Un’alba, lì fuori

Siamo tornati a Lucca, anche se un po’ ancora sbrindellati.

Come vuole la tradizione i vari furgoncini di sistema ambiente hanno iniziato a suonare il roccherolle verso le sei del mattino.

Le finestre aperte ancora regalano l’illusione che stiano svuotando i cassonetti direttamente sul mio comodino, così non devo ancora mettere la sveglia.

Il campanile di San Michele stamani era immerso in una nuvola di zucchero filato rosa, la Torre delle Ore gli faceva buona compagnia, il cielo era placido e tranquillo, mentre a terra si scatenava l’apocalisse di spazzolona, retromarcia con l’avvisatore acustico, signore che svuota i cestini, colleghi a chiacchiera col furgone acceso che fa tanto ritorno in città.

Ho chiuso le finestre e ho finto che fosse ancora l’ora di dormire.

La spazzolona è tornata e ritornata, fino a che la piazza non è stata liscia e splendente come le chiappe di un neonato.

Ma il cielo, della spazzolona, se ne frega, ed ha continuato il suo spettacolo tardo romantico, come a dirmi piantala di grugnire, alza gli occhi e guarda me, non sono bellissimo? Le spazzolone, come i guai, vanno e vengono, ma il cielo resta sempre lì.

Siccome aveva ragione lui ho smesso di grugnire e ho fatto il caffè. Qualcuno ne vuole?

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3 risposte a Un’alba, lì fuori

  1. marcoghibellino ha detto:

    grazie volentieri, ero in crisi di astinenza ^^ da lunedi , perchè ricoverato in UTIC dove mi hganno messo altri 2 STENT ,( dimesso ieri) bhè la vita continua , diciamo così

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