Addio, e grazie di tutto

Ho messo i miei primi occhiali che ero in seconda media.

Un po’ mi piaceva l’idea di darmi un tono, alle medie siamo sempre alla ricerca di qualcosa che sia nostro e solo nostro e pensavo mi avrebbero dato un che di interessante.

Ma quando alla visita oculistica, il medico mi mise le lenti sul naso e vidi il mondo come pensavo non si potesse vedere, una lacrima scese sulla guancia, un po’ per la forte emozione, un po’ perché capivo l’ineluttabilità della cosa.

Gli occhiali non sarebbero stati una scelta, un vezzo, una voglia, ma un obbligo, e per tutta la vita.

Sarei stata sotto vetro per sempre.

Questo pensavo mentre tornavo in macchina verso Farneta, con in mano la prima di mille ricette oculistiche.

-0.75, -1.

Una bazzecola, che negli anni sarebbe aumentata in grandezza e complessità, con differenze fra gli occhi e l’arrivo dell’astigmatismo a rendere tutto più complicato.

I primi occhiali li ho graffiati, sciagattati, allentati, distrutti.

Col tempo ho imparato a considerarli sacri, a tenerli impeccabilmente puliti, ad amarli, perfino.

Mi ci sono nascosta dietro tutta la vita.

Poco importa che fossero trasparenti, erano un piccolo muro sicuro dietro al quale nascondersi.

Fino a che non sono diventati troppo pesanti.

Troppo pesanti loro, troppo pesante la vita senza di loro.

Ero stufa di non vedermi i piedi sotto la doccia, di non capire quale flacone fosse shampoo e quale balsamo, di fare il bagno in mare senza vedere le conchiglie o un pesce o una medusa.

Ho provato le lenti a contatto, ma troppo diversa e complessa era la mia situazione fra un occhio e l’altro per avere correzioni adeguate.

Così ho deciso.

Ho rotto il porcellino e per il mio compleanno mi sono fatta un grande regalo: sono finita sotto un laser da guardare senza muovere alcun muscolo, trenta secondi per occhio, e ne sono uscita senza occhiali.

La vista inizialmente un po’ appannata si sta schiarendo, nel giro di una settimana circa tutto dovrebbe andare a posto, ma già adesso vivo senza occhiali e mi pare una cosa irreale.

Ancora penso a loro quando mi tolgo una maglia, o quando vado a dormire faccio il gesto di togliermeli, o me li cerco per paura che stiano per cadere.

Dopo 35 anni.

Quasi un andare in pensione.

Di sicuro ci ho mandato loro.

Addio, compagni di una vita, e grazie di ogni volta che siete stati con me.

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2 risposte a Addio, e grazie di tutto

  1. AD Blues ha detto:

    Brava Luci!

    —-Alex

  2. Tiziana ha detto:

    Che bella cosa la scIenza

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