In una piazza

Piazza San Francesco è la nostra piazza, quella delle cene, delle feste, dei concerti.

Non è al centro della città, è al centro di in quartiere particolare, popolare, curato un tempo dai frati e dalla sezione del PCI.

Tornarci, col Green pass, seduti, a parlare, mangiare, e bere vino mi è parso un sogno.

Un sogno stupendo, che mescolava vecchi amici e vecchi ricordi insieme a nuovi sorrisi, pance di ragazze bellissimamente rotonde, bambini impegnati a giocare, camerieri volontari e cuochi storici.

Un sogno che pensa alla città, da un punto della città eccentrico, in senso geometrico del termine.

E la città che vorrei è un pezzo più in là della città che anche io, nel mio piccolo, ho cercato di costruire.

Giusta, attenta, accogliente, democratica.

Chiedo a Francesco di portare avanti questi sogni, con la determinazione che gli riconosco, ascoltando, tendendo l’orecchio a chi chiede di essere compreso, alle minoranze, tutte, ai marginali, ai soli, ai fragili.

Perché ieri sera ho avuto di nuovo, dopo due anni di pandemia, il senso di una comunità che si ritrova, di una città che cerca una via comune e collettiva.

Buon viaggio France, io, per quel che serve, ci sono.

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