il bello degli errori

e così i neutrini non sono più veloci della luce.

non sto a scendere nei dettagli, ci sono articoli che spiegano benissimo le cose: gli scienziati che avevano fatto gli esperimenti di settembre hanno ricontrollato tutto e si sono accorti di alcune anomalie nelle misurazioni.

ovviamente, dicono, anche queste anomalie adesso vanno ricontrollate.

perchè così è la scEnza, è tessere e disfare, provare e riprovare, teorizzare, sperimentare, confermare o smentire.

da un fatto ne nasce un altro, da un errore si generano nuovi studi e nuove potenzialità, niente vale per sempre, tutto resiste “fino al prossimo esperimento”.

qualcuno pensa che questo renda la scEnza meno credibile, perchè non è possibile fare affidamento su verità incontrovertibili.

è esattamente il contrario.

è la perenne sensazione di falsificabilità che rende le cose vive, che non lascia che ci si fermi, che impedisce la sclerosi, che stimola la ricerca perenne.

le certezze sono sterili, mentre i dubbi fruttuosi.

all’istituto di antropologia umana mi avevano insegnato a dire “fino al prossimo fossile” alla fine di ogni frase, mi aiutava a capire che non dovevo arroccarmi, che dovevo lasciare la mente pronta ad accogliere una nuova prospettiva.

nuove prospettive e nuove teorie, però, che hanno bisogno esattamente delle stesse caratteristiche di quelle che si candidano a sostituire, vale a dire che devono essere a loro volta testabili, dubitabili, se sbagliate sostituite a loro volta.

io sono affascinata dalla bellezza di questo metodo, insieme rigoroso e aperto, forte e allo stesso tempo libero.

e lo dobbiamo a lui.

 

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de gustibus..

Il calendario “coi santi”  segna “le ceneri”.

E la mente mi va alla maestra delle elementari,  che da bambina, ogni venerdì di  quaresima, ci ispezionava la merenda e cazziava quelli con la mortadella, fra le quali io, figlia di cattolici sì, ma ragionevoli.

Una mia amica ha dichiarato che oggi si dovrebbe saltare un pasto, un’altra ha detto che non si deve mangiare carne, un’altra ancora ha aggiunto che lei, se deve buttar via una cosa, preferisce “mortificarsi” mangiando qualcosa che altrimenti dovrebbe buttar via, un’altra ha aperto la cioccolata con le nocciole e con un sorriso l’ha offerta a tutti (era buonissima).

Io vorrei solo ricordare a mio marito che se per caso oggi fa “il solito” a pranzo e cioè si fa fare dalla signora dell’eurospin di fronte al suo ufficio il classico panino col salame fa il grande slam delle religioni, beccandosi l’anatema dei cattolici, (ignoro se i precetti alimentari bislacchi appartengano anche ai protestanti) dei musulmani e degli ebrei in un colpo solo, poi gli tocca andare al paradiso degli induisti che gli fanno fare un altro giro ma come maialino senese.

E voialtri? Seguite qualche bislacca abitudine alimentare oggi o in qualche altro momento? Ramadan? Kasher? Quaresime varie ed eventuali?

Raccontate quel che mangiate e quel che non mangiate, ricette tradizionali collegate a usanze religiose o altre cose che vi va di dirci.

E ricordate, la fede è una cosa, la religione un’altra! Take it easy e non litigate, che in paradiso c’è posto per tutti! Buon appetito!

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ci siamo

è inesorabile. la primavera sta avanzando senza indugi.

ieri una collega si è messa il giacchetto e io ero presa da delle cose da sbrigare, mi fa: “ciao, a domani”.

e io ho pensato: “dove va alle tre?”

erano le cinque e mezzo.

il sole mi scaldava ancora le spalle dal vetro della finestra, inondava la stanza di luce gialla e spessa, faceva brillare la neve sulle montagne e rendeva il cielo disegnato a pennarello.

ho sorriso come una scema.

fuori si sta bene, la passeggiata per andare a mensa e per tornare non blocca più la digestione, gli alberi sono spogli esattamente come la settimana scorsa, ma li si vive diversamente, ora  “si sa” che prima o poi partiranno.

è incredibile quest’attesa della primavera che abbiamo tutti, da sempre.

da quando sono bambina faccio il conto alla rovescia per la primavera, non che non ami l’inverno, mi piace tanto, adesso che sono invecchiata più di prima.

da piccola il discrimine fra “bello” e “non bello” era “si può giocare fuori fino a tardi” o “no”.

ricordo il magone che prendeva quando ad agosto il cielo diventava blu prima del tempo, quando si doveva accendere la luce in giardino per mangiare fuori la sera, quando settembre si avvicinava con le lugubri pubblicità degli articoli scolastici (quelle dovrebbero proprio vietarle per legge).

ma adesso… adesso ho venti giorni di ferie all’anno, non dovrebbe importarmi molto se è estate, autunno, inverno o primavera.

e invece mi importa. seguo qualcosa che credo sia nascosta, seppellita in qualche nucleo profondo del cervello, annuso, mi stiro, esco dal letargo.

la primavera sta per arrivare. sapevatelo. :)

(sì, anche per lei è arrivata la primavera, la sua storia è un po’ raccontata qui, se mi riesce ci faccio un pippone  nei prossimi giorni!)

 

 

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notizie dal cortile

disclaimer: mi rendo conto che ultimamente parlo un po’ troppo spesso di gatti, ma quando se ne hanno sotto gli occhi viene da pensare che non ci sia altro di cui parlare

gattorosso, nasolungo e gattogrigio stanno riprendendo possesso della corticella sotto casa.

il freddo li aveva rintanati, nascosti, ammassati in cantina.

si vedevano uscire di rado, quando veniva la signora dagli stinchi di vetro a portar loro da mangiare, ma subito tornavano dentro, ad aspettare la primavera, esattamente come tutti noi.

poi il sole ha guadagnato un angolo della piazza, girando nello scorrere dei mesi, e già con i primi centimetri di giallo tepore, si erano visti affacciarsi, ammassarsi su quell’unico sasso e dormire beati nel caldo di qualche minuto.

i gatti hanno di bello che sanno apprezzare il presente, non pensano mai a domani, neanche a fra un quarto d’ora a dire il vero.

e stasera sono usciti in notturna. complice un auto in divieto di sosta col motore appena spento e il cofano caldo.

nasolungo è salito per primo. gli altri due sotto a guardare.

l’antenna della macchina si è dimostrata subito interessante: i gatti, con le antenne delle macchine parcheggiate, comunicano con tutti gli altri gatti del pianeta. almeno questa è la mia teoria: se vuoi dire una cosa a un gatto lontano, basta che la sussurri a un gatto incontrato per strada, alla prima antenna d’auto saprà inoltrare il messaggio.

nasolungo ha cominciato a scrivere il messaggio con la zampa. credo si trattasse della trasmissione sull’orario della signora stinchisecchi, pareva una cosa molto importante, aveva il muso decisamente concentrato.

gattogrigio, inesperto qual è, voleva anche lui salire e telegrafare qualcosa ma nasolungo con una soffiata l’ha rimesso al suo posto.

gattorosso guardava la scena con felina superiorità.

ma un gatto che guarda con felina superiorità mente. prima o poi si impossesserà di quello che vuole, anche se finge che non gli importi.

infatti dopo due minuti ha mandato via nasolungo e ha iniziato a trasmettere un programma di musica barocca, la sua preferita.

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al trödel di lucca

(nota per i nuovi lettori: un trödel è un robivecchi, a dresda erano i miei negozi preferiti, perchè la vita della gente mi affascina).

la gran quantità di trödel a dresda è, credo, dovuta al fatto che nel passaggio fra DDR e BRD la gente ha deciso di buttar via la vecchia vita, per far entrare quella nuova, fatta di consumismo, luci, novità, progresso e mutui rateizzabili.

questo ha riempito i robivecchi di “roba”, difficile definirla diversamente,  roba varia. piatti, bicchieri, posate, boccali, tazze, oggetti misteriosi, polverosi e coloratissimi, porcellane bianche e blu, portacandele di tutti i tipi, ciottori di cucina, vestiti e giocattoli di bimbi di un altro pianeta: il socialismo reale.

in un trödel ci potevo passare un intero pomeriggio, poi caricavo tutti i miei tesori sulla bici e triofalmente andavo a casa, invitavo la Bionda a cena e le mostravo i miei acquisti, per vederla ridere come una matta e sentirle raccontare storie di quando era bambina e usava gli oggetti “da museo” che tenevo in mano.

qua a lucca non c’è la stessa cosa.

c’è il mercatino dell’antiquariato, ma un robivecchi e un antiquario sono due cose assai diverse: dal robivecchi compri un vecchio mobile sudicio, lo paghi due spiccioli e lo porti a casa.

dall’antiquario compri un mobile pulito che LUI ha pagato due spiccioli dal robivecchi ma che a te fa pagare molto, ma molto di più.

a lucca ci sono soprattutto gli antiquari, e qualche robivecchi.

ieri sono stata a un semi nascosto mercatino, dove la gente porta le proprie cose che vengono vendute a un prezzo che cala a seconda del tempo che passa fra quando le portano e quando le vendono.

a parte alcune cose, giudicate “a prezzo fisso”, a giudizio insindacabile del proprietario.

è un posto grande, con tante cose assurde ammassate e a me sa un po’ di dresda, per cui ci vado sempre volentieri.

l’unico problema è che mi resta sempre qualche cosa assurda attaccata alle mani.

per esempio un ibis di ferro in grandezza naturale…

per esempio tre anatre di legno…

per esempio un mettituttino anni cinquanta che come si fa a lasciarlo lì?

(foto HDC)

(di questo ancora non ho la foto perchè prima va sverniciato e ripitturato, pensavo a un bel rosso ferrari, o a verde prato, ma devo ancora decidermi, ora è solo color sudicio)

quando vado al trödel di lucca trovo le tazze di mia nonna, l’oliera di mia madre, il cavallo a dondolo dal quale mio cugino mi sparava i fulminanti, quel dilinguente.

quello che a dresda mi profuma di esotico qui mi pare consueto, ma non per questo meno interessante.

fuori ci sono degli animali tipo in vetroresina, un elefante, una mucca vestita da cowboy e anche un maiale, a grandezza naturale, con al collo una splendida cravatta.

entrando ci sono vecchie stufe, un pianoforte, poltrone tigrate e leopardate, perfino finti grammofoni e finti fiori e finti vasi cinesi finti.

poi tavolini di marmo perfetti per fare il croccante, scarpe, vestiti, bambole, topolini (di carta e non), enciclopedie “conoscere”, bruttissime ribaltine, credenze, attaccapanni, manichini, pitali, vasi, bamboline “ricordo di san marino”, prigioniere in quelle scatole di  plastica polverose, scarponi da sci, camicie da notte, pizzi strappati, specchi magici, frigoriferi, bidoni del latte, una macchina del braille, telefoni, radio, bocce di legno, bricchi del latte del mulino bianco, spremiagrumi, tritacarne, passatutto, abat jours, tazzine segafredo, bicchieri da birra, portaformaggio, cavaricotte, (=schiumarole), mestoli, forchette dai denti torti e soprattutto gente col naso per aria.

un robivecchi è dove cerchiamo per l’oggi quello che dieci anni fa non avremmo mai conservato per domani.

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capolavori

ho seguito con apprensione prima e con sollievo poi la vicenda legata al senatore lusi, ormai sono abituata a partiti tanto evanescenti che quando prendono una decisione chiara mi stupisco.

poi ho letto questa perla su repubblica.it.

e ho pensato che il pd è cambiato, in questi ultimi mesi, in meglio, direi, e so anche da quando: da quando bersani ne è il segretario e un po’ mi ricorda il vecchio piero.

per caso l’altro giorno mi sono messa a rileggere alcuni post di quando il pd era appena nato o stava per nascere e  di quando si è trovato solo in parlamento come unica forza di opposizione di centrosinistra.

mi sono riletta lo stato di pericolosa catatonia durante la vicenda legata a eluana englaro, mi sono riletta di quando parlavano di correre da soli, mi sono riletta un po’ di cosette.

per cui, se qualcuno se lo fosse scordato, riepilogherei qui le geniali trovate di wally weltroni, colui al quale dobbiamo l’attuale condizione del pd.

1) vorrei ricordare a tutti che è stato wally weltroni a fare l’alleanza con di pietro e con coloro che questo signore si è portato dietro in parlamento.

2) vorrei altresì ricordare a tutti quanti che i radicali che votano un po’ come gira il vento sono un’altra invenzione di wally.

3) rutelli e la binetti sono in parlamento grazie a wally, va bene che se ne sono andati, ma la loro lieta presenza la si deve a lui e alla sua grande capacità di vedere lontano.

4) non so in quale vecchio post ho anche letto che fassino “prese un partito ai minimi storici”, mi riferivo all’allora DS, ma anche lì prima c’era stato wally.

5) quello di wally era il partito evanescente, che fa a meno delle sezioni, che fa a meno della festa dell’unità, che chiama berlusconi “il principale rappresentante dello schieramento avverso”, che non prende una decisione neanche a morire, che mentre cerca di prendere una decisione prende semplicemente tempo, perchè non sa che dire, perchè non sa che fare, perchè non può scontentare nessuno.

il pd sta piano piano e faticosamente emergendo da un pantano di immobilismo provocato dal maanchismo veltroniano.

così, tanto per non dimenticare.

perchè mi pare di leggere e di sentire, nella mia città ma non solo, una certa voglia di veltronismo che un po’ mi inquieta, visto quello a cui ha portato non solo il pd ma tutta la sinistra italiana.

che secondo me fra qualche mese wally ci riprova…

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elenco delle cose che si incontrano passeggiando a lucca in un pomeriggio di pioggia

(esercizio)

due signore con la messa in piega schiacciata.

le vetrine dei negozi con i manichini vestiti primaverili che viene voglia di coprirli.

una pizzeria chiusa.

un kebab aperto.

una fontana di buon umore.

un telefono pubblico grigio e rosso che si ripara dalla pioggia sotto un albero.

un senegalese che vende ombrelli.

un signore che passa, si scambiano due parole e gli dice “ti fa una sega a te la precarietà, eh?”

un disco di tango, suonato in piazza bernardini.

due con un ombrello nero, che ballano il tango in piazza bernardini.

un tipo che per dieci euro compra il disco di tango che suona in piazza bernardini.

un cane gigante, con un impermeabile verde, portato al guinzaglio da una vecchia dagli stinchi di vetro, il giacchetto rosa che era di sua sorella e i capelli gialli come il pelo del cane.

conosco sia il cane che la vecchia. una volta lui era un cucciolo e lei era già vecchia.

ora sono coetanei.

ho mandato loro un bacio.

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