La luce nella stalla

Succedeva, la sera, di vedere la luce nella stalla.

Segno che Gigi, o Santina o entrambi, erano dalle vacche, a mungere, a cambiare il letto, a distribuire fieno.

E la luce accesa era un segnale di lavoro, di latte, di fatica, di vita.

La mattina d’estate, o i giorni che ero a casa da scuola, il mio compito era andare a prendere il litro di latte da Santina.

Latte preso dal secchio col misurino da mezzo litro d’alluminio, latte denso e vero, latte generoso e grasso, da far bollire e rubare di nascosto la panna venuta a galla, a cucchiaiate piene di morbida delizia.

Da tanti, tantissimi anni, bevo latte parzialmente scremato a lunga conservazione, da anni l’ultima mucca non è stata rimpiazzata, da anni non vado più, la sera, con Sonia, nella notte di lucciole gialle, fino a Popolo a portare alla centralina del latte il secchio munto di fresco.

Ero piccola, quando facevo queste cose, anche farneta lo era.

Il mondo era scandito dagli anni di scuola e le vacanze nel mezzo.

I pomeriggi erano tutti nostri, fatti di pallone, bicicletta, presse di fieno nel campo sopra casa, grano ad asciugare d’estate, stufa accesa d’inverno.

Il tempo era mio e di nessun altro.

E la luce nella stalla il segno che tutto andava bene, tutto andava come doveva andare.

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Una risposta a La luce nella stalla

  1. donnaallospecchio ha detto:

    ho vissuto le tue stesse esperienze nella masseria del villaggio dove ho la casa al mare. Da piccolina andavo anche io a prendere il latte appena munto e bollito, ricordo il calore di quella bottiglia rigorosamente in vetro, la panna, il sapore di quel latte. E gli odori, e il gallo che cantava (allora non c’erano cittadini idioti che facevano causa a un gallo perchè il suo chichirichi li disturbava) E anche io per anni ho preso il latte scremato e adesso addirittura di capra perchè quello vaccino non lo digerisco più. E i pulcini, e le uova calde appena sfornate, .E le figle della massara, di qualche anno più grandi di me, che mi facevano giocare. mamma che ricordi

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