Sei anni

La tata ti fece l’ultimo bagno nel lavandino, ti tagliò con amore i capelli e le unghie delle manine e dei piedini.

Questo bimbo sta per incontrare i nonni, deve essere bellissimo!

Mi disse un po’ commossa nel mettermelo in braccio.

E io, ero commossa anche io, perché lo sapevo che ti avrei portato nel posto dove dovevi stare, ma sapevo anche che chi ti stava consegnando a me ti aveva amato, con tutto il cuore e tutta la delicatezza di una donna.

Lasciammo la casa dei bambini in macchina e andammo alla casa dove per tre settimane eravamo stati un po’ armeni anche noi.

Adesso dovevamo volare.

Noi tre.

Babbo, io e te, senza paura.

Biberon, vestiti troppo grandi (hai avuto vestiti troppo grandi da sempre, figlio mio) tettarelle per bocche speciali, l’insicurezza di fare bene, la voglia di saperci fare.

Quella prima notte insieme durò poco, alle tre ci vennero a prendere per portarci in aeroporto.

Ma ricordo che osservavo il tuo dormire tranquillo, accanto a una donna sconosciuta, sereno più di me, come se tutto fosse stato orchestrato niente meno che da te.

La nostra prima notte insieme, l’inizio della vita come doveva andare.

Tanti auguri, piccolo che sta diventando grande, viaggiatore sereno e impassibile, ciucciatore di dita e di manine, osservatore di tutti e di tutto.

Che bellezza, averti incontrato.

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