Per Emily, per Mario e per tutti gli altri

In una delle mie vite precedenti capitai a Nanchino, Cina, a ispezionare un fornitore di eparina sodica (ebbene sì, le case farmaceutiche comprano materie prime in Cina, forse non lo sapevate, ma i due UNICI produttori mondiali di questa sostanza sono cinesi. Metteteci un toppino).

La ragazza che mi accompagnava fra gli uffici si chiamava Emily.

“Non è il mio vero nome, ma quando ho fatto il dottorato negli Stati Uniti era l’anno della lettera E e ci chiesero di sceglierci un nome occidentale con quella lettera”.

Mi gelò il sangue.

Rinunciare al proprio nome, alla propria identità.

È un torto che non sono riuscita a fare nemmeno a mio figlio, al quale è rimasto, come ricordo dei suoi primi nove mesi di vita, un secondo nome che un giorno, se vorrà, potrà tornare primo.

Soprattutto doverlo fare, e con una tecnica da allevamento di rottweiler.

L’anno con la E…

Ho anche un amico, che non si chiama Mario.

Lo ha ribattezzato così il suo datore di lavoro, sostenendo che “Miloud” fosse troppo difficile da pronunciare.

“Mario”… che non c’entra nulla, ma che inizia con la M.

Cambiare il nome di un adulto per comodità, come cambieresti il nome a un gatto, a un canarino, a un pesce rosso.

Non per amore, non per affetto.

Per rimarcare un possesso, una superiorità.

Sono stata per tre anni Fraudelciaro, e mi è capitato ogni tanto di sbottare un “e comunque si dice Kiaro, come Kimono!” Come a rivendicare un’esistenza in vita,un “Io sono diversa, io non sono vostra, io non sono di nessuno”.

E sentire di qualcuno che si vanta di aver ribattezzato “Emilia” la colf straniera perché “entra in casa mia, prende i miei soldi, la chiamo come mi pare” ha un sapore così antico di vecchia boria padronale che fa venire voglia di riprendere in mano vecchie bandiere.

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5 risposte a Per Emily, per Mario e per tutti gli altri

  1. AD Blues ha detto:

    E poi basta leggere l’articolo 22 della Costituzione che magari non normerà esattamente questo caso ma che è illuminante:
    “Nessuno puo` essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”

  2. Maria Teresa Filieri ha detto:

    Capisco, devo dire che non ci ho mai riflettuto troppo! Mi è successo spesso all’estero, in Africa o in Medio Oriente, in Iran, che le persone che incontravo di dicessero ‘Mi chiamo XXXXX ma per te è difficle quendi chiamami pure … e mi suggerivano una semplificazione del proprio nome.

  3. marcoghibellino ha detto:

    se a cambiare il nome ad una persona è un datore di lavoro , tutto ciò mi ricorda gli schiavi di epoca greco romana , ai quali il padrone dava lui un nome, spersonalizzandoli perchè gli schiavi * erano NON PERSONE .
    * non a tutti, perchè c’erano shiavi specializzati e molto costosi, filosofi , maestri medici ecc e quelli venivano trattati con lo stesso riguardo con cui uno stronzo orafo aretino tratta la sua ferrari

  4. pensierini ha detto:

    Che prepotenza. Non a caso è un uomo che esercita un sopruso su una donna. Nihil novum…

  5. donna allo specchio ha detto:

    che arroganza! fa lo stesso effetto anche a me

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