Di musica, vecchi che corrono e genetica

Stamani il mio giretto di corsa è stato più faticoso del solito.

Forse il caldo, forse una minisalitella non prevista e scelta all’ultimo momento, hanno fiaccato un po’ il ritmo.

Verso il quinto chilometro, sulla salita finale, vedo un’ombra alle mie spalle.

Dopo pochi secondi dei passi svelti mi sorpassano.

Un vecchio.

Bellissimo, fra l’altro.

Con la maglia gialla come al tour ma fosforescente come a Decathlon.

Mi sorpassa con la serenità di chi va in salita come io sul pari.

Mentre nelle cuffie c’è pure Samarcanda.

Accidenti.

Finisce la salita che io sono ancora a metà.

Io immagino di non vederlo mai più, perché dietro la curva c’è un burrone che porta direttamente all’inferno dei vecchi che sorpassano in salita come se niente fosse e per contrappasso li mettono nel girone di quelli che fanno la fila alle poste e gli passano avanti quelli col bancoposta.

Invece lo rivedo.

L’infingardo.

Sta camminando, lungo la leggera discesa che segue la salitissima.

Forse è stanco.

Forse, più probabilmente, è arrivato a casa sua.

Ma io vengo presa dai geni ereditati da mio nonno.

Mio nonno correva in bicicletta.

E siccome era piccolo ma tarchiato e un po’ pesante, in salita faticava, e si faceva superare.

Però poi in discesa non aveva paura di nulla, si metteva chino sul manubrio e li riprendeva tutti, perché, diceva, non toccava mai il freno.

Io la cosa del freno non l’ho ereditata.

Sono una fifona terribile e in discesa in bicicletta sui miei freni si possono cuocere le uova.

Ma a piedi, e su una discesa leggera, e con davanti la maglia gialla, mi sono sentita al Tour e ho deciso che lo avrei superato prima che fosse entrato in un cancello qualsiasi per dichiarare alla moglie che aveva superato in salita una culona più giovane di lui.

Alle orecchie ti sento dei Matia Bazar (le canzoni per correre me le faccio scegliere dal telefono e devo dire ci indovina) ho accelerato.

Ripreso il vecchio.

Sorpassato.

Alzato nei miei pensieri le braccia al cielo e urlato e lucettina è maglia gialla in questo ultimo clamoroso frammento di fine tappa, ci vediamo a Parigi!!!

Ho corso ancora, il telefono ha messo Joe il temerario, con lui ho fatto ancora un po’, poi per l’ultimo chilometro è arrivato De Gregori e mi sono rilassata.

Dal Tourmalet è tutto, linea allo studio.

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Una risposta a Di musica, vecchi che corrono e genetica

  1. marcoghibellino ha detto:

    ^^

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