Alberi

Ieri abbiamo piantato due ciliegi.

Un marasco e un durone.

Nel campo dietro casa di nonna.

Erano il mio regalo di compleanno, insieme a un albicocco e un pesco e un’ortensia dell’Alabama che fa tanto patio di legno col dondolo bianco.

Abbiamo aspettato l’inverno perché dormissero, perché non si accorgessero, perché al risveglio si potessero ritrovare liberi dal vaso, a piedi nudi nel terreno.

Hanno già le gemme che esploderanno a primavera, perché l’autunno e l’inverno sono i mesi della rincorsa.

C’è da sperare e aspettare l’arrivo delle api, dei fiori, del caldo.

E poi, con gli anni, l’ombra, le ciliegie, le marasche, le albicocche e tutti i sogni che si possono coltivare all’ombra di un albero cresciuto bene.

Perché piantare un albero è scommettere sul futuro, sapere che quella è casa, che quello è il posto dove si vuole stare.

Allora i nostri alberi li dedico a chi casa la cerca, da un confine all’altro, sperando che trovino presto, un luogo sereno, dove mettere radici.

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