Firenze

A Firenze per lavoro.

Come un tempo.

Come quando giravo naso in su senza poter smettere di meravigliarmi.

Così bella da togliere le parole.

Così bella da non poter chiudere gli occhi, per non sprecare neanche un istante di splendore.

E il cielo complice, vestito di azzurro come l’ombretto di una bella donna.

Mi chiedo come possa, la medesima specie, la specie umana, creare il duomo di Firenze e il ministro Toninelli, la galleria degli Uffizi e i no vax, santa Croce e il decreto sicurezza.

E intanto cammino, ripensando alla mia amica Vale, alle nostre passeggiate rubate al resto dei giorni, al terrazzino del JJ Cathedral, ospite delle nostre birre e delle nostre chiacchierate.

Ripenso a ponte santa Trinita di notte, che specchiava ponte Vecchio, e l’Arno, scuro nastro tra loro.

Ripenso a giorni lontani, faticosi e bellissimi, al David visto all’Accademia un mercoledì di novembre, solo io e lui, all’orto botanico spiato dell’autobus, sognato, bramato e poi visto, al vento feroce, al caldo mordace, alla fatica delle corse, all’aeroporto e le sue lacrime, alle partenze, agli arrivi, alla vita che scorre e mi porta a Firenze a parlare di cose diversissime da quelle di un tempo, che mi porto addosso come un vestito nel quale sto bene.

Firenze.

Dove sono diventata grande.

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Luxemburg(rosa)

così si chiamava il blogghino quando iniziò.

Erano molte vite fa, vivevo a Lussemburgo e cercavo di tenere annodati i fili.

E amavo, come amo ancora, Rosa Luxemburg, studiata a scuola con Karl Liebknecht e gli Spartakisten, amata a prima vista e mai più lasciata.

Quando mi trasferii a Dresda cercai se ci fosse stata una strada, o una piazza intitolata a lei. C’era. La trovai e scoprii che era un angolo di Dresda bellissimo, dietro casa mia.

Un enorme roseto lungo l’elba, che terminava in una piazza col suo profilo e una sua frase, scritta a lettere dorate.

Freiheit ist immer Freiheit des Andersdenkenden”

La libertà è sempre la libertà di coloro che la pensano diversamente.

Una bellissima frase che raccontava tutta la lucidità politica, etica e civile di quella giovane donna uccisa e gettata nella Spree cento anni fa oggi.

Una frase faticosa, che spesso devo cercare di ripetermi, perché difficile, difficilissima da praticare.

Da portarsi dietro come un sassolino in tasca, per giocarci con le mani e ricordare, ogni volta, la fatica della democrazia.

Da ripetere e da ripetersi, laica e civile preghiera, vera adesso come cento anni fa.

Contro ogni tentazione di pensiero unico.

Grazie, Rosa di Germania, per aver pensato un mondo più bello, averci provato con tutte le forze, aver lasciato alla storia la forza dei tuoi pensieri.

Ti porto con me, come un sasso in tasca.

E non dimentico.

Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti

È lei

Ok. Fermate tutto.

Fermate le incomprensibili dinamiche a sinistra del PD.

fermate le primarie del PD.

azzerate tutto.

Ripartite da lei.

Da quelle come lei.

Da quelli come lei.

Dalle persone come Elly Schlein.

Appassionate e appassionanti, trasparenti, forti, preparate, coraggiose.

Che sanno guardare questo paese con la distanza e l’amore di chi ne vive fuori e di chi lo ama dentro.

Che vivono l’orizzonte ideale europeo come questo orizzonte merita.

E che sanno criticare chi finora lo ha tradito, senza perdere di vista come dovrebbe essere.

Signore e signori, c’è il nuovo leader di un centrosinistra unito.

C’è la visione.

C’è la forza.

C’è la passione.

Fatele spazio.

Fate spazio a quelli come lei.

Smettete di occupare posizioni di rendita, di comodo, di calcolo.

Smettete di cercare di capire dove la vostra assenza o presenza si nota di più.

Quale posizione tatticamente paghi meglio.

Quella non è politica.

La politica l’ho sentita vibrare nelle sue parole di sabato, l’ho vista trasudare dalle mani inarrestabili da italiana che gesticola anche quando tace, dal naso affilato, che come il mio si accende quando si commuove, dal viso lungo e gentile.

Ha parlato di Europa, migranti, politica estera, cooperazione, futuro.

E io ho deciso che con lei andrei in capo mondo.

ecco, per esempio

Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

Il cielo di Roma

A anci è andata bene, una ribadita unità, la voglia di andare avanti, la forza per farlo.

Rafforzare gli sprar, non lasciare le persone senza tutela, chiarezza sulle procedure, accesso alle cure.

All’incontro col governo questi saranno i temi da portare.

E uscendo il cielo di Roma era azzurro e sottile, la luce tenue delle giornate che si allungano, i colori dei palazzi, le piante dei balconi.

Cammino naso in su, sognando di tornarci, con calma, a passeggio.

Un pochino di vento, non abbastanza da diventare freddo, arruffa i capelli.

I colori caldi di Roma.

Rosa antico, cipria, mattone.

Le piante rampicanti che nascondono viuzze improvvise, piccole luci per segnalare l’ingresso di un bar, il paesino nella capitale e la capitale nel paesino.

Chiese ampollose, gioiellerie e negozi di borse e scarpe e foulard.

I negozi massificati, e ogni tanto una bottega.

La gente parla e cammina, io guardo come un bimbo in gelateria, ascolto come al cinema, batto idealmente le mani come a teatro.

Fischietto per strada, una bella serata.

Il pane e le rose.

Ci si batte per un paese più giusto.

Si guarda il cielo e si pulisce un po’ i pensieri.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Non un passo indietro

Stamani andiamo a Roma. Il sindaco ed io.

A sentire gli altri sindaci, gli altri assessori, a capire come fare con questo decreto che mette in ginocchio le persone senza mettere in sicurezza le città.

Lo chiamano decreto immigrazione e trattano i richiedenti asilo peggio dei criminali. Perché dire a qualcuno “tu non esisti” per decreto è peggio che metterlo in galera, è negare la sua esistenza, la sua presenza, il suo cuore, la sua testa.

È l’annientamento della dignità creato a scopo elettorale.

In poche parole, un abominio.

E lo chiamano pure sicurezza quando butta persone disperate in strada, senza assistenza, senza cure, senza diritti.

Così andiamo.

A dire che Lucca non ci sta.

Che Lucca sa cosa vuol dire andare via. Conosce i paesi dove siamo emigrati, uno per uno, cuciti in oro, sullo stendardo azzurro dei lucchesi nel mondo, e li guarda sfilare, applaudendo commossa, la sera della festa della città.

Che Lucca sa che la sicurezza passa dall’inclusione, e l’inclusione è un lavoro lungo e paziente e sotterraneo e poco adatto ai riflettori, alla stampa spettacolo, ai social network.

Che Lucca sa che le persone hanno pari dignità, pari diritti, pari doveri.

Che Lucca è lì, con tutti loro, in piedi, a testa alta.

Chiamateci buonisti.

Mi piace sempre di più.

Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

Una valigia

Sono iniziati i saldi in città e così, ieri sera, sulla strada di casa, ho guardato qualche vetrina.

L’occhio mi è caduto su una valigia.

LA valigia. La valigia perfetta.

Leggerissima, ben fatta, ruote silenziose, spallacci per trasformarla in zaino, un colore bellissimo, il 30% di sconto.

L’ho presa fra le mani e improvvisamente i gate della lufthansa mi si sono figurati davanti.

La stanchezza appesa agli occhi, l’attesa dell’imbarco, il tè vicino ai giornali, la voglia di arrivare o quella di partire, a seconda delle destinazioni.

Accanto a me una valigia, o uno zaino o entrambe le cose, un libro, un lettore mp3 (eppure non era moltissimo tempo fa).

Die Zeit fra le mani, o le Monde o quel che capitava, purché fosse una lingua leggibile.

Amavo guardare fuori gli aerei dormire in attesa della partenza.

Amavo il posto al finestrino.

Amavo conoscere ogni tanto il vicino di poltrona.

Amavo viaggiare.

Era tutta la mia vita.

Da tanto tempo sono ferma.

Da molto non compro valigie.

Ma forse, domani, quella bella valigia rossa me la prendo.

E tre biglietti aerei un giorno arriveranno pure.

Pubblicato in Uncategorized | 3 commenti

Il prezzo da pagare

Ho sempre coltivato orchidee.

All’inizio morivano di troppe cure: troppa acqua, troppo sole, troppo tutto.

Poi ho imparato che sono piante gentili che si accontentano di poco: un po’ d’acqua ogni tanto (mai stagnante) un posto costante di luce e temperatura e tranquillo.

A Dresda era semplice, non c’erano mai estati troppo calde e le finestre di cucina erano la posizione perfetta.

Il trasloco mise a dura prova le mie amatissime piante.

Poche sopravvissero, tutte quelle che in qualche modo si erano prese cura di me.

Le phalenopsis non resistettero al caldo di quella prima estate lucchese e una dopo l’altra letteralmente bollirono, per ingiallirsi e morire senza appello.

La gente iniziò a regalarmene di nuove, d’estate le nebulizzavo spesso, e iniziarono a sopravvivere.

Ma erano tristi, depresse, sopravvivevano, invece di vivere.

Così quando iniziammo ad andare da nonna ida le portai con me.

Tutte le piante di casa vennero in vacanza in campagna.

Alla fine dell’estate erano tutte ringalluzzite, foglie nuove, rami in più, il vaso allargato.

La scorsa estate, non so come, le orchidee, che pensavo di aver messo al sicuro in una cassetta attaccata all’ombra del leccio, furono attaccate dalle chiocciole.

Le infami bestiacce banchettarono senza pietà sulle foglie carnose lasciando buchi, resti filacciosi e secchi dei vasi linfatici e, delle più giovani, non lasciarono che il mucchio delle radici annodate al colletto.

Cacciai via le malefiche bestie e guardai sconsolata la ciurma: ben poco restava delle splendide piante che erano.

Alla fine dell’estate tutti tornammo alla casa di Lucca come la chiama il piccolo e le orchidee, anche loro, trovarono il posto consueto in cucina.

Piano piano la vita ripartì.

Nuove foglie, nuove radici.

Adesso quasi ognuna di loro ha un lungo stelo ricoperto di piccoli boccioli.

E io le guardo, con orgoglio e riconoscenza.

Perché mi hanno insegnato che per fiorire, a volte, bisogna pagare il prezzo della paura di essere divorati, se questo significa conoscere il colore del cielo, le foglie del leccio, le ragnatele luminose dell’alba.

Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti