo le resta nel cervello, il bisogno di capire, di avere dati certi prima di parlare, prima di agire.

Ha pensato alle auto elettriche e a quelli che le credono ecologiche.

Si è chiesta se per lo stesso chilometro percorso si emetta meno CO2 bruciando un diesel in una macchina o in una centrale elettrica che poi manderà la macchina.

Si è risposta che per fare un chilometro è meglio andare in bici, se si può.

Si è detta che vorrebbe che ci fossero più dubbi, più studi, più scienza, nelle scelte della politica, nelle scelte della gente.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

L’amour

Eccole, le magnolie di Lucca, morbide come la panna, gonfie come bignè, rotonde, perlacee, bellissime.

Quando a Lucca scoppiano le magnolie è il segnale.

Le fanerogame (nozze manifeste) nome superato, ma così romantico, ci dicono che è il momento di fiorire, di mostrarsi, di tentare, di sedurre, di amare.

Sono come lo scollo di una bella donna, le spalle di un uomo, la coda del pavone, le corna del cervo.

Dicono agli insetti venite, per di qua, c’è di che godere.

Ogni pezzo del fiore è una foglia colorata, arricciata, arrotolata, ingrandita o rimpicciolita.

Un grande bricolage della riproduzione, un giro di valzer dell’evoluzione, una meraviglia selezionata dal caso e dalla necessità.

I fiori sono la rappresentazione estetica della vita che riparte, che prorompe, che non si arrende.

Mai.

Oggi, questa primavera, la dedico a voi, ragazze e ragazzi del climate strike, fiori del mondo, di ogni colore, di ogni pensiero.

Che il cielo sia azzurro sui vostri pensieri!

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento