La vendetta del fico d’india

Adoro i fichi d’india.

Se li trovo, li compro.

Mi piacciono anche solo a vederli.

Mi piace il color granato della loro granulosa polpa, mi piace la sensazione dei semi che snocciolano in bocca, mi piace lo strano modo di sbucciarli, quasi srotolandoli.

Al supermercato di solito sono già lavati, con la maggior parte delle spine tolte.

A casa li lavo di nuovo prima di sbucciarli.

E poi mi arrendo.

Perché lo so.

Che a mangiarli mi pungeró.

È il prezzo da pagare, lo scotto da subire.

E lo accetto.

Ma per giorni, poi, infidi peletti mi torturano la pelle e, con quello di ieri, pure la lingua.

Non so come diavolo possa aver fatto.

Non so quando se ne andrà.

Ma ho inficcato, su un lato della lingua, un minuscolo, piccolissimo peletto, che mi dà la scossa a ogni parola pronunciata.

Sarà arrivato il momento che stia una buona volta un po’ zitta?

Sarà arrivato il momento di tacere?

Sarà la provvidenza?

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2 risposte a La vendetta del fico d’india

  1. marcoghibellino ha detto:

    ohi ohi di è vero, ma … ^^

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