Il pentolone della politica, il pentolone dell’informazione

Se da un lato fa decisamente scandalo che alcuni parlamentari abbiano chiesto il famoso bonus da 600 euro, sono rimasta sinceramente sconcertata nel veder buttare nel medesimo pentolone parlamentari, assessori e consiglieri regionali, assessori e consiglieri comunali.

La gente comune forse non conosce le cose, e trovo davvero disdicevole il modo di fare giornalismo a casa nostra.

Quando ero assessore lavoravo tutto il giorno tutti i giorni, e guadagnavo esattamente duemila euro al mese per dodici mesi.

Tanto? Poco? Giusto? Sicuramente abbastanza per non essere nelle condizioni di chiedere 600 euro, anche perché ero in aspettativa da lavoro dipendente e quindi tutelata.

Al mio rientro avrei ritrovato il mio stipendio e il mio lavoro.

Ma c’è un ma.

Molti miei colleghi di comuni più piccoli, guadagnavano meno della metà di me.

Così come i sindaci di paesi troppo piccoli per darti uno stipendio decoroso, ma abbastanza grandi da impedirti di passare una domenica intera con la famiglia senza stare al cellulare almeno tre o quattro ore o dover scappare all’improvviso.

Ne conosco tanti. Fidatevi.

I consiglieri comunali poi, ovviamente, prendendo un gettone di presenza, non vivono certamente di politica, infatti hanno un lavoro (come molti assessori e sindaci di piccoli comuni) che è quello che gli dà di che vivere e che, non dimentichiamolo mai, è anche quello che li rende liberi: chi vive di sola politica può fare fatica a dire dei no rispetto a chi lavora e fa politica per passione, mi riferisco naturalmente al livello locale.

Trovo vergognoso quindi che si attacchi in ugual modo un parlamentare e un consigliere comunale, un consigliere regionale e un assessore o un sindaco di un microcomune.

I titoli che la buttano in caciara fanno un cattivo servizio al paese, rendono sporca un’idea di politica, quale è quella sul territorio, che è invece fatta in mezzo a mille sacrifici, personali, familiari e lavorativi.

Sì ricominci a fare giornalismo serio, che da troppi anni mi pare si sia perso il lume della ragione, per abbracciare quello dei click.

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