Tipo da spiaggia n: il fenicottero

(mi sono scordata a quanti siamo)

Albinia, le sei del pomeriggio di un giorno che si è pettinato solo verso sera.

Il sole che si fa dolce, le onde basse, la nuova secca formata dalle mareggiate dei giorni scorsi.

Ad un certo punto, calmo, silenzioso ed elegante, spunta lui all’orizzonte.

Un fenicottero rosa, gonfiabile e gonfiato, quasi da visione lisergica o da troppo sole.

Chissà dove avrà disarcionato la bimba che lo ha perso, chissà dove si sta dirigendo.

La tentazione di partire a nuoto a prenderlo è tanta, ma la corrente è veloce e il vento forte, il fenicottero corre più dello stile libero.

E con lo stesso stile attraversa l’orizzonte dei bagnanti, guardando il culo delle signore, le palette dei bambini, le collane dei venditori, gli ombrelloni colorati come tante meduse variopinte.

Chissà che anche lui, guardando noi, ha la stessa sensazione surreale che la sua apparizione regala a me.

Chissà in quale universo il fenicottero di gomma invece di galleggiare vola via, ad ali spiegate e le lunghe gambe finalmente sciolte nell’aria.

Il fenicottero passa e tace, veloce e silenzioso, lo perdo di vista al largo di Talamone e non so se augurargli un porto sicuro o mille, nuove, avventure.

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