Un mondo suo

Non c’è verso di estorcere notizie su cosa faccia a scuola.

Giochiamo.

Facciamo cose.

Non ricordo.

Non è possibile neanche sbirciare il quaderno perché, semplicemente, ancora non lo hanno usato e se lo usano non lo portano a casa.

Quando ho scelto per il piccolo una scuola Montessori (scuola pubblica, chiariamo subito!) sapevo che avrei dovuto mettere da parte il mio desiderio di controllo, ma non sapevo quanto sarebbe stata dura.

Io ho delle elementari un ricordo virato seppia, fatto di pagine e pagine di astine (che palle, che erano, le astine) di vocali e di sillabe in corsivo.

Ogni pagina iniziava col disegno della cosa che cominciava con quella lettera e poi giù a scatafascio mille lettere a, e, i, o, u e poi ca, ce, ci co, cu e via e via.

E lui gioca.

Ha dei pesci, ha i materiali, ha delle lavagne che cancella e torna come il piccolo mugnaio bianco.

E mi pare felice.

Molto.

Per il quaderno perfetto c’è tempo.

Per il suo entusiasmo no.

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