Grazie

Lucca, domenica mattina, molto mattina, le cinque di mattina.

Il piccolo arriva piangendo, gli fa molto male un occhio, è gonfio, lacrima, ma si ostina a non aprirlo per farcelo guardare.

Poi piano piano si placa e si riaddormenta.

Per svegliarsi alle dieci che nulla è cambiato, pianto disperato, simile a una crisi di nervi, cocciuta ostinazione e paura nel farsi avvicinare.

Decidiamo di chiamare la guardia medica.

Ce lo porti, ci proviamo noi.

Andiamo lì, i due medici di guardia quasi si scusano di avere l’ambulatorio occupato.

Dentro c’è un signore che aspetta l’ambulanza.

Organizzano un piccolo ambulatorio nella stanza accanto, per non fare aspettare le persone fuori (ci siamo noi e un altro signore).

Entriamo, la dottoressa chiede al piccolo quando e dove è nato.

Quando sente dire Armenia inizia a raccontare al cucciolo una storia incantata, che credo sarebbe riuscita a inventare anche su Porcari.

E cosa vuoi fare da grande?

Il giro del mondo!

E da dove vuoi partire?

Dall’Armenia!

Così, parlando qualche minuto l’ha fatto sorridere e rilassare.

Via, così da lontano senza toccarti fammi vedere questo occhiolino..

Capisce che è un corpo estraneo e che ci vuole l’oculista, mentre l’altro dottore gli chiede “lo vuoi un palloncino a forma di mano?” E gli gonfia un guanto.

Esce felice, noi con l’impegnativa in mano per andare in ospedale il pomeriggio, lui col suo trofeo.

All’ospedale una scena simile.

Una infermiera gentile e un oculista divertito dalla sua faccia allegra.

Campione! Mettiti su quella sedia spaziale e fammi vedere se sei capace di andare in moto!

Al bimbo si disegna un sorriso enorme sul viso.

Attento che adesso giochiamo eh!

Gli fa mettere la macchina per guardare gli occhi mentre gli dice di giocare con le manopole a andare in moto.

Senza che quasi se ne accorga il granello è tolto, il collirio e la crema sono messi.

Ci scrive la cura, da fare per sei giorni e gli porge il gomito per salutarlo.

Il bimbo è raggiante come se fosse stato alle giostre.

Io registro che di domenica d’agosto, il servizio sanitario nazionale, a nostra totale disposizione, con competenza e una gentilezza e una empatia veramente preziose, in luoghi puliti e attrezzati, con percorsi attenti al covid, con la voglia di fare sorridere un bimbo e di risolvere un problema che, pur piccolino, era il suo problema.

Quindi grazie, di tutto cuore.

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Una risposta a Grazie

  1. AD Blues ha detto:

    Ebbene sì, il nostro servizio sanitario, perlomeno qui in Toscana mi pare funzioni abbastanza bene.
    Ma nessuna organizzazione, per quanto ben cognegnata, con a disposizione strutture belle e nuove, potrebbe funzionare senza personale che opera con scienza, coscenza e umanità.
    Quei bravi professionisti sono una parte integrante ed indispensabile del SSN e mi piange il cuore sapere che troppo spesso sono sottopagati, sfruttati e trattati come pezze da piedi; osannati come eroi nei mesi passati e subito dimenticati, dalle dirigenze e da quelli che li applaudivano dai balconi.

    —Alex

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