La percezione dei casi particolari

Da quando è iniziata questa maledetta pandemia ho visto un fenomeno già presente nei mezzi di comunicazione di massa farsi preponderante.

L’utilizzo del caso singolo come notizia dal valore universale.

Mi spiego meglio.

Avete presente quelle chiacchiere di una volta dal parrucchiere?

Ah guardi, Parigi è bella ma si mangia malissimo, io UNA VOLTA sono stata in un ristorante a Parigi e mi hanno servito gli spaghetti scotti!

Oppure

Mia nipote è separata, sa, aveva sposato un tedesco e si sa come sono, i tedeschi.

L’esperienza personale e particolare che diventa paradigma e dato generale.

Le persone sono già portate naturalmente a rendere generali le proprie esperienze particolari, perché le esperienze personali colpiscono, restano a lungo nella memoria e nel catalogare l’esistente pesano più del dato generale.

Adesso è il turno di ho un’amica vaccinata che è positiva.

E i giornali sono più o meno sullo stesso livello.

Perché le notizie particolari confermano i bias mentali dei lettori, spingono a cliccare sulla notizia o a comprare il giornale e quindi ovviamente mentre la notizia che 80 persone vaccinate su cento, se entrano in contatto col covid non lo prendono non c’è mai da nessuna parte, ogni volta che una delle venti si contagia viene segnalato, col risultato che la percezione sull’efficacia del vaccino scende particolarmente nella popolazione.

Non solo.

C’è una enorme differenza fra essere positivi e sviluppare la malattia nelle sue forme più gravi e, a quanto pare dagli studi fatti finora, anche nella capacità di trasmissione, perché le copie di virus che si replicano nelle vie aeree di un vaccinato sono molto inferiori.

Ciononostante, siccome l’efficacia nel prevenire la malattia grave e la morte è approssimata a 100% ma non è esattamente 100% ci saranno, sicuramente, anche soggetti vaccinati che moriranno, specialmente se molto anziani.

Immaginiamo siano uno su mille. È un dato a caso.

Avendo vaccinato migliaia di anziani, la notizia che alcuni ne patiscano la conseguenza più dolorosa è una notizia terribile e inguaribile a livello personale e affettivo, ma non dal punto di vista statistico.

Cerco di uscire da questa nassa perché quando si parla di morte non mi va di mescolarla coi numeri.

Mio suocero ha degli alberi di mele.

Che fanno delle mele buonissime.

Una mela su mille ha il baco.

Pescando una mela a caso da un cesto di mille mele la mia probabilità di prendere la mela col baco è bassissima.

Ma se mio suocero organizza la sagra della mela e invita cinquemila persone, cinque avranno una mela col baco.

Se il giornale il giorno dopo titola “trovate cinque mele col baco alla sagra del signor Burberoni!”

La gente avrà la percezione che le mele di mio suocero non siano buone e smetterà di mangiarle, perdendo l’occasione di mangiare mele buonissime.

Il fatto di aver trovato cinque mele col baco in presenza di cinquemila mangiatori di mele, infine, non aumenta la mia probabilità di prenderne una bacata, che rimane sempre, immutabilmente, una su mille.

E quindi che dire?

Chiedetevi sempre quanti e quali sono i numeri che circondano i numeri che vi stanno mostrando, e sappiate che le mele di mio suocero sono buonissime.

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