Le mie scarpette rosse

Le mie scarpette rosse erano un paio di ballerine da lancio, che usavo ai piedi sotto i seri tailleur che portavo al lavoro.

Si chiamavano ballerine da lancio perché una volta rientrata in casa, ovunque casa fosse e qualunque cosa casa volesse dire, si potevano togliere dai piedi con un piccolo calcio, che le faceva volare lontano e che decretava la fine della giornata lavorativa.

Lavoravo in un mondo di uomini.

E quasi tutti erano persone per bene.

Ma in un mondo di uomini puoi stare certa che ogni piega della camicia, ogni orlo della gonna, ogni increspatura del labbro durante una riunione sarebbe stata notata, usata, chiacchierata.

Dobbiamo andare a una riunione a Parigi, ma non porterò più di due donne, le donne in una riunione ci fanno apparire deboli e le donne sono perfette solo per fare il caffè.

Risata dei presenti.

Risata dei presenti.

Non sedie che volano, il tipo agguantato per la cravatta e come ti permetti.

No.

Risate dei presenti.

Così è lavorare in un mondo di uomini.

Direi pure quando va tutto quasi bene.

Nessuno mi ha mai picchiato, molestato o minacciato.

Ma le mie scarpette rosse ricordano ogni battuta sessista, ogni ammicco alla mia presenza e alla lavapiatti (inutile, in un ufficio, con tutte quelle donne...) e ogni sera che hanno accelerato il passo per uscire da un parcheggio buio.

Le mie scarpette rosse le ho ancora, sulla scatola c’è scritto da lancio a ricordarmi il lungo periodo di fedele lavoro, a ricordarmi che essere donna ha troppo spesso bisogno di scarpe da lanciare.

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Una risposta a Le mie scarpette rosse

  1. pensierini ha detto:

    E ti è andata molto bene. È successo a tutte di accelerare il
    passo al buio da sola, di evitare di restare in ascensore da sola con un uomo, di evitare tante situazioni potenzialmente pericolose, di usare accortezze e prudenze ignote agli uomini. Così va il mondo. Speriamo che le nostre figlie, nuore, nipoti, questo sia altrettanto ignoto.

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