Nocelle

Inizia il tempo delle nocelle “crude”, come le chiama il piccolo.

Ancora da seccare, il guscio che si rompe ancora con i denti (ho una dentista comprensiva, ma fino a un certo punto), il sapore morbido della nocciola da seccare.

Da noi le nocciole si chiamano nocelle e l’albero, per l’appunto, nocello.

Il nocello di mia nonna è lo stesso da sempre, ogni tanto un ramo vecchio viene tolto e uno nuovo cresce al suo posto.

Ma l’ombra, e le storie che racconta sono sempre quelle.

Sotto questo nocello c’era l’altalena di mio cugino, che mi insegnò la tanto temuta “uscita con salto”, sotto questo nocello stava spesso il tavolino di marmo fatto col sotto di una vecchia macchina da cucire in ferro battuto che ospitava il televisore color crema dall’antenna rotonda, dove guardammo i mondiali 1982.

Sotto questo nocello mia nonna mi disse: “tutte quelle che cogli te le regalo, ma non le mangiare tutte insieme” e io ne feci un sacchetto che era il tesoro dell’estate.

Sotto questo nocello ieri mi sono messa a schiacciare noci con un piccolo selvaggio dalla pelle scurita dal sole e i capelli color della notte.

Perché tutto va avanti, i nocelli e i bambini crescono, raccontando, ognuno a suo modo, il procedere delle stagioni.

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