Che ne è stata della matematica?

Ci sono cose che i miei ragazzi non amano.

Una di queste è la matematica e di conseguenza tutti gli argomenti che hanno a che fare con lei.

Mi possono ripetere la descrizione della mitosi e della meiosi, il dentro e il fuori ferie cellule, la descrizione dell’uovo amniotico e tutti i pezzi di un fiore.

Ma vanno in crisi per calcolare una concentrazione, bilanciare una reazione, calcolare il numero di moli, ragionare su frazioni elementari e collegare le proprietà delle potenze con numeri per loro comprensibili.

10^-3 è forse minore di zero?

Che vuol dire che il risultato di una frazione sia maggiore, minore o uguale a uno? Cosa ci dice dei numeri che stanno sopra rispetto a quelli che stanno sotto?

È maggiore la superficie di un kg di ferro ridotto a filo, a lamina o a lingotto?

E il volume cambia?

Si badi che sono ragazzi che fanno robe complicate, traducono lingue antiche, una anche in un alfabeto diverso, sono brillanti, intelligenti e colti.

Eppure davanti ai numeri è come se da soli si autoescludessero dalla comunità dei ragionanti.

Non so dove nasca il problema, il piccolo va alla primaria ed è felice di fare matematica, e anche io ricordo che alle elementari ne ero entusiasta.

Delle medie non ho ricordi né in un senso né nell’altro.

Però ricordo le mie paure al liceo, identiche alle loro, le mie fragilità, la mia ansia e la mia perenne sensazione di non essere abbastanza intelligente.

E vorrei trovare il modo per fare capire ai miei ragazzi che lo so benissimo che sanno che 10^-3 non è un numero negativo, che possono capire perfettamente il senso di una frazione, che conoscono la questione del rapporto superficie/volume, ma quando ci provo scuotono la testa, mi ripetono che loro non ce la faranno mai a capire la matematica, che non è roba loro ed è per questo che hanno scelto il classico.

E non capiscono che si perdono un pezzo di mondo ganzo, utile, affascinante, e che il mondo perde il loro cervello, che potrebbe volare e invece va a piedi, come le anatre di Dresda quando il vento è troppo forte.

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2 risposte a Che ne è stata della matematica?

  1. bimamma ha detto:

    La mia maestra delle elementari spiegava con passione tutte le materie, la matematica un po’ meno: io andavo benissimo in tutte le materie, a matematica un po’ meno: diciamo bene. Così mi stamparono addosso l’ etichetta ‘poco portata per i numeri’ e con quella mi presentai alle medie. Le attraversai accontentandomi della sufficienza in matematica,mentre nel resto delle materie avevo ottimo. Ai parenti mamma diceva ‘è portata per gli studi umanistici, matematica non è per lei’: io mi abbottonai per bene quella giacca che m’ avevano cucito addosso e me la portai pure al Ginnasio. E certo, negata per la matematica, dove volevo andare se non al Classico? In prima Liceo arrivò la professoressa Rufini. I capelli gonfi un po’ spettinati, sempre affannata per il ritardo del treno da Tivoli. Però sorridente e divertita dalle nostre scempiaggini di adolescenti. Con lei perfino i meno studiosi si impegnavano per arrivare alla sufficienza piena. Fu lei a farmi entrare nel bellissimo mondo della Fisica e dei numeri, così in Matematica passai dal 6 striminzito al 9 che di più non si poteva (‘meriteresti 10,ma non posso dartelo che siamo al Classico’). Se sono ingegnera elettronica lo devo a lei. Non so se ho risposto alla tua domanda, ma credo che i bambini e i ragazzi si adattino all’ immagine che gli adulti se ne fanno: per non deluderli.

  2. Tiziana ha detto:

    Da bambina non amavo la matematica per ‘partito preso’, perché era difficile, una femmina è più portata per le lettere, e via di luoghi comuni…alle medie ho incontrato una professoressa che rendeva interessante pure quel ‘mostro’ di materia, alle superiori ho scelto altre strade ma ancora oggi per rilassarmi a volte faccio le espressioni che trovo sui libri dei nipoti

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