Un professore

Ero una ragazzina, alle prese con la scuola superiore, con le materie appassionanti e quelle meno.

In terza iniziò la materia delle materie: la filosofia.

E iniziò con un professore dallo strano aspetto da fumetto, basso, bruttino, con gli occhiali sempre un po’ scuri anche di giorno, l’accento del sud, la scrittura minuta e la battuta feroce.

Si divertiva con noi, quel professore, che ci osservava con la tenerezza e l’amore di chi vede i cuccioli crescere, innamorarsi, fare scemenze, studiare e imparare.

Domani interrogo, stasera in tv c’è Blade Runner, per chi viene volontario si parte da lì.

Fu la nostra prima chiacchierata, io appassionata e stupita della filosofia che iniziavo a studiare (quella fu la prima interrogazione in assoluto), lui guida sapiente dei pensieri. Da una domanda alla successiva si srotolava il filo delle cose e prendeva senso, il puzzle acquistava pezzi, il disegno si vedeva grande.

Questo era in grado di fare, il professore.

Mettere insieme i tasselli, farci capire che una nozione non era mai da sola, non era neanche una perla di una collana, ma ogni cosa ne incastrava un’altra, in mille direzioni, incontrandola storia, l’arte, le scienze, la letteratura.

Con lui il bosco si chiariva, il quadro si illuminava.

Che lingua parlava in pantofole Federico II? E quali altre lingue parlava? E perché?

Le domande non erano mai dirette, suggerivano un cammino da percorrere per capire altro rispetto alla semplice risposta.

Ci lasciò dopo due anni, perché aveva finalmente vinto il dottorato che tanto desiderava.

Ma ci scrivemmo a lungo, lettere e cartoline, in quell’epoca prima di internet quando le lettere viaggiavano in buste.

Poi ci si perse di vista, dopo qualche anno la notizia di un ictus, era tornato in Calabria e lo sapevo bibliotecario nel suo liceo.

Infine, dal giornale, la notizia della morte, notizia dolorosa e incredibile e ingiusta.

E quello che rimane sono i ricordi di un uomo straordinario, che abbiamo amato, temuto, seguito, ascoltato.

Rimangono i grandi della filosofia che ci ha fatto amare, e pure quelli che considerava insopportabili tromboni, le sue battute, la sua felicità nell’entrare in classe.

Rimane la voglia di usare quello che ci ha insegnato per cercare di vedere sempre il disegno oltre le piccole cose, il meccanismo dietro la superficie.

E un senso di profonda gratitudine, per le lacrime ascoltate e per quelle asciugate.

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2 risposte a Un professore

  1. pensierini ha detto:

    Wow. Irraggiungibile.

  2. marcoghibellino ha detto:

    Hai avuto fortuna di avere un professore così , che insegnava LA Filosofia , ovvero ” come si fa a pensare ” e non la semplice storia della filosofia ahimè

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