Intermezzo 2: amaro in bocca

La morte di un artista giovane e stimato come Libero De Rienzo ha colpito molte persone.

Io devo confessare che lo avevo seguito e conosciuto poco, da quando il piccolo demonio è fra noi ho alcune difficoltà ad andare al cinema e la sera dormo con le galline (quello in effetti anche prima).

Però mi aveva colpito, proprio su Repubblica, un titolo, relativo al ritrovamento di una dose di eroina nella sua camera, seguito da un sottotitolo che spiegava che il quantitativo e la qualità della droga non era sufficiente a spiegarne la morte.

Qui trovate gli screenshot che mi paiono abbastanza eloquenti.

Mi ero chiesta

perché dare una notizia del genere se non ha a che fare col decesso di questo artista?

Se fosse uno dei motivi capirei, ma quale “diritto di cronaca” spinge ad entrare in un fatto così privato se irrilevante a spiegare l’accaduto?

Non sarebbe un po’ come, non saprei, dire che non si era cambiato le mutande o che non si era lavato i piedi?”

Poche ore dopo sono capitata su un articolo che cercava proprio di rispondere alla mia domanda, eccolo:

https://roma.repubblica.it/cronaca/2021/07/21/news/morte_di_libero_de_rienzo_ecco_perche_abbiamo_scritto_e_continueremo_a_scrivere_dell_eroina-311176327/

Devo dire subito, così spoilero, che l’articolo mi ha provocato un certo disgusto, che adesso cercherò di spiegare.

L’articolo si apre col sacrosanto appello al diritto di cronaca, diritto assolutamente indiscutibile, ci mancherebbe altro.

Ma che stride un pochino con l’andamento dei giornali e del giornalismo negli ultimi anni… Spesso forti coi deboli e deboli coi forti (quante volte abbiamo letto nome, cognome e nazionalità di stranieri che commettono delitti e soltanto le iniziali o forse neanche quelle, quando a commettere le stesse cose è un italiano, solo per dirne una).

Quello che però mi ha davvero disturbato è stato il passaggio su quelli che hanno criticato il giornale per la scelta di pubblicare la notizia dell’eroina (per poi scrivere nello stesso articolo che era una notizia ininfluente, fra l’altro).

Ve lo copio qui sotto.

Colpisce in particolare che molte delle critiche arrivate ai giornali provengano da una ben determinata categoria di persone. Intellettuali del cinema, professionisti della comunicazione, persone per dirla in breve che avevano una frequentazione diretta e personale con De Rienzo e con la sua famiglia.

Il giornalista, alla fine del peana sulla libertà di informazione, decide di usare questa libertà per mettere un po’ di merda nel ventilatore.

In molti di questi casi l’impressione che si è avuta è che gli amici stessero implicitamente, e in maniera umanamente comprensibile, invocando una sorta di trattamento di favore per un congiunto, un affine (anche solo intellettualmente). Nulla di più.

Nessuno di loro, diciamolo per inciso, ha sollevato un sopracciglio quando abbiamo raccontato, con la medesima professionalità, la vicenda della giovane Maddalena Urbani, figlia di Carlo Urbani, il medico eroe che isolò la Sars.

Parlammo del ritrovamento del suo corpo, della morte per probabile arresto cardiaco, del sequestro dell’eroina e degli psicofarmaci, scrivemmo dell’autopsia e delle indagini partite dalle analisi del suo telefonino e infine raccontammo dell’arresto dell’uomo che le aveva dato la droga.

Nessuno del circolo intellettuale che oggi ringhia contro i giornali ci trovò niente di strano. Quelle erano notizie, noi stavamo facendo il nostro mestiere. E loro non erano amici di Maddalena.

Quindi:

1) il giornale ha pubblicato una notizia, dal giornale stesso definita ininfluente per diritto di cronaca.

2) chi ha criticato questa scelta lo ha fatto non per onestà intellettuale ma per chiedere un trattamento di favore, per altro addirittura “ringhiando”…

3) si abbina la notizia a un’altra, dolorosissima, di morte per droga di una ragazza e si accusa di non essersi mossi nello stesso modo anche per lei quando le due notizie, stando a quello che Repubblica stessa scrive, non sono collegabili e soprattutto lo si fa rivangando una storia dolorosa per chi l’ha vissuta, senza alcun pudore.

Io sono senza parole.

Se il diritto di cronaca è diventato il diritto di non essere mai criticati, di non avere una deontologia minima di riferimento, di fare e dire tutto quello che ci va in barba alla sensibilità e al pudore, allora mi dispiace ma credo proprio che non siamo in una situazione molto diversa dai paesi nei quali la stampa è controllata dal potere politico, perché il potere è potere, qualunque ne sia l’origine.

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Una risposta a Intermezzo 2: amaro in bocca

  1. marcoghibellino ha detto:

    scusate il pippone ma è d’uopo

    alcuni fatti su Repubblica prima di parlare di giornalismo ( di merda) in generale :

    da wiki

    La direzione di Maurizio Molinari

    Il 23 aprile 2020 la newco Giano Holding diviene proprietaria del 60,9% del Gruppo editoriale GEDI e il Consiglio di Amministrazione nomina Maurizio Molinari nuovo direttore del quotidiano al posto di Carlo Verdelli.[39] Il giorno successivo Repubblica non esce in edicola a seguito di uno sciopero, indetto come protesta per la decisione del CdA.[40] In seguito alla rimozione di Verdelli, Gad Lerner e Pino Corrias interrompono la loro collaborazione con il quotidiano, mentre Enrico Deaglio interrompe la sua collaborazione con Il Venerdì di Repubblica.[41] Lerner e Corrias inizieranno successivamente a collaborare con Il Fatto Quotidiano, mentre Deaglio passa a Domani.[42][43][44]

    Molinari il 29 aprile ottiene la fiducia della redazione con 220 favorevoli, 36 contrari, e 44 astenuti[45].

    Sotto la direzione di Molinari iniziano a collaborare con la Repubblica Oscar Giannino (ex giornalista di Radio 24 e Radio Capital ed ex leader di Fare per Fermare il Declino), Giancarlo Mazzuca (ex giornalista de Il Giornale e Il Giorno ed ex deputato de Il Popolo della Libertà), Domenico Siniscalco (ex Ministro dell’Economia e delle Finanze nel Governo Berlusconi II), Sharon Nizza (ex assistente parlamentare della deputata del PdL Fiamma Nirenstein e, a sua volta, candidata non eletta dello stesso PdL) e Paolo Condò (che lascia La Gazzetta dello Sport e SportWeek) [46][47] Il quotidiano abbandona così la storica linea di sinistra in favore di una collocazione moderata e centrista.[48]

    Il 20 agosto 2020 la Repubblica si schiera ufficialmente per il NO al referendum costituzionale del 2020.[49]

    Nei mesi successivi continuano le uscite di firme eccellenti: lasciano Bernardo Valli,[50] Attilio Bolzoni (che passa a Domani),[51] Luca Bottura (che rimane a L’Espresso),[52] Irene Bignardi[53], Roberto Saviano (che passa al Corriere della Sera),[54] e Stefano Balassone (che passa a Domani).[55]

    se è marrone e puzza appare chiaro che cioccolata non è
    —————————————————————————————————————————
    detto questo…

    sarebbe bello se il giornalismo di merda , per brevità, GdM , fosse dovuto esclusivamente al rapporto informazione/ media – potere , ma ahimè , è peggio ancora , lasciando da parte i governi autoritari che si sa bene , almeno noi su questo blogghino , come si comportano.

    Il giornalismo nella maggioranza dei casi , fin dal suo diffondersi nel XVII secolo,

    ( In Europa il primo giornale stampato è il Relation aller Fürnemmen und gedenckwürdigen Historien (Resoconto di tutte le notizie importanti e memorabili) uscito a Strasburgo agli inizi del XVII secolo.
    Il primo quotidiano della storia porta il nome di ‘Notizie fresche degli affari della guerra e del mondo’ e nasce a Lipsia nel 1660. )

    più che raccogliere notizie e informare il pubblico, ha dato al pubblico QUELLO CHE IL PUBBLICO VOLEVA, seguendo il fatto che la notizia , più morbosa è e meglio vende , ergo… caro pubblico… sò CAZZI VOSTRI

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