Ho addormentato il mio bambino.

Mi ha chiesto qualche coccola, qualche libro, qualche storia.

Non voleva arrendersi alla fine della giornata, così ogni scusa era buona per rimandare la luce spenta.

Quando il suo respiro si è fatto profondo e regolare sono scivolata via dal suo letto.

Chissà se stanotte verrà nel mio.

Chissà che farà domani.

Non riesco a guardare, non riesco a vedere le immagini sul naufragio e la morte della mamma col suo bimbo.

Non smetto di pensarci però.

La fiducia che deve aver avuto il piccolo.

La disperazione della madre.

E noi qui, impotenti, dall’altra parte del muro.

Perché quello che chiamiamo mare è il peggiore dei muri.

Il più crudele, il più vigliacco, perché uccide al posto nostro, uccide senza sparare, senza guardie di confine, senza filo spinato, check point e mitragliatrici.

Sono innocente vostro onore, io non sapevo, io non volevo, io ho chiuso gli occhi, ha fatto tutto il mare, non l’ho fatto io, non sono stata io.

È stato il mare.

Non io.

Io ero qui, in casa, in macchina, da un’altra parte, io ero al lavoro, ero a fare la spesa, non sono stata io.

Mi deve credere.

È stato il mare.

Non io, io nemmeno vivo lì, io vivo lontano dal mare, figuriamoci dal quel mare.

Per cui non è cipolla mia.

È stato il mare.

Deve credermi.

Vostro onore.

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2 risposte a

  1. AD Blues ha detto:

    Una cosa così terribile che si fatica a credere.
    Eppure è vera, è reale.
    Fa malissimo

    —-Alex

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