Che lunga notte…

Ci aspetta una notte ancora lunga e brutta, incarognita dalla paura, fomentata dalla cattiveria, incoraggiata dall’egoismo.

C’è tanto da lavorare.

C’è da costruire, in mezzo alla civiltà distrutta, da ripartire, da lavorare.

Da pensare a una sinistra che ritrovi il suo ruolo e il suo posto fra la gente, che abbandoni l’ombelico degli interessi particolari per ritrovare il cuore, l’orizzonte, la speranza.

Speranza che non incarna più da troppi anni, cuore che non batte insieme agli ultimi, orizzonte troppo basso per volare.

A scimmiottare la destra poi vedi che la gente la spingi nelle braccia dell’originale.

C’è un progetto interrotto, un sogno infranto per tutta l’Europa, quello di un’unione di popoli, non accozzaglia di stati, quello di cittadinanza reale, non di sudditi e sovrani.

E c’è un’Europa che si sbriciola davanti alla paura di qualche barcone pieno di gente disperata, invasori bambini, invasori ragazzi, torturati, sfiniti, distrutti, ai quali non riusciamo a tendere una mano.

Le colpe dei malgoverni traformate in zavorre per quelle barche.

Sei povero? Disoccupato? Solo? La colpa è di chi arriva.

Perché o alle persone dai speranza o diventano belve feroci.

Mettiamoci al lavoro, la notte è lunga, si passa solo insieme.

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