Di figli e di patenti

Ogni volta che con qualche amico il discorso finisce sull’argomento diritti LGBT si arriva sempre al medesimo punto.

Io sono d’accordo praticamente su tutto, ho qualche problema sul tema delle adozioni.

E sul tema delle adozioni io mi sento sempre, parte del discorso.

Perché come i lettori di questo blogghino già sanno (forse, poveretti, fin troppo) chi adotta un bambino è costantemente sottoposto a indagine, valutazione, corsi, riunioni, analisi del sangue (sì, anche analisi del sangue, lo sapevate?) e psicologiche.

È un percorso lungo e costellato di domande, perché lo fai, come te lo aspetti, come immagini tuo figlio, come pensi di farcela, e molte, moltissime altre.

Percorso e domande che, sia chiaro, trovo del tutto legittime.

E che i miei amici anche, trovano legittime.

Mi dicono, i miei amici, certo, occorre sapere dove va a finire un piccolino, metti che lo prendono due che si fingono genitori amorevoli e poi sono due pedofili?

E hanno ragione.

Non si sa mai in casa di chi si finisce.

Ma c’è un piccolo dettaglio.

Nessuno, nessuno, nessuno, chiede queste cose a due genitori il cui figlio nasce dai propri geni, cresce nel proprio ventre, assomiglia al papà e alla mamma.

Eppure, sui giornali, di genitori orco che picchiano, violentano, umiliano la carne della loro carne è pieno, o mi sbaglio?

Eppure un bacio su un ginocchio o una ferita interiore provocata da un’amichetta, richiedono doti che ci sono o non ci sono indipendente dal fatto che sia stata la natura o un tribunale a renderti padre o madre.

La capacità di ascoltare, di capire, di accogliere un figlio non arriva da nessuna patente, eppure a me ne hanno data una e a chi fa figli secondo natura non viene chiesta.

E allora, forse, occorre iniziare a gridare a gran voce che essere buoni genitori non ha nulla, nulla a che vedere con l’orientamento sessuale, ha a che vedere con l’amore che si prova verso se stessi e verso gli altri, con la solidità delle proprie spalle affettive e la capacità di aiutare un bambino a farsi le proprie, riuscendo a trovare sempre la giusta distanza, che a volte è di qualche metro a volte di un micron.

È l’ora di dire che le famiglie, tutte, hanno bisogno di guida e di aiuto e di supporto e di studiare e leggere e farsi domande e analisi del sangue e dei pensieri.

Perché ogni famiglia è un mondo.

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2 risposte a Di figli e di patenti

  1. pensierini ha detto:

    Sì, è giusto. La cosiddetta ‘voce del sangue’ non esiste, esistono la fatica, i dubbi e l’impegno che hai profuso a farti attaccare a ‘tuo’ figlio. E l’orgoglio di aver contribuito al suo sviluppo, l’entusiasmo di vederlo crescere come speravi. I miei (deboli) dubbi sulla legge Zan sono altri: sono relativi alla facilità con cui, da bambini, ci si possa attribuire un genere diverso dal proprio sesso; per me da piccoli è presto, il cervello è ancora plastico, le tendenze e gli orientamenti sessuali sono ancora fluidi, le inclinazioni definitive possono svilupparsi tardivamente. Mah.

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