Du couscous

A La Fuve le tavole sono sempre allungate, le tovaglie aggiunte e i piatti scompagnati.

Perché c’è sempre gente. Amici, gente che passa, gente che si mette in viaggio perché una volta tanto che siamo in zona bisogna vedersi.

Ieri quindi c’è stato uno dei pranzi in giardino comme il faut.

L’ombrellone, perché quando c’è il sole picchia, e picchia ammodo, una tavola lunga e amici cari.

Abbiamo mangiato couscous, portato da loro.

Couscous perché i nostri amici sono franco-iraniani, ma a dire il vero non solo.

A dire il vero sono francesi, e bona, ma è bellissimo scavare nelle famiglie per trovare i tanti fili del tappeto.

Lui, iraniano ebreo, fuggito dalla rivoluzione islamica con la famiglia mille anni fa.

Lei, francese, ma di origine italiana, del nord Italia.

Loro due della generazione di mia madre.

Lui, dai colori del piccolo, capelli neri, occhi scuri e intensi.

Lei una fata delle favole, i lunghissimi capelli chiari, gli occhi brillanti di verdeazzurro, la pelle bianca come la luna.

I loro figli, di una bellezza rara, sono della mia, di generazioni, e pur vedendoci pochissimo ci vogliamo molto bene.

I nipoti sono della generazione del piccolo, e con lui hanno giocato tutta la mattina in un esperanto bellissimo, che conosco bene, per averlo usato à mon tour.

È stato bello mangiare couscous sulle montagne della fondue di formaggio, ascoltare il piccolo recitare la divina commedia (cavallo di battaglia degli ultimi due mesi) in italiano, ascoltare HDC che in francese spiegava lo spazio e l’universo, bere il caffè fatto col filtro e trovarlo giusto per l’occasione.

È stato bello stare insieme.

È stato bello mescolare le carte.

È bellissimo mostrare a un piccolo che ci sono mille modi diversi di stare al mondo, mille modi di parlare, di mangiare, di bere, di giocare.

E che più lì mescoliamo più prendono sapore.

Come il couscous.

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Una risposta a Du couscous

  1. marcoghibellino ha detto:

    Poiché nessuno risponde, ahimè, del domani

    allieta dunque, oggi, questo triste cuore.

    Vino bevi al chiaro di luna, Luna, ché la luna

    molto ancor brillerà e noi non troverà sulla Terra.

    Fin quando sprecherai la tua vita adorando te stesso?

    E ad affannarti a correre dietro all’Essere e al Nulla?

    Bevi vino, ché una vita che ha in fondo solo la Morte

    meglio è che passi nel sonno, meglio è che passi in ebbrezza.

    Omar Khayyam

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