Roma

Amo Roma.

Da piccola mia madre mi metteva sul treno a Pisa e mia zia veniva a prendermi a Termini o a Ostiense.

Non avevo molti soldi con me, ma quelle poche migliaia di lire erano sempre nascoste da qualche parte, perché a Roma c’erano i borseggiatori, e bisognava stare molto attenti.

Devo dire che in trent’anni nessuno mi ha mai borseggiato a Roma… Mi hanno scippato a Catania, rubato il cellulare a Copenaghen, la borsa a Lucca. Ma mai a Roma. I casi della vita.

A Roma mi piaceva da morire il giro notturno con zio Pietro in macchina, che malediva in modo fantastico tutti gli altri automobilisti e mi faceva vedere qualsiasi cosa a una velocità straordinaria, senza mai trascurare il monumento a Mazzini, più importante per lui, del Circo Massimo ai suoi piedi.

Siamo stati a Roma questo fine settimana, purtroppo non in tempo per le sardine, il sabato mattina lavoro e siamo partiti troppo tardi.

Abbiamo girellato per campo de’ fiori, cantando col piccolo l’immortale canzone

La rigì la rigì la rigira

La rota e la rotella

Evviva Giordano Bruno

Garibaldi e Campanella!

Abbiamo guardato le luci e gli addobbi di Natale, abbiamo guardato, increduli, le bancarelle chiuse a Piazza Navona che ci hanno dato esattamente la misura del paese e della sua capitale: un mercatino di Natale i cui controlli sulle licenze si fanno DOPO averlo montato.

Insomma, Roma contiene troppa Storia e troppe storie per non amarla, ma sta diventando ogni giorno di più come certi vecchi rimbambiti e incarogniti, dimentichi della loro bellezza, imbambolati alla TV, ai quali vuoi bene per quello che hanno rappresentato a te stessa bambina, ma che a stento ti riconoscono e che quasi ti trattano male perché hai interrotto il programma della D’Urso.

Roma ricorda una versione moderna delle acqueforti settecentesche dove pecore e pastori dormono all’ombra delle grandi rovine.

Chissà in cosa si trasformerà, questa città che pare, di nuovo, alla fine di un pezzo della storia.

Chissà in cosa ci trasformeremo.

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4 risposte a Roma

  1. marcoghibellino ha detto:

    ^________^ fai bresci di cognome o del Chiaro ?

    E quando muoio io non voglio preti,
    non voglio preti e frati né paternosti,
    non voglio preti e frati né paternosti:
    voglio la società dei socialisti.

    E la rigi-la rigi-la rigira,
    la rigira la sempre arditi,
    evviva i socialisti,
    abbasso i gesuiti!

    Hanno arrestato tutti i socialisti,
    l’arresto fu ordinato dai ministri,
    l’arresto fu ordinato dai ministri
    e questi sono i veri camorristi.

    E la rigi-la rigi-la rigira,
    la rigira e mai la sbaglia,
    evviva i socialisti,
    abbasso la sbirraglia!

    La Francia ha già scacciato i preti e i frati,
    le monache, i conventi ed i prelati,
    le monache, i conventi ed i prelati,
    perché eran tutte spie e in ciò pagati.

    E la rigi-la rigi-la rigira,
    la rigira e la ferindora, (*)
    abbasso tutti i preti
    e chi ci crede ancora!

    Ma se Giordano Bruno fosse campato,
    non esisterebbe più neanche il papato,
    non esisterebbe più neanche il papato
    e il socialismo avrebbe già trionfato.

    E la rigi-la rigi-la rigira,
    la rigira e la fa trentuno,
    evviva i socialisti,
    evviva Giordano Bruno!

    E quando muoio io non voglio preti,
    non voglio preti e frati né paternosti,
    ma quattro bimbe belle alla mia barella,
    ci voglio il socialista e la sua bella.

    E la rigi-la rigi-la rigira,
    la rota e la rotella,
    evviva Giordano Bruno,
    Garibaldi e Campanella!
    Nota:

    (*) La “ferindora” potrebbe essere la “faràndola”, danza popolare di origine greca molto diffusa in Provenza durante le feste religiose e profane.

    Strofette anonime, probabilmente di origine anarchica, nonostante il titolo. Il testo, con note esaurienti, si può leggere nel volume “Canti anarchici”, a cura di Leoncarlo Settimelli e Laura Falavolti.
    La versione di Giuseppe Milano è riportata in “Avanti popolo alla riscossa”, e in “Canti e inni socialisti 2”; l’esecuzione del Canzoniere Internazionale in “Gli anarchici” e (in una diversa versione, certamente posteriore, databile intorno al 1917-20) in “Cittadini e Contadini” col titolo “E quando moio io”.
    Con lo stesso titolo sono riprodotte tre registrazioni originali e una versione ricalcata da Leoncarlo Settimelli nel LP allegato al volume “L’ammazzapreti”.

  2. marcoghibellino ha detto:

    vabbhè me ne torno al mio risotto carciofi e salsiccia ( =.= con riso Thai, avevo finito il carnaroli)

  3. Marina ha detto:

    Ah Roma Caput Mundi ci lasciai il Core (4 anni di metro e di Contratti a Termine, affitti alle stelle, Sovraffollamento Di Cristiani e poca Umanità) Capitale Periferica di una grande Periferia ove i Senza tetto non trovano ormai neanche più rifugio alla Stazione Tiburtina). Non ci resta che la Sua Storia Immortale!

  4. marcoghibellino ha detto:

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