Prendersi una pausa?

Ho una preghiera per il mondo scientifico e medico in particolare.

Ce la fate a tacere, che so, per un mese? O anche mezzo, una settimana, quel che potete.

Prendetevi tempo, fate un bel respiro, e prima di cedere nuovamente alla lusinga di una intervista di un giornale, di un talk show, di di un social, provate a contare fino a cento, fino a mille, se necessario.

Ve lo chiedo perché sto iniziando a perdermi io, io che vi voglio bene, io che provo a tenermi aggiornata, io che cerco sempre di difendere la scienza anche quando gli uomini e le donne che la rappresentano, fanno dichiarazioni uno contro l’altro, un giorno dietro l’altro.

Come si può pensare che la gente normale, quella che non ha le competenze tecniche, possa comprendere, capire, decidere con serenità, se su ogni cosa si dice tutto e il contrario di tutto, si fanno affermazioni perentorie per smentirle la settimana successiva?

Lo so che si sta navigando a vista.

Sarebbe anche difficile fare diversamente.

I vaccini ci sono, li abbiamo fatti, chi più chi meno serenamente, chi più chi meno informati.

Le mascherine vanno usate, le mani lavate, le distanze mantenute.

E non perché i vaccini non funzionino, funzionano e lo sappiamo. Che occorra una terza dose e forse ne occorreranno altre lo sapevamo e lo sappiamo, che sarà lunga e faticosa lo sappiamo.

È che quello che abbiamo davanti è una roba talmente ampia (grande come il mondo) che le armi che abbiamo a disposizione vanno usate tutte e nessuna protegge al 100%, ma non proteggere al 100% non vuol dire non funzionare.

Vuol dire imparare a usare il verbo dipende.

Vuol dire imparare a dire per adesso.

Vuol dire imparare a dire forse.

E vuol dire che dobbiamo insegnare alla gente che dipende, per adesso, e forse, sono locuzioni belle, importanti, serie, scientifiche.

Non cadete nella trappola di chi vi chiede certezze, le certezze lasciatele alle religioni.

Educare le persone al fatto che possiamo avere bisogno di tempo, di dati, di informazioni è solo indice di serietà, non di debolezza.

Un abbraccio.

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