donne pelose

su facebook rimbalza da qualche giorno un blog che raccoglie le foto di ragazze dalle gambe pelose.

lo scopo sarebbe quello di far riflettere sull’identità delle donne e magari anche quello di far riflettere le donne stesse.

partiamo da un dato di fatto antropologico: le donne hanno di solito le gambe pelose, non solo le gambe, anche le ascelle e l’inguine, chi più chi meno. alcune per nulla, alcune moltissimo, la maggior parte una via di mezzo.

io, personalmente, tanto per fare “outing”, sono un terzino destro. la mia estetista ha sempre un bel daffare.

mentre pensavo a questa cosa della ceretta mi venivano in mente quei film maialecci anni ottanta sugli sperduti nelle isole deserte, quelli dove si ritrovano lei e lui, soli, la spiaggia candida e il mare blu.

si innamorano, nuotano nudi, mangiano cocco, fanno l’amore.

dopo due mesi lui ha la barba lunga.

lei ha le gambe ancora depilate.

immaginiamolo nella realtà.

dopo due mesi lui ha la barba lunga, lei i polpacci di cabrini (e cito un calciatore anni ottanta perché quelli moderni se li fanno, i peli alle gambe).

immaginatevi voi.

siete sull’isola deserta con l’uomo della vostra vita.

è bello come il sole e vi ama alla follia.

non avete un rasoio.

“caro, devo dirti una cosa: fra una settimana sarò pelosa…”

e ora sondaggio.

per le donne: come lo vivete?

per gli uomini: quanto ve ne importa?

rispondete numerosi che vi leggo stasera!

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sul concetto di “coppetta”

lo confesso, un giorno mi dovrò iscrivere a un gruppo di supporto per compratori di tazzine e coppette.

sorvolando sulle tazzine, delle quali parleremo in occasione di un prossimo mercatino, parliamo oggi del problema compulsivo legato alle coppette.

ieri ne ho prese due, perché al supermercato dove mi sono fermata in garfagnana, le davano ogni trenta euro di spesa.

perché l’ho fatto? in fin dei conti non erano neanche gratis, occorreva aggiungere un euro e mezzo per ognuna.

in casa ci sono coppette rosse (13, quando le ho prese ho pensato che se ne rompevo una rimaneva un servito da 12) gialle e verdi (12, perché 13 non ne avevano) di vetro (di quelle 19 perché servivano per un pranzo di natale),  6 di plastica (per i picnic, vuoi fare un picnic senza coppette?) 6 piccoline,  e 6 grandi, bellissime, fatte a mano, comprate in francia, una meraviglia.

ne consegue che iniziare la raccolta di un servito da 6 in un supermercato garfagnino dove chissà se tornerò, in effetti sa un po’ di maniaco mentale.

il problema è che non è tutto.

non è tutto, signore e signori della corte.

ieri, siamo passati  dal LIDL, dove finisco sempre quando la nostalgia della germania va fuori controllo e al LIDL c’erano… le coppette da crème brulée. quelle marroni, basse, perfette, che assomigliano a quelle per le tapas.

confezioni da 4.

che a comprarne 3, avrebbero permesso la formazione della magica dozzina.

di seguito è riportato il dialogo.

“non hai bisogno di queste coppette! quando mai hai fatto la crème brulée?”

“che discorsi! non l’ho mai fatta, perché NON AVEVO LE COPPETTE GIUSTE!”

“e perché queste sarebbero più giuste delle altre che sono già in tuo possesso?”

“perché sono basse”

“non puoi riempire a metà quelle che abbiamo già?”

davanti al problema risolto di geometria mi si sono spuntate le armi.

ho tentato anche l’ultima arma delle femmine.

il silenzio.

“dai! non ti puoi arrabbiare per delle coppette!”

“infatti io mica sono arrabbiata…”

(ride)

“sì, certo… guardati, sembri uno struzzo…”

“io? no davvero!”

“e allora che hai?”

“niente”

“eccerto”

“umpf… e va bene, comprerò questo pacchetto di patatine al formaggio per sublimare la perdita delle coppette, ingrasserò e sarà solo colpa tua!”

“me ne dai una?”

“no!”

 

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ripartenze

tornare alla vita di sempre non sarà semplice.

sono state bellissime, necessarie, colorate vacanze. la sardegna è una terra che merita il desiderio forte di tornarci, o anche di non andar mai via.

ma adesso sono qui, la torre delle ore tinta di giallo mi dice che è ora di alzarsi.

però mi sento diversa, come quando a scuola si rientrava a settembre ed eravamo più grandi dei teorici tre mesi passati in vacanza, già appartenenti all’anno scolastico successivo, qualcuno più magro, qualcuno più alto, cresciuti in disparte dalla scuola, quasi di nascosto dai compagni.

così oggi, per me, questo ripartire è anche pieno di buoni propositi, dei quali il più importante è quello di ricordare sempre che esiste il mare, dall’altra parte della strada, anche quando siamo davanti a un computer, in una riunione, a fare una fotocopia, a battere la testa nel muro, il mare esiste, non è sparito con l’arrivo a livorno del traghetto, è ancora lì, azzurro e pieno di vita.

ancora ci sono le mie adorate vecchiette sarde, col fazzoletto in testa e la sedia pieghevole portata sottobraccio fino in spiaggia, per chiacchierare e fare l’uncinetto all’ombra degli eucalipti.

ancora c’è orgosolo, ruvida e incredibile, barumini e le sue pietre, il supramonte, il calore dell’amicizia e della famiglia ritrovata, il mirto forte, le grotte e l’acqua blu.

non devo dimenticare, quando fra poco verrò trascinata nella vita consueta, che fra i due lati dello specchio, quello vero e importante è quello del panino sotto l’ombrellone, dei bimbi panati di sabbia, e degli oleandri screziati di rosa.

l’altro lato è quello che si attraversa per tornare di nuovo lì.

stasera alle sette sarò di nuovo in vacanza fino a domattina.

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Italie a confronto

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La gola di gorropu

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Il mondo di sopra e il mondo di sotto

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Il coltellaio della barbagia

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La bimba col retino

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Orgosolo e il supramonte

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Un pezzo di legno

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