in un mondo normale

in un mondo normale, quando inizia una campagna di vaccinazione, si rendono pubblici i criteri, li si giustifica e si parte.

in questo caso si accavallano alcuni tipi di problemi diversi.

  1. la disponibilità dei vaccini: la speranza collegata a questo tipo di farmaco è talmente alta che assomiglia ai viveri gettati su una popolazione affamata: ci sarà chi arraffa più del necessario, chi rivende al mercato nero, chi non riesce a prendere nulla, chi si lamenta di quello che è riuscito a prendere, e, per fortuna, anche chi avrà quello che gli serve e semplicemente quello.

il problema è che vaccinare una popolazione non può e non deve essere fatto “a spaglio”, non si può lasciare alla libera coscienza dei destinatari, ma siccome esiste uno stato e esistono delle regole, occorre che ci si diano delle priorità.

abbiamo invece assistito a discussioni eterne su avvocati, giornalisti, cassiere, insegnanti, chi viene prima? chi viene dopo? con quali criteri?

c’è poi da considerare che esistono vaccini diversi, testati con studi clinici diversi, con efficacia diversa, effetti collaterali diversi. tutti equivalenti dal punto di vista dell’obiettivo, quello di uscire dal tunnel, ma diversi per opportunità.

alcune categorie sono da vaccinare con alcuni vaccini, altre possono prenderne anche diversi.

e le diverse modalità di fornitura di questi vaccini possono far “saltare” i calcoli.

se la nonna novantenne aspetta un attimo per essere vaccinata col vaccino adatto a lei non succede nulla, magari impegniamoci perché chi gli sta vicino continui a comportarsi correttamente e si vaccini (purtroppo le due cose ancora non sono scollegabili, anche chi si vaccina non è detto non trasmetta il virus alla nonnina, quindi occhio).

2. l’infodemia collegata al fenomeno.

su questo io sono decisamente infuriata. da sempre penso che il giornalismo che ha a che fare con la scienza sia niente di più informato e colto in materia del cittadino medio, quindi viene confuso tutto. un esempio per tutti: quando uscì il primo pfizer, lo studio clinico era stato fatto sulla popolazione adulta e non in gravidanza (come creanza vuole). il primo titolo che lessi fu “non indicato per i bambini e le donne incinte”. perché? a che scopo? perché voler evidenziare una cosa del genere se non con lo scopo di instillare il sospetto di una potenziale pericolosità? solo un esempio, ma potrei raccontarne mille, l’ultimo sul fatto che l’europa è in ritardo sull’approvazione di Sputnik “per dispetto” quando la richiesta di valutazione e approvazione è di una ventina di giorni fa.

ma vogliamo parlare del bluff “facciamoli in italia”? per quello ci sono voluti niente meno che gli industriali italiani per dire al governo “guardi, ci garberebbe parecchio ma semplicemente non siamo in grado, forse in un anno a essere ottimisti”.

3. lo schwanstück polishing: rubo questa espressione a una collega di mio marito che la coniò a un incontro fra professori universitari.

chiunque abbia visto e amato frankenstein junior conosce l’espressione “Schwanstück”, non è vero tedesco, ma mi fa molto ridere (Schwan vuol dire cigno, in italiano diciamo una cosa simile, almeno a lucca, “collo di papero” non fatemi essere più volgare di così, suvvia).

Insomma, lo schwanstück polishing è entrato nel lessico familiare di casa nostra per definire qualcuno che passa il tempo a far vedere quanto è grande, bello, grosso, intelligente, ganzo, lui.

ecco, credo che il mondo della medicina a volte pecchi un po’ di schwanstück polishing. ogni più oscuro virologo che mai prima di allora era assurto agli onori di un TG ha pensato bene di dire la sua, contraddicendo il collega che aveva in odio da anni, dando indicazioni salvifiche, facendo previsioni di uscita, dichiarando tutto e il contrario di tutto.

ma torniamo al mondo normale.

in un mondo normale, a seconda della disponibilità di un vaccino, si convocano le persone, quelle vengono, si vaccinano, si monitorano per un paio di giorni e bona lì.

no.

noi abbiamo le “riserve” perché la gente non va.

noi abbiamo le “riserve” perché le strutture sono organizzate a bischero e sono inefficenti (si veda la lombardia).

noi abbiamo “le riserve” perché se c’è un modo di essere riserva anche su quello occorre litigare, dobbiamo evitare di buttare dosi, ma pure evitare che se c’è una fila qualcuno la salti.

per cui stiliamo elenchi infiniti su carta stampata e persa, perché un sistema elettronico degno di nota non c’è (parlo per esperienza personale, sono stata operata in un ospedale in provincia di lucca che non aveva accesso ai dati caricati da un’altra zona asl), riempiamo moduli e moduli di carta, che dovrà essere gestita e ritrovata, quando sono migliaia le persone che contemporaneamente lo fanno.

e così, ancora una volta, siamo artefici del nostro fallimento, un paese di furbi, che danneggia per primo se stesso e cerca di dare la colpa sempre a qualcun altro.

all’europa, a big pharma, al governo, al dottore.

ma mai che parcheggi una volta fuori dalle strisce pedonali, se c’è da aspettare il pupo che esce da scuola.

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11 risposte a in un mondo normale

  1. marcoghibellino ha detto:

    (travolto da un attacco di sciatica ,che mi impedisce pure di indossare pantaloni, credeteci ho un kilt gordon tartan =.= e vestaglia, traboccante di ibuprofene tachipirina e voltadvance , con pochi risultati, mi fa male anche ridere leggendo lucy =.=) …comunque i lucchesi sono stranamente modesti su “collo di papero” ( nota anzi …misura… le differenze ^^ )
    UU cigno

    Papero

  2. marcoghibellino ha detto:

  3. AD Blues ha detto:

    Guarda, io sono incazzato esattamente per le stesse cose, non ne posso più ed il mio fegato sta per esplodere.
    Meglio isolarsi, lasciar perdere e fare finta di essere su di un’isola deserta.
    Rassegnarsi e vivere alla giornata come sé questa storia non dovesse mai finire.

    —-Alex

  4. marcoghibellino ha detto:

    Mi ha fatto piacere ( anche se nessuno lo cagherà manco di striscio) ciò che ha detto il generale Figliolo; lo dico con parole mie perchè non trovo l’articolo di uno o due giorni fa…
    ” signori, adesso non c’è regioni, regioni autonome , cazzi o acquesante che tengano, visto il casino che avete fatto, i piani vaccinali li decide lo stato , come da costituzione, e chi non si adegua, per politici e amministratori c’è la denuncia penale ” ( vedi mai? non è detto che lo stato non sbaglierà o che non faraà casini, ma ci sarà UNO che ci mette la faccia e , nel caso , il culo ) .
    Ne ho piene le palle di questi governatori (tutti Zaia , Toti , Emiliano ecc ecc )

  5. marcoghibellino ha detto:

    PS ieri ho prenotato come ” FRAGILE ” ^^ vi terrò informati sull’avventura, ^^ mi sento un pò cristallo di Boemia

  6. Nonno Nanni ha detto:

    “Le donne incintA”? Noooo! Anche tu, Lucia, insegnante di scienze al liceo classico, fai questo erroraccio marchiano? Ai tuoi allievi tu dici “le donne incintA”? No, ti prego, dài. Il plurale di incinta è incinte. Incinta è un normalissimo aggettivo italiano che si concorda e si flette come ogni altro, non è una locuzione avverbiale invariabile. La cinta non c’entra. Per favore, correggi. Grazie.

  7. marcoghibellino ha detto:

    l’unica cinta che conta è quella senese

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