Ai ragazzi

Ho passato qualche giorno a imbastire la didattica a distanza.

Io, che faccio della vicinanza il mio modo di insegnare.

Io, che faccio versi, che gesticolo, faccio voci strane, riempio lavagne di disegni naif e le mani, i capelli, le maglie, di bianco e polveroso gesso.

Io che vi guardo negli occhi per cercare di tenervi svegli, per capire se lo siete.

Io che mi arrabbio per un cappellino tenuto in classe, un cappuccio tirato sulla testa, il corpo di lato come foste al bar.

Io, che quando non c’è silenzio vi minaccio di terribili torture.

Io che chiedo ci sono domande?

E se ci sono mi commuovo.

E voi… voialtri.

Voi, adorabili e adorati sciamannati miei, che vi beccate le mie paternali come si prende la pioggia d’aprile o invece pensandoci un po’ sopra, che ascoltate, incamerate, digerite Unità Astronomiche, formazione dei ghiacciai, legami covalenti, ioni di cloro e di sodio, catene trofiche, fotosintesi, cianobatteri, fosfolipidi, laghi carsici, falde artesiane, leggi di Keplero e mille mille mille cose, dette, spiegate, raccontate, ripetute, a volte imparate a pappagallo, altre volte con il cuore e con la mente.

A voi ragazzi chiedo di essere saggi, più saggi dei vostri pochi anni, più saggi dei vostri pantaloni troppo corti per la vostra professoressa che andava a scuola con i diplodochi e i triceratopi, più saggi delle cuffie nelle orecchie, più saggi degli adulti che vi trascinano a sciare, ai centri commerciali, nei negozi.

Saggi per rimanere a casa.

Per leggere buoni libri.

Per seguire le lezioni che stiamo preparando.

Per non smettere di frequentare, almeno con la testa, la vostra scuola.

I primi giorni di scuola vi dicevo che lì eravamo tutti al sicuro.

Che la scuola era il posto dove essere liberi, liberi di fare domande, libero di essere se stessi, liberi di imparare un sacco di cose in un ambiente protetto, dai muri solidi, dalle finestre aperte.

Non immaginavo che un virus avrebbe reso anche la scuola un posto insicuro.

Ma non sarà per sempre.

Mentre aspettiamo che tutto questo finisca, restiamo insieme, in un modo o nell’altro.

Vi aspetto, virtuale, a distanza, nascosta dietro a schermi, parole, dispense, diapositive.

E vi ricordo quello che mi ha sempre ripetuto mia madre, anche nei momenti nei quali ero più triste.

Vedrai che piano piano tutto si sistema.

Vedrete ragazzi, torneremo a scuola, e sarà bello rivedersi.

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2 risposte a Ai ragazzi

  1. Miriana ha detto:

    Lei è una prof speciale…mi sono commossa.
    Ho avuto il piacere di leggere anche altre lettere e sono rimasta toccata dalla profondità e sincerità delle sue parole♡

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