bandiere

I miei contatti Whatsapp vedono che sul mio profilo è rimasta la bandiera tedesca, fotografata una notte mentre passeggiavo davanti al Bundestag deserto.

Uno dei posti più belli di Berlino, è maggiormente cari al mio cuore.

Un posto dove la storia ha avuto la mano pesante del nazismo prima e della divisione est ovest dopo.

Un posto che ha rappresentato tanto per il popolo tedesco, al quale l’edificio è dedicato, “dem deutschen Volke” sta scritto sulla facciata.

Il dativo, l’orrendo caso che non ricordavo mai.

Un posto dove prima del terrorismo, prima del coronavirus, quando il mondo pareva più innocente di adesso (e, figurarsi che già non lo era) i tedeschi aprivano tovaglie e coperte, facevano il picnic e si godevano il loro parlamento, sormontato dalla spettacolare cupola di vetro.

La bandiera di un posto che tanto tempo fa è stato casa.

Adesso vedo qualche tricolore, girare sui social anche in modo un po’ peloso, a volte sventolare da un balcone, a volte usato nei profili.

Fratelli d’Italia.

Ho letto sul post di un’amica che è stato suo marito, italiano dal nome e dalle radici marocchine, a attaccarlo fuori da casa sua.

E lo capisco.

La tenerezza che si prova verso il paese nel quale abbiamo conosciuto la felicità è quello che rende quel paese patria, poco importano i confini, i passaporti, il suonare del cognome.

E al di là di tanta, troppa, stucchevole retorica, c’è solo da sperare che questo terribile momento passi prima possibile e che al risveglio dall’incubo ci si ritrovi tutti, uguali, nelle nostre fragilità, nelle nostre paure e nelle nostre speranze.

C’è solo da sperare che si impari a mettersi nei panni dell’altro, dell’anziano, del disabile, del runner, dello straniero, della donna chiusa in casa col suo aguzzino, dei bambini che si attaccano ai lampadari, dei medici che muoiono e degli incoscienti che si salvano. Ho smesso di vedere colpevoli, ho iniziato a vedere vittime.

Non so voi. Ma io vivo quasi narcotizzata.

Faccio le videolezioni, sorridendo ai ragazzi.

Faccio disegni coi pennarelli, collage col vinavil, buccellati e pane in forno e aspetto ogni giorno che passi al successivo.

Darei qualsiasi cosa per abbracciare uno sconosciuto.

Bisogna che me lo ricordi quando tutto questo finirà.

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3 risposte a bandiere

  1. pensierini ha detto:

    Non per fare l’uccellaccio del malaugurio, Luci, ma NON ci troveremo ancora TUTTI QUANTI. Questa pestilenza miete e mieterà morti dentro ogni comunità di parenti/amici. Noi abbiamo già perso un caro amico, altri, altrettanto cari, sono in bilico. Fingers crossed.

  2. Marina Proffe ha detto:

    eh si contando ogni giorno la fine di un incubo…..di una situazione di surreale isolamento….anche io darei qualsiasi cosa per respirare la libertà…..un giorno finirà, un giorno ricominceremo a respirare quella libertà che oggi solo ricordiamo…quel giorno celebreremo la fine, forse, di una nuova guerra contro un nemico invisibile, un nemico che non fa sconti, un nemico senza pietà….

  3. marcoghibellino ha detto:

    salvo il fatto , che vedendo che un governo autoritario funziona …..

    Cra CRAAA CRAAA!

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