Le scEnze, lo studio e la sinistra

In questi tempi di covid mi sono ritrovata spesso a polemizzare con conoscenti, amici di amici, a volte perfino “compagni”, in ogni caso persone delle quali ho stima, che ritengo razionali, di buona scolarizzazione, o di buon cuore.

E invece mi tocca passare il tempo a smentire dati falsi, a convincere che no, non è come un’influenza, che no, non lo hanno inventato le case farmaceutiche, che i vaccini non provocano autismo e che non sarà facile né lunga né semplice.

Che non vietare una cosa non è una diretta autorizzazione a farla, che la mascherina non è una prigione, che no, non respiriamo la stessa anidride carbonica e che non c’è una regia che si diverte a farci ammattire.

Molte di queste persone sono donne, hanno l’età della mia mamma o poco meno, rilanciano catene sui social senza verificare mai prima, sono state per gli anni della loro giovinezza grandi paladine dell’uguaglianza e della giustizia e pretendono invece adesso di non vaccinare figli o nipoti, dando invece l’impressione fondata di forte, inespugnabile, feroce, egoismo.

Ed è lì che mi viene lo sconforto.

Una generazione che ha fatto dell’impegno verso gli altri una bandiera, che si ritrova a seguire indicazioni di nutrizionisti improvvisati e a piantare casini apocalittici se alla mensa del piccolo manca la quinoa, che ha letto il materialismo storico e pensa che il 5g sia un complotto, che ha cercato di cambiare il mondo e adesso pare perfino incapace di distinguere una notizia vera da un fake.

E mi addolora, perché se le notizie false arrivano da beceri leghisti che vomitano odio, quasi quasi mi torna, mentre se mi ritrovo fra le persone di cui ho stima, o affetto e mi sento dire che l’ultima frontiera dell’azione politica è il 5g o le vaccinazioni obbligatorie mi cascano le braccia.

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Una risposta a Le scEnze, lo studio e la sinistra

  1. AD Blues ha detto:

    Ad invecchiare si rincoglionisce, non c’è altra spiegazione.
    (e la cosa mi fa paura perché mi sento già abbastanza vecchio)

    —Alex

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