“Mamma insegna véste ‘ose vì”

Ha detto a cena, in un lucchese perfetto.

Domenica trascorsa nel fiorentino, a vedere dinosauri meccanotronici (ci teneva tantissimo a questa parola) a una mostra la mattina, e al museo di scienze planetarie di Prato il pomeriggio.

Che poi la guida, in entrambi i posti, è stato sempre HDC versione re dei nerd… anche perché, lo confesso, a me i dinosauri annoiano un po’, ho bisogno di empatia, a me piacciono i mammiferi, caldi e pelosi, e ho poco affiatamento con bestie giganti, verdi, dalle zanne lunghe e gli artiglioni.

Con la unica, fulgida eccezione del diplodoco, che fa ride’.

Però mi sono divertita, non con i dinosauri, ma con lui.

Con la luce accesa di curiosità e paura e entusiasmo che aveva, col suo saltellare e chiedere e meravigliarsi e batterti mille volte la manina sul braccio per chiedere una cosa, per dirla lui, per stupirti con una delle sue tante frasi mai scontate.

Saranno teneri i cuccioli di stegosauro?

Ci andiamo insieme su Marte? Sennò mi annoio…

E molte altre.

E la scEnza diventa qualcosa che non spaventa, che si può amare e imparare, conoscere senza temere.

Ho tanti ragazzi a scuola che temono la scienza, che la vivono come il babao, che pensano che non riusciranno mai a capirla.

Ecco, io penso che indipendentemente dal programma, il mio compito sia anche e soprattutto quello di far vedere loro una scienza che non morde, che racconta il mondo, che lo narra in modo comprensibile e bello.

Perché io insegno véste ‘ose vì.

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