A Farneta, col caldo

Farneta riarde d’estate.

Ricorda i pomeriggi eterni e roventi di bambini, la strada polverosa e accecante, i poggi segati, i gatti appiattiti sul tetto del forno all’ombra del cachi.

La vite mostra già le pigne, minuscole e verdi, quasi a monito del tempo che fugge: presto saranno mature e allora la scuola di nuovo aprirà.

Le galline gironzolano fingendo indifferenza, ma mi guardano interessate al sospetto di qualche buon manicaretto: la buccia di un cocomero, la pulizia delle verdure, una manciata di mangime.

Il piccolo si inselvatichisce, a Farneta, ciabatte, maglietta e pantaloni raccattati, un pallone, una gomma per annaffiare, una pesca mangiata sbrodolandosi.

Io lo guardo e mi inselvatichisco un po’ anche io. Vorrei ogni tanto tornare in qualche mio nascondiglio di bambina, guardare il mondo da lontano, nascosta e protetta, sola, perfettamente sola.

Ma poi il mondo mi manca, il bimbo mi chiama, io sorriso e esco fuori dal buco.

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3 risposte a A Farneta, col caldo

  1. marcoghibellino ha detto:

    ^^ l’eleganza della natura

  2. marcoghibellino ha detto:

    ^^

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