Sulle mura cugine

Le mura di Grosseto sembrano quello che quelle di Lucca hanno o rischiato o mancato di essere.

Rischiato perché in alcuni tratti il degrado è evidente, come è evidente la sovrapposizione di stili epoche e urbanistica senza senso.

Mancato perché là dove le mura ci sono mi pare che facciano più parte della città di quanto non accada con le nostre.

Le case si mescolano ai mattoni delle mura, le strade si confondono le une nelle altre e la minore sacralità permette spesso di viverle più da vicino, più intimamente.

Le nostre mura sono bellissime e intonse.

E un po’ ci assomigliano.

E assomigliano a quelle camere da letto con la bambola sopra il letto rifatto perfettamente, la bambola con la quale non si può giocare, perché si sciupa.

Siamo quelli che fanno venire la polvere sui sacchetti di spezie avuti in souvenir da qualche amico perché sennò si sciupa, o che non aprono i biscotti offerti se la padrona di casa non li apre, che non mettono il vestito buono fino a che non si diventa troppo vecchi per portarlo.

Sulle mura di Grosseto crescono bouganville e pini e cipressi e palme e tutto sembra un po’ sciamannato e disordinato, come la cucina di una zia lontana piena di caos e di odori interessanti.

Le nostre sono diverse.

Sono bellissime.

E perfette.

Come una bambola sul letto.

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