La distanza, la vicinanza

L’italia che decise la vita, gli emolumenti, gli stipendi dei parlamentari, era molto diversa da quella di oggi.

C’era un pensiero nobile, dietro allo stipendio corposo e al tanto vituperato vitalizio.

Uscivamo da una dittatura, avevamo l’ideale che perfino il figlio dell’operaio, del bracciante, dell’ artigiano, potesse un giorno entrare in parlamento.

E lì non doveva avere paura di nulla.

Paura di perdere il lavoro rientrando in fabbrica, dal padrone, o in bottega.

Doveva essere lontano dai ricatti, primo dei quali quello economico.

E non si diventava parlamentare con un video di due minuti su Youtube o partecipando alle cene giuste.

C’era una scuola, di partito, una disciplina, uno studio attento, scrupoloso, serio.

Perché era un onore, entrare in parlamento, al quale portare rispetto, cultura, idee, ideali.

Poi qualcosa si è rotto.

Invece di lavorare affinché gli elettori aumentassero anche loro in cultura, amore per la cosa pubblica, senso dello stato, si è pensato di guadagnarne il consenso essendo peggiori di loro.

Guardami, rubo, corrompo, evado le tasse e me ne vanto, puoi farlo anche tu se mi voti.

Guardami, diffondo falsità e odio, cerco un nemico su cui scagliarti, così non pensi che la responsabilità dei tuoi fallimenti sei tu, o al massimo io. Fallo, grida volgarità senza freno, odia senza remore, ti sentirai meglio.

Così si è blandito il popolo, non come chi lavorava per il suo sviluppo, ma come un compagno d’asilo, con cui tirare le trecce alla bimba bionda.

E però, se sei uguale al popolo che hai addestrato a mordere, ecco che non puoi pensare che ti permettano di guadagnare più del popolo.

Il tuo stipendio, il tuo vitalizio, diventa scandalo, perché non sei nulla di migliore di me.

Sei ignorante come me, assenteista come me, volgare come me e, cosa terribile per la democrazia, inutile quanto me.

Allora posso pensare che il nemico non sia il nero, il finocchio, le donne.

Forse il nemico sei tu.

Tu che ti fai i selfie e mangi panini e bevi birra per dimostrare che sei come me.

Ma non lo sei.

E allora il tuo vitalizio diventa la mia rivincita, la mia richiesta, la mia piccola vendetta per chi pare identico a me, solo più ricco.

È l’inizio della fine.

O forse l’abbiamo raggiunta da tempo, ma non ce ne stiamo accorgendo perché non è scritta su Facebook.

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Una risposta a La distanza, la vicinanza

  1. Falai Giuseppe (beppe) ha detto:

    è proprio tutto vero quello che hai scritto, la domanda è come se ne esce. oggi, a mio modestissimo avviso siamo in un tunnel senza luce ne futuro perchè i vertici dei partiti e dei sindacati, continuano a decidere abusando del potere di delega e per di più fanno cose molto discutibili (esempio: la demolizione dell’Art.18 ) e non si fa una riforma seria per eliminare l’evasione fiscale e contemporaneamente le nostre imprese( quei pochi che pagano tutte le tasse)
    pagano troppe tasse (pagano il 20% in più rispetto agli altri paesi EU e mondiali). I compagni veri così come le persone preparate e intelligenti si allontanano dalla politica, così andiamo a sbattere
    ei meno abbienti,i più bisognosi pagheranno ancora. beppe

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