Firenze, all’improvviso

A Firenze per lavoro.

Come altre volte, del resto, recentemente.

E come altre volte, nel viaggio, presa da mille telefonate, la posta gestita dal telefono, Whatsapp che brucia, i pensieri anche.

Poi capita che esci da un ascensore, giri a destra cercando la sala riunioni, poi fai il corridoio e di nuovo a destra.

E da una finestra di un ufficio spunta Firenze.

La cupola del Duomo, il campanile, dietro alcune piante, nello stesso campo visivo di qualche palazzina.

Firenze.

Che quando vivevo lontano sentivo casa.

L’hotel Roma, in santa Maria Novella, passeggiare per San Lorenzo, la sera, con Yannik e le sue improbabili cravatte, con Gaël, con tutti gli altri.

Le scarpe coi tacchi, il vestito gessato, la valigia attaccata alla mano.

Firenze, i suoi mefistofelici autobus, le sue piazze calde d’estate, spazzate d’inverno.

Firenze, aeroporto, punto di partenza, di arrivo, di passaggio.

Firenze.

E la birra bevuta con Valentina sul balcone in piazza del Duomo.

Firenze, Santa Croce (with no baedeker, e chi indovina la citazione vince un caffè), Palazzo Vecchio, gli Uffizi, le tedesche, le americane.

Firenze, dalla finestra.

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Una risposta a Firenze, all’improvviso

  1. Isa ha detto:

    A Room with a View… un po’alto, niente latte né zucchero, grazie ;-)

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