La Fuve

La Fuve è una grande baita di montagna, persa fra gli abeti e gli alberi e le mucche del Jura francese.

È il posto magico dove da piccola ho iniziato a conoscere questa lingua così familiare, e che mi ha fatto venire la voglia di impararla.

Siamo qui per qualche giorno, ci sono altre due famiglie, amici di amici, coni loro bambini.

I bimbi si sono fatti un piccolo vocabolario minimo, con sopra grazie, prego, buongiorno, i colori, e poco altro, per qualche parola chiedono la traduzione via via ma la maggior parte del tempo si arrangiano fra loro, inventando parole, capendo ognuno la lingua dell’altro parlata lentamente, o ripetuta mille volte o semplicemente facendo senza.

Capire che il mondo non finisce a casa propria è un grande e necessario esercizio, capire che esistono tanti modi diversi di stare al mondo, mettendo il gruyère sugli spaghetti, traducendo insieme Topolino, catturando e liberando chiocciole dopo la pioggia, bevendo all’apero un succo di mele e proponendo pecorino col miele di castagno.

E la casa accoglie, col suo pavimento di pietra e assi di legno, la stufa accesa, la pompa dell’acqua in cucina, i letti con l’imbottito pesante.

Grazie, ancora una volta.

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