La religione e i bambini

Ho portato il piccolo a vedere la Luminara.

E la processione.

Siamo per qualche giorno soli a casa, con HDC via per lavoro.

E la festa di Santa Croce è la festa cittadina.

Il frate(*) in Piazza Grande, il giro a vedere i palazzi illuminati, la processione composta da gran parte delle diverse anime della città (non tutte, non tutte, vostro onore).

Mentre aspettavamo l’arrivo dei preferiti del piccolo (tamburini, balestrieri e sbandieratori) ho faticato non poco a rispondere alle sue domande, cercando di tranquillizzarlo affinché a casa si potesse addormentare sereno.

Dall’altoparlante voci che si alternavano parlavano di umiliazione, morte, flagellazione.

Sugli stendardi di alcune antiche confraternite teschi e scheletri.

La croce come esaltazione della morte, non della resurrezione.

Il piccolo è nato in un paese dove delle croci e delle loro esaltazioni si è fatta arte sublime.

Dettaglio del Monastero di Novarank, Armenia

I Kashkar armeni sono la raffigurazione più raffinata della croce. Spesso “fiorisce” letteralmente dall’albero della vita e ha le radici nel globo che raffigura la Terra, è decorata in ogni dettaglio ed è, meravigliosamente, vuota.

Vuota perché ricorda non la morte, ma la resurrezione.

Non è un Cristo appeso, quello che lì viene esaltato, ma un Cristo altrove.

Ho passato la serata cercando di proteggere un bambino spaventato, sperando che non vedesse, non sentisse, non ascoltasse tutto quel parlare di morte e di disperazione.

Mi ha chiesto chi era stato, mi ha chiesto se avesse sofferto molto, mi ha chiesto se davvero si poteva sopportare una cosa del genere.

E mentre cercavo le parole mi sono chiesta che religione fosse, questa dalla quale occorre proteggere un bambino.

Poi il bimbo si è distratto, ha incontrato alcuni amici dell’asilo futuri compagni di classe, la processione è passata, ci siamo avviati verso casa e piano piano tutto è tornato sereno.

Da lucchese brontolona (lo scopo per il quale il lucchese medio va a vedere Luminara e processione è fare commenti, lo sanno tutti) auspico una cosa per il prossimo anno.

Meno chitarre e più serenità nella liturgia.

Inutile battere le mani e suonare roba sanremese per incorniciare parole di morte e disperazione. Piuttosto mettete Bach e poi parlate di cose belle.

(*) il resto del mondo le chiama, credo, ciambelle? Per noi lucchesi hanno la stessa sacralità del buccellato e della mamma.

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2 risposte a La religione e i bambini

  1. marcoghibellino ha detto:

    diamine si!
    i romani ebbero subito un impatto culturale negativo con i cristiani ( non con gli ebrei , vedi Cesare) , sopratutto le classi basse non capivano ed erano disgustate da una religione che aveva come simbolo la croce, un pò come se adesso ci fossero sette che come simbolo hanno la forca o la ghigliottina , da li…infiniti pregiudizi

    fermo restando che ho ancora la T shirt ” più leoni per Domiziano “

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