Un mondo da ascoltare a colazione

All’asilo è scattata la gara fra bambini su chi arriva prima la mattina.

Confesso che la cosa mi fa gioco.

Il piccolo mostro si sveglia di scatto, fa colazione, si lava i denti e in poco (relativamente poco) tempo è pronto per uscire.

Ieri mattina, per dire, siamo arrivati a cancello ancora chiuso, prova tangibile del primato, al piccolo brillavano gli occhi della vittoria.

Facciamo quindi colazione insieme fra le sette e le sette e mezzo, al tavolino di cucina, con calma.

Da sempre, mentre faccio colazione, ascolto radio3 e la rassegna stampa.

Ieri mattina mi sono alzata di scatto e ho spento la radio.

C’erano notizie che non avrebbe tollerato.

Che io non avrei tollerato.

Che io non avrei tollerato che lui sentisse.

Bambini come lui.

Persi per sempre.

Come avrei potuto guardarlo in faccia e dirgli la verità?

Come avrei potuto dirgli che il mondo dei grandi lascia morire dei bambini?

Che ogni giorno creiamo le condizioni affinché persone perdano la vita in mare, in quel mare che lui ama così tanto, dove sogna di andare presto, dove spera di andare in vacanza?

E mentre spegnevo la radio mi sono chiesta come posso lasciare che accada una cosa della quale mi vergogno come essere umano, come adulto, nei confronti di mio figlio?

Non dovrebbe essere un imperativo etico semplice, non permettere che accadano cose delle quali potresti vergognarti se tuo figlio le sapesse?

Non permettere che esista un mondo del quale nascondere le notizie la mattina.

O, vista allo specchio, combatti per un mondo del quale poter ascoltare la rassegna stampa dei giornali con un bambino di sei anni.

Credo che dovrebbe essere così.

Forse dovremmo interpellare la nostra coscienza pensando ai bambini che abbiamo di fronte, ai bambini che siamo stati, a quelli del mondo intero dei quali siamo responsabili.

Invece di limitarsi a spegnere la radio…

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2 risposte a Un mondo da ascoltare a colazione

  1. bimamma ha detto:

    Questa cosa, Lucia, la penso anche io da molto tempo. Ma non so davvero come fare concretamente.Fare volontariato non basta, nè basta votare per chi abbia a cuore questi temi. Nel primo caso rinforzi delle piccole isole di solidarietà, che però restano appunto tali. Nel secondo, affidi le tue speranze di un mondo migliore a un altro da te: lo faccio da quando avevo 18 anni, l’ età di mia figlia maggiore e il risultato non è incoraggiante. Educare i propri figli al rispetto, alla sensibilità, alla riflessione; a immedesimarsi un po’ in quelle vite che si lasciano morire in mare: questo è l’ atto di un genitore che veda come propri i figli di tutto il mondo, ma poi? Poi?

    • marcoghibellino ha detto:

      Carissima, tutti noi vorremmo che queste tragedie finissero di colpo, che un (notevole ) numero di stronzi sparisse in un lampo , un fulmine da 1.000.000 di volt, purtroppo la storia non si svolge così , è lenta , però , pensa cosa accadrebbe se nessuno facesse volontariato , rinforzasse le isole di solidarietà, sperasse, educasse i figli , ognuno di noi porta un piccolo secchio d’acqua contro l’incendio, ci vorrà tempo ma lo spengeremo, sii orgogliosa di te

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