La paura

Prima che Halloween ci convincesse a intagliare zucche, da bambina svuotavo le zucchine tallite.

Capitava spesso, per una svista, per qualche giorno di vacanza, che una zucchina crescesse indisturbata, fino a diventare un incredibile randello, che veniva regalato ai bambini per farci la paura.

Sul tavolo sotto al platano, protetto da una carta di giornale, passavamo pomeriggi a svuotare, steccare, decorare vuote teste di zucca, per poi metterle la sera sul muretto, con dentro una candela, a fare la paura.

E le notti erano stellate, e popolate di grilli e fiori bianchi di carote selvatiche eleganti come merletti.

I campi sapevano di fieno tagliato e di terra secca.

E a me faceva una paura tremenda.

Anche se avevo fatto tutto io.

Anche se lo sapevo che era una cosa che non poteva far male.

Una candela in una zucchina.

Che doveva servire a vincere le proprie, di paure, e invece aggiungeva qualcosa di suo.

Poi sono cresciuta, e per tanti anni non ho più intagliato paure, e mi sono accontentata di quelle dei grandi.

Ma ieri, al ritorno dopo qualche giorno lontano dell’orto, uno zucchino aveva esagerato, così col piccolo abbiamo riacceso la candela, dentro alla paura inventata, per imparare insieme che le paure, hanno sempre bisogno di noi per essere accese.

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