La piccola se ne va

Ieri ho salutato una mia studentessa.

Piccola e timida, difficilmente le ho sentito fare qualche commento, intervento, anche chiacchiera qualsiasi.

Sorrideva, da dietro al banco, coi lisci capelli e un sorriso indeciso.

Lascia l’Italia, con i genitori, va a vivere in Germania, dove già da tempo vivono gli zii.

Le ho augurato ogni bene, le ho chiesto di pensarmi al primo mercatino di Natale, al primo fiocco di neve che non si scioglie sulla giacca, al primo tram.

Imparerà un’altra lingua, un’altra scuola, un’altra vita.

Spero che sarà felice.

Che nessuno la tratti mai da straniera, da ladra di lavoro, da Gastarbeiter, da Makaronifresser.

Che trovi, altrove, un’accoglienza diversa da quella che il nostro paese riserva a chi arriva.

Che trovi la sua strada, lei, che vedo così piccola, così potenzialmente tutto.

I miei ragazzi sono così giovani che possono diventare qualunque cosa, sono un’esplosione di ormoni e potenzialità, in una parola vita.

Buona vita piccolina, fai buon viaggio, ti auguro di sentirti presto benvenuta a casa tua.

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