A.

Volevo scrivere questo post da quando l’ho sentita parlare.

Ho aspettato la fine dei giochi, il cartellone pubblicato, i voti assegnati.

Perché mentre parlava pensavo che alla sua età ero come lei.

Desiderosa, sì, di mostrare quanto valevo, ma ancora di più di mandare messaggi al mondo dei grandi, di far loro capire che se ci avessero ascoltato un po’ avremmo potuto spiegare loro quello che ancora non avevano capito, o, peggio, che avevano dimenticato.

Con la voglia di usare i temi da esporre come treni sui quali far viaggiare invece idee, e non un mero susseguirsi di nozioni, come ininterminabili vagoni.

Con la voglia di non ripetere la lezione già sentita, ma con l’audacia di dare la mia versione dei fatti, la mia visione del mondo.

Per questo ti ho guardato fiera, visto che te ne sei accorta.

Perché se la maturità ha un senso, quel senso è racchiuso nella voglia di sentirsi finalmente al tavolo dei grandi, e poter dire la propria.

Felice estate ad A., felice estate a tutti gli studenti.

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