Da grandi

Sabato siamo stati a un bellissimo matrimonio.

Ragazzi giovani, con tanti amici e parenti felici, un bel posto, al fresco, con i bimbi che potevano giocare liberamente, che se c’è un prato, due alberi e venti bimbi, non c’è bisogno dell’animazione, i bimbi sanno sempre animarsi da soli.

Durante la cerimonia abbiamo conosciuto una bellissima trentenne, di origine indiana, adottata a pochi mesi a Firenze e madre di un’ altrettanto bellissima bambina.

L’accento e il piglio fiorentino, i modi di dire di chi è cresciuto in riva all’Arno, la risata contagiosa, l’amore per il lampredotto.

Quando il piccolo era davvero piccolo, un giorno, il chirurgo, davanti alle nostre paure sulle prese in giro dei coetanei ci disse: crescerà toscano, li metterà a stare.

Da sabato sera capisco cosa voleva dire.

Al nostro tavolo, durante la cena, una famiglia partenopea, i nonni, figlio e figlia, i nipotini. Dei due fratelli, quasi cinquantenni, uno era evidentemente stato adottato, dall’Eritrea, ho pensato per tutto il tempo, per via dei lineamenti eleganti, la pelle e i capelli scuri.

La sorella, tipica partenopea: gli occhi verdi, florida, i capelli con le meches, i gioielli scelti con la cura di chi va a un matrimonio, l’occhio per i figli della mamma del sud, quello che negli stereotipi di ognuno di noi le vuole più attente, più ansiose, più presenti.

Li ho osservati per tutta la cena, cercavo di capire se qualcosa li distinguesse, a parte il colore della pelle, degli occhi, dei capelli.

Ma nulla, napoletani entrambi, fin nel midollo, nell’accento, nelle battute, nella mimica, nella relazione con gli anziani genitori, affettuosa e ironica nello stesso tempo.

Mentre guardavamo il piccolo giocare lontano, loro hanno affrontato il discorso.

Da quale paese viene?

Dall’Armenia, siamo insieme da quasi quattro anni.

Noi dal Brasile, sia io che mia sorella. Abbiamo la stessa identica età ma siamo stati adottati in due momenti diversi.

Mi sono caduti gli occhiali dei pregiudizi.

Entrambi adottati, entrambi brasiliani, un moro e una bionda, un nero e una bianca, occhi neri e occhi verdi. In buona sostanza entrambi brasiliani.

In buona sostanza entrambi napoletani.

Felicemente adulti, felicemente identici alla loro famiglia, felicemente a brindare al matrimonio di due giovani ragazzi.

Terrò con me per sempre una frase che mi hanno detto sabato sera:

Un bimbo adottato può essere molto felice, perché sa che i suoi genitori l’hanno cercato, desiderato, voluto e rincorso fino in capo al mondo.

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