Ragazzini 1

Oggi e domani vi racconterò due cose belle che ho respirato nella mia città grazie a dei “ragazzini”.

Perché se c’è una speranza, quella sono loro.

Sono andata a prendere il piccolo all’asilo.

La giornata era stata lunga e carica di tossine, ero stanca, triste, sfinita.

Ho incontrato un Caroamico, abbiamo bevuto un caffè, si è vergognato del mio macchiato, mi ha fatto ridere. Mi ha fatto stare meglio.

E poi mi ha accompagnato un pezzettino.

Al cancello dell’asilo due piccoli striscioni.

Il cancello è lo stesso della scuola elementare.

Nessuno di quei bimbi era neanche nella mente del creatore, come avrebbe detto la mia nonna.

I loro genitori giovani come me.

Le loro maestre anche.

Io ricordo.

Ricordo la rabbia.

La tristezza.

L’annichilimento, davanti alle immagini dell’autostrada sventrata.

Ricordo i funerali.

Ricordo le manifestazioni, i discorsi a scuola e quelli della politica del sabato pomeriggio, c’era anche il Caroamico, oltretutto.

Noi, che non avevamo il catechismo e avevamo la politica.

Diciassettenni forti come papaveri di maggio. Belli, come i papaveri di maggio.

E loro, i bimbi delle elementari, ancora meno di dieci i loro anni, il grembiule blu, della scuola elementare più multietnica di Lucca, a ricordare un pezzo così forte di storia patria.

All’albero più grande del giardino i loro biglietti, ingenui, dolci, colorati.

Chissà se per loro Giovanni Falcone suona come a me suonava Giuseppe Garibaldi o il partigiano Johnny.

Eroi del sussidiario, che mi commuovevano e mi muovevano.

Non lo so.

Ma forse, grazie a le loro maestre, oggi abbiamo qualche ragazzino con una piccola cosa in cuore, una domanda in più da farsi, una storia in più da chiedere.

Stanno spuntando i papaveri, stiamoci attenti, sono così delicati.

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Giacomo Cappini

La galleria di personaggi che circondano il principe si è arricchita di un nuovo personaggio.

Dopo Co e suo fratello Cobleo, e i loro genitori Philipp (il babbo) e Jacopo (la mamma), adesso è arrivato Giacomo Cappini.

Pronunciato così, con nome e cognome, con rigore quasi scolastico, al punto che i primi giorni abbiamo pensato a un conpagno di scuola.

Poi sono arrivate le prime spiegazioni.

Mamma, tu lo conosci Giacomo Cappini?

No tesoro, chi è?

(Avevo cercato su google, ma avevo trovato solo una rosticceria a Firenze).

È un coccodrillo!

Mi ha detto come se non capissi proprio nulla.

E ha precisato:

Un coccodrillo che non mangia nessuna persona, che vive in un paese lontano lontano e che è blu.

Ho capito. Ma è un tuo amico?

Certo, è buono, lo conosci tu?

E poi è arrivata anche la versione per il babbo.

Giacomo Cappini è in un libro dove Pinocchio si trasforma in Mangiafuoco, l’ho letto io!

Davvero? E dove l’hai trovato il libro?

L’ho comprato!

E dove?

In una libreria che si chiama “Pilade”.

(Pilade è il nome del presidente della commissione sociale del comune di Lucca, col quale, ovviamente, mi sento spesso).

Ho chiesto alle maestre dell’asilo se ci fosse un libro con un coccodrillo deal nome Giacomo Cappini, ma no.

Ho chiesto loro se avessero parlato di Giacomo Puccini, alias il tato sulla poltrona, come lo chiama lui, ma no.

Non sappiamo di dove sia uscito il coccodrillo Giacomo Cappini, ma una cosa è certa: è destinato a grandissime cose.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Per fare una torta

Col piccolo abbiamo fatto una torta.

Di seguito le istruzioni come le ha spiegate al babbo.

Allora… prima cosa prendi un martello e… PUMME!

sei sicuro? Un martello?

No… via… il martello no. Prendi le uova.

Quante?

Tre!

(Gli faccio vedere con la mano quattro dita)

Cinque!

….

Poi? Poi che ci vuole?

Farina! Un bicchiere.

Bravo. E poi?

Zucchero. Un bicchiere. E yount.

Yogurt?

Sì, Y O U N T.

va bene. E lo zucchero?

Tantissimo!!!

Sei sicuro?

Un bicchiere.

Uhm. E poi?

(Deve dire “cacao”, ma non gli viene in mente, provo a suggerirglielo)

“Ca?”

???

“Caca?”

Popò!

Esulta. Fiero dell’ingrediente merdoso.

Ma via! Ma ti pare? La cacca nella torta?

Ride come un matto.

Però la torta l’ha fatta davvero, rompendo le uova, mescolando con le fruste elettriche, leccando il cucchiaio in fondo come un bambino che si rispetti e imparando cose importanti.

Come ad esempio che assaggiare, in cucina, è uno dei piaceri della vita.

Come, ad esempio, che per cuocere una torta occorre pazientare.

E che per rompere le uova non occorre il martello.

Pubblicato in Uncategorized | 5 commenti

Festeggiare

Ieri siamo stati invitati alla festa nazionale del Camerun.

Un bellissimo prato, messo a disposizione della parrocchia, il cielo che cambiava opinione ogni minuto, i bimbi, tantissimo ottimo cibo e voglia di far festa, di sventolare una bandiera, di raccontare storie, di raccontare LA storia del proprio paese, il colonialismo, l’indipendenza, i problemi attuali.

Come ogni straniero all’estero si parla del proprio paese con amore, anche quando non se lo merita.

Nel periodo in cui ero all’estero io c’era, nel mio paese, il peggiore governo della storia, Berlusconi, Bossi e compagnia cantante facevano carta straccia del nostro vivere civile, eppure io tifavo Italia ai campionati di calcio, lodavo la nostra cucina e raccontavo la nostra arte e la nostra storia, perché era di me che parlavo, e io ero anche italiana, oltre che mille altre cose.

Così ho letto ieri, nelle parole di questi ragazzi, un amore per le loro origini che va oltre il loro abbandono, che va oltre l’aver dovuto andar via, patire l’inferno del viaggio, vivere qui da precari esistenziali pur di non stare più lì.

È stata la voglia di dire noi siamo questo mondo qui, ecco, vi raccontiamo da dove veniamo e così capirete chi siamo, assaggiate il nostro cibo, ascoltate le nostre canzoni, e capirete qualcosa di noi.

Hanno costituito un’associazione, per poter mettere radici più forti anche qui, per essere cittadini che fanno la loro parte nella nostra città, per dire che ci sono, che possiamo contare su di loro, che esistono e pensano e ragionano e si impegnano.

Nuovi lucchesi, con un bagaglio diverso dal nostro e per questo prezioso.

Oyeee Camerun!

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Così lontano, così vicino

Stasera siete tutti invitati.

A cercare di capire.

Sono felice che esista il bucaneve.

Sono felice che un giorno mi abbiano cercato, dicendomi noi avremmo bisogno di capire, ci aiuti a trovare qualcuno che ci racconti che succede?

Sono felice di averlo trovato.

Ma la cosa che mi rende davvero felice è che esista ancora gente che la sera esce di casa per capire cosa succede in un posto così vicino ma così lontano.

Che abbia voglia e bisogno di documentarsi, imparare, studiare, prima di parlare.

La rete è piena di gente che parla senza sapere, che condanna o assolve senza conoscere, che giudica senza approfondire.

In oltreserchio, non lontano da dove sono cresciuta, da dove mio fratello giocava a pallone sotto l’ argine del fiume, c’è questo piccolo sogno, questo fiore che sbuca timido ma deciso.

Un centro civico.

Nel senso più nobile della parola.

E domani sera sarò onorata di introdurre ma soprattutto di ascoltare.

Mi porterò la famiglia, un marito paziente e un figlio vulcanico.

Pensando a tutte le famiglie sbriciolate dalla guerra, dalla fuga, dalla paura, dalla morte.

E mentre mi sentirò fortunata di essere nata in una parte quieta del mondo, mi sentirò forse anche più vicina a chi, da qual mondo, è scappato per cercare un pochino di serenità.

A stasera!

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Un soldino per un giochino!

partiti!

Abbiamo un piccolo sogno tutti insieme.

Piccolo come i piedi dei bambini, piccolo come i loro nasi, i loro sorrisi, le loro grida.

Piccolo perché sappiamo che è dai piccoli che si parte.

Piccolo perché non siamo mica tutti grandi.

L’amministrazione di Lucca e la sua assessora dei miei colioni come mi avrebbe chiamato il mio nonno mantovano, sostiene il progetto di crowfunding per trasformare un piccolo parco giochi in un parco per tutti.

Sedie a rotelle, piedi, bici, carrozzine, bastoni per ciechi, pattini, passeggini, vogliamo tutti a giocare, tutti insieme.

Abbiamo scelto un parco, quello davanti a tre scuole del centro storico, nido, materna e elementare.

Abbiamo cercato di capire come renderlo per tutti.

Abbiamo chiesto aiuto.

La ‘oppe ha risposto.

La FAND (federazione associazioni nazionale dei disabili) ha fatto il progetto.

Eppela li ha messi on line.

E se vi andrà di aiutarci, raccoglieremo i fondi per rendere il parco accessibile a tutti.

Perché dove passano le ruote passano anche i piedi.

Perché dove sta bene un cieco sta bene anche chi ci vede.

Perché un bimbo contento non distingue fra un bimbo sordo contento e uno che ci sente contento, è contento e basta.

Perché sarebbe proprio bello contribuire tutti a questo piccolo sogno.

Perché poi i sogni crescono, e diventano adulti felici.

Quindi cliccate qui sotto e date quel che potete, che poi quando venite a Lucca vi ci porto!

Un soldino per un giochino!

un

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Il bimbo e la fisica

I numeri, lo spazio, il tempo e le quantità vanno ancora un po’ compresi.

Il piccolo ieri ha annunciato solennemente di avere tre dita in una mano e sei nell’altra.

Sei sicuro? Prova a contarle…

Uno, tre, quattro, sei e sei!

Ma vedi che le due manine sono uguali? Quante dita hai nell’altra?

Tre!

A posto così.

L’altro giorno ha detto a un suo amichetto australiano: tu sai leggere? E ha compitato con piglio serio “M U C C A!” la targa di una macchina parcheggiata.

Sullo spazio va meglio, conosce la strada da casa all’asilo, conosce se una cosa è grande o piccola, se lunga o corta.

Il tempo invece resta un mistero.

E mi piace da matti.

Lui è l’eterno ritorno, è dove si incontrano l’ieri e l’oggi, è vita pura che mette insieme passato, presente e futuro.

Per lui la parola “domani” vale il giusto, quando racconta di ieri lo fa come se fosse passato un anno e di cose accadute un anno fa parla come fossero accadute ieri.

L’altro giorno si è fermato a guardare degli strumenti musicali per bebè in una vetrina.

Guarda che bellino! Me lo compri?

Sono giochi per bimbi piccolini amore…

Allora quando torno piccolo me lo compri?

Gli ho promesso che sì, quando tornerà piccolo lo porterò a comprare quel gioco, lo rimetterò nell’ovetto e riprenderà la pappa nel biberon.

Bello… non vedo l’ora.

Pubblicato in Uncategorized | 3 commenti