Quando il cielo ci cadde sulla testa

Ha iniziato all’improvviso.

La canala del tetto non riusciva a smaltirla, e ha trasformato la facciata in una incredibile cascata.

Poi la grandine, un fiume di grandine, per terra, sulle macchine, sui tetti.

E col piccolo a guardare fuori, protetti da un tetto sulla testa, a metà fra lo spaventato e l’affascinato.

Lampi, tuoni, vento.

Pareva di essere su una barca in mezzo al mare, sugli scogli durante una mareggiata, su un faro in Normandia.

Invece si vedeva la Torre delle Ore contro le nuvole nere, San Michele più lontano, i tetti di Lucca bianchi di ghiaccio.

Il piccolo sgranava gli occhi.

Non ho mai visto una cosa del genere..

Io ricordo le grandinate da piccola.

La sorpresa di sentire i sassolini di ghiaccio battere sui vetri.

L’accumularsi dei lapilli gelati sul davanzale, le preghiere di mia nonna, i bofonchii di mio nonno.

Perché la grandine trita, macina, rovina, macchia, sciupa.

Buca le foglie nuove, massacra le gemme, i fiori, batte gli orti e li rovina.

Ma da bambini non si sa.

Da bambini sa di magia, di Befana, di mistero.

I bambini prendono la grandine e l’assaggiano, o la lasciano sciogliere nella mano.

La preoccupazione è compito dei grandi.

I bambini sanno godere anche della grandine.

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Una risposta a Quando il cielo ci cadde sulla testa

  1. AD Blues ha detto:

    Beati i bimbi che possono permettersi la loro incoscienza.

    —-Alex

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