Di Storia e di memorie

Sono stata a sentire la presentazione del libro di Eric Gobetti a Borgo a Mozzano “e allora le foibe?”

Da tempo non uscivo di casa per qualcosa che nutrisse il cervello, il covid, le mille cose da fare, i casini da gestire, hanno decisamente dato un taglio alle mie uscite, ma spero di riuscire a farlo di nuovo, perché ho visto quanto sia stato necessario.

Intanto perché vedere altri esemplari della mia specie mi fa sentire meno sola (un grande saluto a Pablo, che non ho potuto salutare andando) e poi perché permette di non smettere definitivamente di ragionare.

Ragionare sulle foibe è un esercizio di lucidità.

Cercare di collocarle nel loro contesto storico e geografico, la seconda guerra mondiale, (ma forse bisogna partire pure prima, ci hanno spiegato, forse dalla costituzione dello stato italiano) il confine orientale.

E poi comprendere che la memoria è sempre un ping pong fra popoli.

Noi facciamo memoria delle foibe, sloveni e croati fanno memoria del fascismo, noi contiamo i nostri esuli, loro ne hanno avuti negli anni precedenti.

Noi, italiani brava gente, che abbiamo vietato la loro lingua, bruciato le loro case, ucciso i loro partigiani e deportato le loro famiglie.

Le complesse vicende del confine nordorientale, citate in fondo al titolo della legge che le istituisce non vengono quasi mai analizzate e forse, questo utilizzare le foibe come puro contraltare del giorno della memoria, è anche un mancare di rispetto proprio alle vittime innocenti.

Il giorno della memoria è la data dell’apertura dei cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa.

Il giorno del ricordo delle foibe è il 10 febbraio, giorno della firma della fine della seconda guerra mondiale.

Noi cerchiamo di fare memoria usando come data triste la fine di un incubo che come paese avevamo contribuito a portare avanti per il mondo intero.

E forse allora, oltre alla memoria, che viene presa e masticata, fatta diventare gomma e quando conviene invocata o in altre occasioni taciuta, occorre coltivare la storia, la ricerca storica, il lavoro come quello di Gobetti, i tentativi di comprendere come i singoli episodi facciano parte di un tessuto più grande, come vadano letti con metodo e ricerca.

Il nostro continente è un crogiuolo di popoli diversi minoranze e maggioranze di qua e di là di una riga immaginaria che chiamiamo confine e sul quale ci spariamo o ci siamo sparati per secoli.

Gli storici ci aiutino con la storia, e noi cerchiamo di iniziare a mescolarci, una buona volta, impariamo le lingue degli altri, mangiamo il loro cibo, balliamo la loro musica, facciamo memoria, ma che sia una memoria che accoglie quella dell’altro, non una memoria da usare sui social da dare in testa, ma una memoria lucida, che non dimentica ma conosce.

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Una risposta a Di Storia e di memorie

  1. Lucio Ciccone ha detto:

    Non ho potuto venire a sentire Gobetti a Borgo a Mozzano ma mi è bastato leggere l’articolo di Gregorio De Falco sull’argomento foibe. Se non l’hai letto te lo consiglio. Oppure basta andare su Google e digitare: Generale Roatta. Un salutone

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