Carissimo Pinocchio

Paleomichi e il neomarito ci sono venuti a trovare e abbiamo pensato di portarli a Collodi.

Insieme ad altri cari amici, e insieme al piccolo, grande amante del burattino.

E a camminare sulle salite assurde del paese pareva quasi di vederlo, il burattino, incontrare il gatto e la volpe, vendere l’abbecedario per andare al circo, saltellare da una pietra alla successiva incontro alla vita, ai tanti sbagli che si fanno per diventare adulti, per diventare Veri.

E io guardavo il mio pinocchietto, dal naso piccolissimo, bere il cielo del tramonto come una gassosa e scarpinare per mano ora a un adulto ora a un altro, parlando senza tregua, rimbiscarendo chiunque gli stesse incontro, raccontando di mille cose, di mille mondi, di mille bambini, tutti dentro uno solo.

Davanti alla grande quercia, vecchia di storie e di secoli mi ha chiesto

Perché quando Pinocchio diventa un bimbo vero poi guarda se stesso burattino appoggiato al muro?

Non saprei amore… Forse è come le cicale, che quando fanno la muta sono una cosa diversa ma quello che erano prima resta nel guscio che lasciano sul tronco degli alberi…

Uhm. Forse è così. Forse Pinocchio era già un bimbo vero, dentro la sua anima, doveva solo uscire…

Forse è così, mio saggio e terribile figliolo.

Forse è davvero così.

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Una risposta a Carissimo Pinocchio

  1. donna allo specchio ha detto:

    impressionante! i bambini riescono sempre a sorprenderci!!

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