La caldaia e la DaD

Non so voi.

Io sono cresciuta in una casa dove immancabilmente, ogni volta che facevo la doccia, qualcuno apriva l’acqua da qualche parte.

Piatti da lavare, sciacquoni, lavandini, orto.

L’urlo della jungla si faceva così strada lungo le scale.

CHIUDETE L’ACQUAAAAAAAAAA!!!

E, altrettanto immancabile, l’insopportabile menzogna:

NESSUNO L’HA APERTAAAAA!!!

Io tornavo sotto la doccia, regolavo la temperatura e dopo tre minuti l’episodio risuccedeva, con perfida e matematica regolarità.

Così, prima di fare la doccia, avevo preso la terrificante abitudine di girare la casa in accappatoio gridando tipo messo imperiale.

“STO ANDANDO A FARE LA DOCCIA! VENGANO CHIUSI I RUBINETTI E NON VENGANO RIAPERTI FINO A SUCCESSIVA COMUNICAZIONE, SU TUTTI I CONFINI DEL REGNO, NESSUNO CACHI, NESSUNO PISCI, NESSUNO ANNAFFI I POMODORI, NESSUNO LAVI I PIATTI!”

Tutti davano la loro rassicurazione, e dopo qualche minuto il gioco eterno riconinciava.

Con la didattica a distanza mi sono trovata a fare la stessa cosa.

Dieci minuti prima del collegamento previsto giro la casa e frantumo le palle.

“Si spengano i pc!”

(Vane proteste di HDC che dovrebbe lavorare).

“Si usino i cellulari e il proprio conto dei giga invece del wifi di casa!”

“Tutta la banda a meeeeee!”

Detto con la carineria e la sensibilità di Grimilde.

Mi chiudo in camera, accendo tutto, preparo le dispense, le slide, le pagine del libro già scaricate e accendo a webcam.

“Allora Mario, spiegaci i cambiamenti di stato!”

“Llll-a se-nnnn-to a scaaaat-ti prof!”

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