Vendemmia

Da bambina mi faceva impressione passare dalla vigna vendemmiata.

Era come il 6 gennaio, quando si sfaceva l’albero e il presepe.

Era il segno della fine inequivocabile dell’estate, dell’inizio della scuola, dell’autunno, delle giornate corte, del passaggio di stagione, del tempo, inesorabile, che passa.

Da qualche anno a Farneta non si vendemmia: la vigna, faticosa e spesso avara di soddisfazioni, da tempo è ridotta a qualche filare senza pretesa, e non è più sufficiente a giustificare le sforzo.

Ma a casa Burberoni sì, e per il piccolo è un momento importante e glorioso.

Il trattore, la macchina deraspatrice, le forbici, gli stivali, le bestie strane trovate sulle pigne succose e appiccicose, le chiacchiere dei grandi, sul vino e sulla vita, ogni cosa è preziosa.

E io mi ricordo, i miei nonni, durante le vendemmie.

Mi ricordo i fiori d’autunno, i pranzi sotto il sole, l’aria ancora calda, anche se di un colore diverso.

E attraverso gli occhi di un bimbo, torno un po’ bimba anche io.

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