capita

Capita, alle statue, di essere abbattute.

E non ne farei un gran problema.

Capita perché le statue le fanno i vincitori della storia e a volte capita che cadano.

Non sono rimaste le statue di Mussolini.

Da ragazzina ho visto cadere le statue di Stalin, e non mi è importato granché.

Poi ho visto tirar giù dalla medesima furia anche quelle di Lenin e di Marx e mi sono detta “capita, quando ti identificano con l’oppressore”, che alla fine dell’oppressione ti tirino giù.

Se di mestiere fai la statua, può capitare che ti mettano dei fiori o che ti abbattano, è sempre accaduto e sempre accadrà.

Perché i simboli variano il loro significato a seconda di come li leggiamo.

Sono abbastanza vecchia da ricordare il Saddam Hussein eroe dell’Occidente contro Khomeini abbattuto vent’anni dopo in diretta sul tg fra gli applausi delle stesse persone che lo incensavano vent’anni prima.

Le statue cadono.

Per vecchiaia o per rivolta.

A volte siamo in sintonia con chi le fa cadere a volte no.

Ma cadono, perché bronzo e piedistalli, pietre e lettere d’oro, non hanno mai protetto nessuno.

«I met a traveller from an antique land
Who said: Two vast and trunkless legs of stone
Stand in the desert. Near them on the sand,
Half sunk, a shatter’d visage lies, whose frown
And wrinkled lip and sneer of cold command
Tell that its sculptor well those passions read
Which yet survive, stamp’d on these lifeless things,
The hand that mock’d them and the heart that fed.
And on the pedestal these words appear:
“My name is Ozymandias, king of kings:
Look on my works, ye Mighty, and despair!”
Nothing beside remains. Round the decay
Of that colossal wreck, boundless and bare,
The lone and level sands stretch far away.»

(Ozymandias, P. B. Shelley)

“Incontrai un viandante di una terra dell’antichità,
Che diceva: “Due enormi gambe di pietra stroncate
Stanno imponenti nel deserto… Nella sabbia, non lungi di là,
Mezzo viso sprofondato e sfranto, e la sua fronte,
E le rugose labbra, e il sogghigno di fredda autorità,
Tramandano che lo scultore di ben conoscere quelle passioni rivelava,
Che ancor sopravvivono, stampate senza vita su queste pietre,
Alla mano che le plasmava, e al sentimento che le alimentava:
E sul piedistallo, queste parole cesellate:
«Il mio nome è Ozymandias, re di tutti i re,
Ammirate, Voi Potenti, la mia opera e disperate!»
Null’altro rimane. Intorno alle rovine
Di quel rudere colossale, spoglie e sterminate,
Le piatte sabbie solitarie si estendono oltre confine”.»

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4 risposte a capita

  1. donna allo specchio ha detto:

    si capita che le statue cadano o vengano imbrattate, ma non è sporcando la statua di un giornalista (che oltretutto a me non è mai piaciuto, anzi mi era pure antipatico) che si risolvono i problemi di razzismo…, quello è solo un contentino immediato per calmare una rabbia giustificata. Tra l’altro tutta questa gente in Italia e in Francia che manifesta per Floyd dove era quando crepavano Cucchi, Aldovrandi e Cedric Chouviat, fattorino morto in Francia allo stesso modo di floyd la cui unica colpa è di aver “offeso” la polizia e la cui storia è stata taciuta dalla stampa?

  2. marcoghibellino ha detto:

    ci sarebbero da fare molte considerazioni , ma la più seria è che è anche controproducente , da agio a soggetti alla Trump o come Salvini di invocare la repressione criminalizzando un giusta protesta , vecchio trucco del potere

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